Sanremo 2026, Tredici Pietro: "Noi umani dobbiamo sbagliare per migliorarci"
MusicaL'artista bolognese per la prima volta al Festival col brano Uomo che cade. Nella serata dei duetti proporrà Vita insieme a Galeffi, Fudasca & Band. L'INTERVISTA.
Tredici Pietro sarà per la prima volta in gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI) col brano Uomo che Cade. L’inedito è scritto da Tredici Pietro insieme ad Antonino Dimartino. La musica è di Antonino Dimartino e Marco Spaggiari. È prodotto da Vanegas; la produzione aggiuntiva è di Giovanni Pallotti, Fudasca, Sedd e Montesacro. Uomo che Cade fonde influenze hip hop, R’n’B e cantautorali, dando vita a un arrangiamento dal groove raffinato. Le strofe, costruite su accordi intensi dal gusto retrò, si alternano a un ritornello aperto e luminoso, capace di evocare una leggerezza che amplifica il tema profondo del brano. Il brano racconta il percorso della vita come un movimento continuo, fatto di ricerca, cadute e ripartenze. Uomo che Cade esplora la naturale ricerca dell’essere umano, quella spinta a non accontentarsi mai e a rimettersi costantemente in gioco, cadendo e ricominciando in un ciclo che è parte integrante dell’esistenza. Nella serata dei duetti (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO) Tredici Pietro proporrà Vita accompagnato da Galeffi, Fudasca & Band. Infine il 27 gennaio uscirà la versione deluxe dell'album Non Guardare + Giù.
Pietro, partiamo dal tuo debutto a Sanremo col brano Uomo che cade: come è nata la canzone?
L’ho scritto e composto con Antonino Di Martino e Vanegas tra maggio e ottobre 2025, in due grandi sessioni. Sanremo alza il livello. La canzone ha la pretesa di dire che la fallibilità deve essere messa al centro rispetto allo stato performativo. Noi umani dobbiamo sbagliare per migliorarci: se guardi in su, vedi un uomo che precipita e abbini l’immagine, per fare un esempio, ai campioni dello sport — anche i vincenti hanno perso più di quanto hanno vinto.
Insomma arrendersi mai?
È inevitabile cadere e sentirsi falliti, ma bisogna non fermarsi poi nell’immobilità. Chi cerca di salire le scale della vita prima o poi cade e dunque ribadisco l’importanza di mettere al centro la fallibilità: noi conosciamo le nostre ombre e vediamo oro in quelle altrui anche quando non c’è. Accogliamo depressione e sofferenza: ecco perché nello sbagliare non c’è nulla di male.
Nel titolo, Uomo che cade, mi ha incuriosito che non c’è l’articolo: né un uomo né l’uomo. Perché?
Esatto. È una scelta consapevole perché in questo modo uomo diventa umano e non è solo il maschio. Umano che cade non stava né nella metrica né nel titolo: è l’essere vivente che cade. Siamo tutti noi, maschio o femmina, giovane o vecchio. L’importante non è tanto l’uomo quanto la caduta, che è un gesto apparentemente passivo ma figlio dell’aver provato a fare qualcosa.
La sensazione dopo il preascolto è di una canzone circolare: tu che hai fatto il liceo classico ti ricorda un po’ il “tutto scorre” di Eraclito?
L’immagine è proprio quella della circolarità, hai colto. Il brano si eleva fino a tornare all’inizio del cerchio: è un loop.
Porterai nella serata cover Vita, un brano di tuo padre Gianni, e ci riporta un’epica versione sua con Lucio Dalla: mi spieghi la scelta e l’emozione?
La canterò con la mia band e aggiungo che con loro vado anche in tour. Oggi il sistema band non è più automatico, magari sul palco hai i turnisti, ma non è questo il mio caso. Mio padre è molto sanremese, l’alternativa era Bologna by Night. È bello onorare le mie radici: sono state piantate e ora bisogna costruire. Il brano è talmente stiloso, anche per il genere ritmato un po’ funk e un po’ disco, che lo rispetteremo tanto pur avendo cambiato alcune cose.
Uomo che cade segna anche un continuum con Non Guardare + Giù, il tuo disco uscito nel 2025.
Il brano nasce dopo l’uscita del disco. Ora sto andando in una nuova direzione. Tornando all’Ariston voglio onorare mio padre nel posto più degno. Dal 2014 al 2018 facevo il rapper e la notizia di chi è mio padre è uscita. Pensa che stavolta, quando è stato annunciato in TV che sarei andato in gara al Festival, dopo venti secondi ero già concentrato sulla cover. Avere il riconoscimento di Fabri Fibra è stato il vero sdoganamento. Voglio che la gente sappia che Gianni Morandi è il mio babbo e io sono fiero di lui. E spero lui di me.
Uomo che cade ha una forte sottolineatura nostalgica: i fogli da bruciare che citi nel testo cosa tolgono da te o cosa lascia quella cenere?
C’è una nostalgia d’amore, ma un gentiluomo non parla mai dei suoi amori passati, mi hanno detto.
Hai dedicato una canzone alla verità e anche in Galleggiare ne parli: ti senti un quasi trentenne in un mondo dove la verità ha perso il suo valore fondante?
Assolutamente sì. Oggi il vero e il falso non esistono più, tutto è smentibile, anche se per me esistono ancora il bianco e il nero. Io li distinguo in tutto ciò che porta vita e porta amore. Però siamo in un momento… sballottante.
Hai spesso parlato di una nuova generazione che guarda più dentro di sé che all’American Dream: al Festival siete rappresentati?
Ero con un amico e collega qualche giorno fa e mi ha raccontato che era stato a pranzo in famiglia e sua nonna gli ha fatto notare che ci sono tutti i suoi amici a Sanremo: io, Nayt, Sayf, Fulminacci. Finalmente il ciclo si sta compiendo e sai cosa significa? Che ora siamo noi quelli da battere — ed è un gran problema perché ci sono quindicenni bravissimi che ci odiano e io sto con loro!
I tuoi testi parlano a una generazione: ti senti il cantore di chi si sta avvicinando ai trent’anni?
Assolutamente no, non mi sento il rappresentante di una generazione.
La tua collaborazione con Di Martino?
È un artista completo, in studio ero catturato dalla sua energia. Abbiamo due mondi distantissimi, con due tecniche che non si accavallano ma sono complementari. Fatico a parlarne come si fa con i geni. Questo brano è il nostro naturale punto di incontro.
Il 27 febbraio uscirà la versione deluxe di Non Guardare + Giù e poi che accadrà?
Alcune cose non posso dirle, ma finalmente tornerò in studio: sono lontanissimo dalla progettualità di un nuovo disco, ma sul telefono ho tanti spunti che ogni mattina guardo e modifico. E poi ci saranno concerti.