Tom Noonan morto a 74 anni: da Manhunter a Heat, il volto dell’ombra

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

©Getty

È morto a 74 anni Tom Noonan, caratterista iconico del cinema tra anni ’80 e 2000: serial killer in Manhunter, Frankenstein in Scuola di Mostri, hacker in Heat e presenza inquieta nel cinema di Charlie Kaufman. Dalla scena Off-Broadway alle collaborazioni con Michael Mann, Sean Penn e Todd Haynes, il ritratto di un interprete unico capace di trasformare la marginalità in protagonista

Tom Noonan, l’uomo che abitava i margini del cinema

Il cinema spesso ricorda i protagonisti e dimentica le presenze.
Poi scompare un attore come Tom Noonan e ci si accorge che molti film che credevamo di conoscere erano abitati soprattutto da lui.

È morto il 14 febbraio, a 74 anni. La notizia è arrivata attraverso il regista Fred Dekker, che lo aveva diretto in Scuola di Mostri.
Una carriera attraversata senza mai occupare il centro dell’inquadratura — e proprio per questo impossibile da spostare dalla memoria.

L’attore che portò il silenzio nell’horror moderno

Per una generazione cinefila il suo nome coincide con un volto: Francis Dollarhyde.

In Manhunter – Frammenti di un omicidio (1986) di Michael Mann — primo film con Hannibal Lecter sullo schermo — Noonan costruì uno dei serial killer più disturbanti mai apparsi al cinema. Non perché urlasse, ma perché sembrava già rotto dentro.

Dollarhyde non è un mostro: è un uomo che tenta disperatamente di diventarlo.

Michael Mann capì immediatamente che la sua fisicità (quasi due metri di altezza) poteva essere utilizzata in modo opposto alla spettacolarità: renderla fragile.
Il risultato fu un antagonista tragico, malinconico, quasi romantico nella sua deformità morale.

Molti anni dopo, l’immaginario dei serial killer cinematografici avrebbe virato verso l’estetizzazione.
Dollarhyde invece restava umano — e per questo terrificante.

Il Frankenstein più dolce degli anni ’80

L’anno successivo cambiò completamente registro.

In The Monster Squad – Scuola di Mostri divenne Frankenstein.
Non una creatura gotica: un bambino gigante, spaesato.

Dekker lo ricordò così:

La sua interpretazione è uno dei momenti più alti della mia filmografia

Il trucco di Stan Winston era perfetto, ma senza Noonan sarebbe stato solo lattice.
Lui portò empatia.

Negli anni ’80 Hollywood produceva mostri da merchandising.
Noonan restituì il mostro alla sua malinconia originaria.

Il cinema d’azione: il cattivo che non voleva esserlo

La sua statura lo rese inevitabile nel ruolo di villain:
RoboCop 2
Last Action Hero
Heat – La sfida

Eppure nei film d’azione Noonan faceva qualcosa di insolito: non dominava la scena, la inclinava.

In Heat interpretava Kelso, l’hacker paranoico.
Accanto a De Niro e Pacino, non cercava di competere.
Sembrava provenire da un altro film — più nervoso, più fragile, più reale.

Ed è esattamente ciò che Michael Mann voleva: una crepa nel mito del professionismo.

Dal teatro alla scrittura: l’attore che osservava gli imbarazzi

Prima del cinema c’era stato il teatro Off-Broadway, con Buried Child di Sam Shepard.
E il teatro rimase sempre la sua grammatica segreta.

Negli anni ’90 scrisse e diresse:

  • What Happened Was…

  • The Wife

Film minimi, imbarazzanti nel senso più puro: raccontavano appuntamenti, silenzi, incapacità emotive.

Il contrario di Hollywood.
Per questo oggi appaiono modernissimi.

L’incontro con Charlie Kaufman: l’uomo perfetto per l’assurdo

Se esisteva un attore destinato all’universo di Charlie Kaufman, era lui.

In Synecdoche, New York interpretò Sammy Barnathan: un uomo che spia un altro uomo fino a diventarlo.
Un ruolo che sembrava scritto sulla sua presenza: inquietante e tenera insieme.

Più tardi partecipò anche a Anomalisa.
Nel cinema di Kaufman, dove l’identità si dissolve, Noonan funzionava come una coscienza materiale.

Non recitava il disagio esistenziale.
Lo incarnava.

Il caratterista come protagonista segreto

Nel corso della carriera lavorò con:

  • Sean Penn (La promessa)

  • Todd Haynes (La stanza delle meraviglie)

  • Michael Mann

  • Charlie Kaufman

Eppure non divenne mai una star.

Perché Noonan rappresentava un’altra funzione: il cinema lo usava per suggerire profondità.
Quando appariva, significava che sotto la superficie del film esisteva qualcos’altro.

Un sottotesto umano.

Televisione e ultimi anni

Parallelamente al cinema partecipò a molte serie — da X-Files a Damages — portando sempre la stessa qualità: una presenza che sembra conoscere un segreto.

Non era il personaggio misterioso.
Era qualcuno che aveva già vissuto dopo la storia.

Perché Tom Noonan resta

Nel cinema contemporaneo gli attori caratteristi stanno scomparendo: sostituiti da volti intercambiabili, più funzionali al marketing che alla memoria.

Noonan apparteneva all’epoca in cui un attore poteva essere ricordato per pochi minuti di scena.

Non riempiva il quadro: lo contaminava.

Ogni film in cui appariva diventava leggermente più reale — e leggermente più triste.

Forse perché i suoi personaggi sembravano sempre chiedere scusa di esistere.

Ed è per questo che il pubblico non li ha mai dimenticati.

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