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Sanremo 2026, Dargen D'Amico: "Sono un sognatore nel mio cinismo"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il poliedrico artista si presenta al Festival per la terza volta: il brano si intitola AI AI mentre nella serata dei duetti eseguirà Su di Noi con Pupo e Fabrizio Bosso. Il disco in uscita invece è stato ribattezzato Doppia Mozzarella. L'INTERVISTA

Dargen D'Amico si presenta all’Ariston per la terza volta con il brano AI AI. L’artista torna a dunque al Festival di Sanremo (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI) a due anni di distanza dall’ultima volta, portando con sé il suo carisma e il suo stile musicale unico. La sua sarà la terza partecipazione al Festival della Canzone Italiana, dopo quella nel 2022 con Dove Si Balla, diventata una vera e propria hit che ha raggiunto per ben sette volte la certificazione di Disco di Platino, e quella nel 2024 con Onda Alta, a oggi Disco di Platino. Nella serata dei duetti (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO)  proporrà Su Di Noi insieme a Pupo e a Fabrizio Bosso.

Dargen porti all'Ariston il brano AI AI che tratta un tema di grande attualità: scelta coraggiosa!

È un brano scritto a puntate, l'idea ha due anni poi nel tempo si è stratificata la canzone; alla base c’è un grosso dubbio su cosa accadrà quando la macchina prenderà il controllo. L'Intelligenza Artificiale è entrata nelle nostre vite ma in Italia non c'è un dibattito sui rischi che comporta. Penso ai giochi per bambini che contengono ChatGPT all'interno con il rischio di hacker che potrebbero inserirsi. Già negli anni Settanta la macchina cominciava a entrare nell'arte. Onestamente non so dirti se lo avrei messo nel disco anche se siamo stati legittimati dal Presidente della Repubblica che ci ha ricevuto al Quirinale.

L'album in uscita si intitolerà Doppia Mozzarella: titolo curioso.

Perché finite le canzoni c'era un brano che lo citava e mi è sembrato il titolo giusto. Oggi non siamo più padroni dei nostri bisogni e crediamo che acquistare di più sia una soluzione ma poi siamo più insoddisfatti di prima. Quindi ci ho lavorato con i miei amici per avere del tempo da dedicare alla vita in studio. Sarà l'ultimo disco prima dell'AI... a proposito a chi apparterranno i diritti nel mondo AI? Io ho provato a scrivere dei testi ma è troppo pulita e netta: non permette gli errori nella scrittura che mi piacciono. L'esperienza di questo disco volevo godermela, che fosse qualcosa di importante a livello personale, volevo avesse un significato almeno per me, c'è tutto quello che volevo.

So che ci sarà anche un documentario in pillole che verrà declinato sui tuoi social.

Il brano nasce dal mancato terreno critico riguardo all'AI in Italia: ho interpellato specialisti che se ne occupano per rappresentare tre macro temi: il futuro della creazione artistica, il rapporto uomo-macchina con le evoluzioni della tecnologia e infine, da sognatore, la salute ovvero se la Sanità diventerà davvero democratica perché oggi c'è chi può accedere alle cure e chi no.

Nella serata di venerdì farai Su di noi insieme a Pupo e a Fabrizio Bosso: perché questa scelta?

È un duetto anzi in terzetto con Enrico e Fabrizio; inizialmente avevo scelto un artista che da ragazzo avevo visto esibirsi a Sanremo con un brano nostalgico che richiama la prima strofa del brano ma era già stato preso da un collega. Quindi nella chat abbiamo identificato un altro nome poi ho letto una sua intervista che non ci sarebbe mai andato salvo poi saperlo lì con un altro artista.

Buona, anzi: migliore la terza, insomma.

Ho pensato di lanciare un messaggio: musiche da ambienti e culture provenienti da luoghi diversi e fare una sintesi della convivenza, ma non era facile convincere un big a darmi un pezzo e farlo rimaneggiare. Ascoltata una strofa, Carlo Conti mi ha suggerito Pupo che ha accettato sulla carta, come anche Fabrizio Bosso. La musica nasce dalla paura di stare intorno a un fuoco perché non sapevamo se sarebbe arrivato il giorno dopo: abbiamo tante cose in comune più di quelle che ci distinguono. Ho scoperto nuove sonorità di brani del passato tra cui quello di Pupo e dunque la scelta è stata utilizzare la musica per unire e non per dividere.

In AI AI citi il Vangelo: perché una incursione nella fede?

L'uomo si è già fatto domande e dato risposte però ci chiediamo come annullare dei conflitti mentre ne generiamo ogni giorno. Il Vangelo dovrebbe portare la verità e finché possiamo parliamone prima che diventi post verità. Fino a quando potremo fidarci di quello che vediamo? Con l'AI tutto, pensa a quel video della Polizia di Stato pubblicato di recente. Potrebbe essere falso.

Torni in Rai dopo due anni di ostracismo: provi rancore?

Non ho niente contro la Rai, sarebbe come avercela con un ministero. Non avevo grosse speranze che prendessero il brano, peraltro scritto in momenti diversi e senza pregiudizi. È diventato attuale perché parla di AI, a Sanremo devi essere coerente e sincero con te stesso. Nessuno mi ha mai detto cosa dovevo dire poi però, quando ho parlato, non mi hanno chiamato più in Rai per due anni.

AI è sinonimo di complicazione?

Potremmo avere una vita più semplice, per me andrebbe utilizzata solo per questioni di vita o di morte, poi sono conscio che è dappertutto ma io ne farei a meno. Dovremmo stimolare un po' di più la vita creativa.

A proposito di creatività sulla cover di Doppia Mozzarella ci sono due matite: la rappresentano?

La matita è artigianalità. Il mio è un mondo rispettoso dei diritti degli altri, sarebbe il mondo dove vorremmo vivere tutti. Gli oggetti che teniamo in mano, tipo cellulari e tablet, ci hanno tolto lo spirito critico.

Essendo la tua terza volta a Sanremo: ti senti più rilassato?

Non è ancora zona di comfort, è come essere nudo in una pubblica piazza. Il Festival è molto legato al momento in cui va in scena. Le precedenti partecipazioni sono state diverse, per il clima storico e perché ero diverso io. Non saprei dirti come sono andate le cose, non so quale sia stato il mio ruolo in quei momenti.

Che ricordi hai di Sanremo da telespettatore?

Ricordi molto belli, io la musica la vivo da ascoltatore ma quando prendi una decisione devi seguirla fino in fondo con le tue responsabilità. Da bambino ricordo Stefano Borgia al festival nel 1989 col brano Sei Tu: un verso diceva "fammi addormentare sopra il tuo seno" ed era molto forte e mi aveva colpito. Poi penso alle presenze di Enzo Jannacci e Renato Zero.

Per il clima politico che c'è pensi che oggi sia più complicato dire su quel palco "cessate il fuoco"?

Oggi lo reputo più semplice. Io non mi sono dimenticato dello scempio che fanno le istituzioni russe, ma non dimentico neanche che come Stato italiano siamo complici del genocidio a Gaza. La musica deve farci sentire parte di un qualcosa di più profondo, deve attivare sorellanza e fratellanza. A musica, arte e sport bisogna affidare un senso di speranza perché è oggi faticoso trovare qualcosa di solido cui aggrapparsi.

Infine ti chiedo il senso cinematografico dei tuoi testi e in che cosa ti senti un sognatore?

Lo prendo come un complimento. Ho l'abitudine di descrivere fotografie che mi rimangono impresse. Il sogno non fa distinguere la realtà dalla finzione, in quella fase sono il primo a sostenere che non si riesce a discernere. Sono un sognatore nel mio cinismo.

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