Sanremo 2026, Bambole di Pezza: "Sorellanza è passare da un garage al palco dell'Ariston"
MusicaLe cinque artiste saranno in gara col brano Resta con me, una ballad Rock intensa e ricca di riferimenti sociali e umani. Nella serata dei duetti saranno insieme a Cristina D'Avena col brano Occhi di Gatto. L'INTERVISTA
Resta con me non è una canzone d’amore. E’ un invito umano alla presenza, alla connessione, all’unione. Una power ballad che tiene insieme forza e fragilità, usando la vocazione rock come linguaggio di verità. Con questo brano le Bambole di Pezza partecipano tra i Big al Festival di Sanremo 2026 (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI). Nella serata dei duetti (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO) proporranno Occhi di Gatto insieme a Cristina D'Avena. In una carriera segnata da una attitudine che fonde ribellione e femminismo in un’unica miscela esplosiva, la band rappresenta l’immagine delle donne nel rock: chi sceglie strumenti, palco e voce senza chiedere permesso, chi si riconosce in un percorso senza scorciatoie, fatto di scelte controcorrente e identità difesa a colpi di musica suonata.
Partiamo da Resta con Me, il brano col quale affronterete Sanremo 2026. come me lo presentate?
E' un brano in cui il resta con me è sorellanza perché è grazie a questa sorellanza, che per altro ci porta a essere l'unica band a Sanremo, che abbiamo scoperto, vivendo, quanto sia importante per tenere duro e raggiungere obiettivi importanti. Siamo la prima band femminile su quel palco, quindi sentiamo impegno e responsabilità. Ci presentiamo al pubblico mainstream per portare il messaggio che l'unione è il modo migliore per affrontare momenti difficile e un po' folli come questo. La parola giusta è unione, ci vuole coraggio per restare insieme in un momento storico come l'attuale. E' un richiamo al valore dell'umanità, al non essere isole, al guardarsi attorno e valutare il potere di restare unite di fronte alle difficoltà.
In occasione dei pre-ascolti in parecchi hanno trovato il vostro pezzo troppo morbido rispetto alla vostra storia, poco Rock e appena ballad rock. Come replicate?
Quando la abbiamo ascoltata la abbiamo sentita come la canzone giusta. C'era la volontà di cimentarci in un up tempo. Il primo disco delle Bambole di Pezza contiene ballad, le ballad rock hanno sempre fatto parte della nostra storia. Ci definiscono punk ed estreme ma è la nostra natura che ci rende ribelli a un sistema, è l'attitudine. Qualunque cosa viene bambolizzata. Ci sentiamo libere di fare il folk a nostro modo.
Nella serata delle cover portate Occhi di Gatto con Cristina D'Avena: anche questa scelta ha stupito.
E' una versione bambolizzata, Cristina è meravigliosa, si è dimostrata una sorella con una forte idea di sostegno alle donne. Lei ci ha chiesto più rock. Ci sarà anche una sorpresa. E poi è super Punk fare una sigla dei cartoni animati. Per noi Occhi di Gatto è il ricordo dell'infanzia che unisce tutti. Il cartoon è fantasia e ci permette di essere sfaccettate, è la leggerezza e l'allegria che abbiamo noi di giocare con le bambine che vengono ai concerti. Sarà una ballad rock costruita per divertirci.
Sanremo vi catapulterà nel mainstream: ci avete riflettuto?
Abbiamo iniziato a parlarne tra di noi già due anni fa, ragionando anche su come fare. L'importante è avere dietro una gavetta e trasmettere una crescita: la nostra storia è da un garage al parco di Sanremo.
Come caratterizzerete la vostra presenza sul palco?
Con cinque donne è cara la tematica femminile in tutte le sue sfaccettature. Affronteremo la violenza sulle donne anche in seguito nei concerti. Essere unica band femminile su quel palco è già tantissima rosa.
Che mi dite del testo di Resta con Me?
Racconta di una donna che dice...ho camminato sola ma ora tu resta con me in questo momento difficile: è quell'urlo che invoca aiuto. Negli anni Settanta il ruolo delle donne pacifiste è stato importante e ora siamo pronte per scrivere altri importati capitoli.
Come vi presenterete sul palco?
L'unione tra di noi è molto bella, il rock passa anche dalla moda. Sorprenderemo da outsider e vorremo farlo vedere bene.
I vostri sogni?
Il primo è quello di poter essere musiciste che non è associato a grandi fortune ma è il sogno a occhi aperti che portiamo avanti. La gavetta porta a tante porte in faccia ed è un gioco di mollare e riprendere e rimollare e ririprendere, ogni mese è una sfida verso se stessi.
Bambole di Pezza: come nasce il nome?
E' un oggetto artigianale cucito a mano, fatto anche di scarti, ha la grettezza materica che si contrappone alle bambole fatte in serie. Noi siamo cucite insieme per avere una seconda vita, è il nostro patchwork. Il nostro esempio sono le Ryot Girl, un movimento di nicchia nel periodo del Grunge che portava messaggi molto forti. Quindi donne emancipate, libere e femministe.
Vi sentite di ispirazione per le giovani generazioni?
Speriamo che un mucchio di ragazzine dica...ora lo faccio anche io. Il valore della sorellanza va coltivato anche se non è semplice. Sta alla nostra intelligenza e forza interiore superare i problemi, tra noi c'è molto dialogo. E anche molti litigi.
Visti i vostri testi e trascorsi temete censure? Considerato anche quello che è accaduto ad Andrea Pucci?
la censura arriva dall'alto e ti impedisce di esprimerti, la contestazione arriva dal popolo e va ascoltata. Le comunità Lgbt+ vanno ascoltate, sono persone che pagano le tasse e lavorano e dunque meritano ascolto. Ci spiace per Andrea Pucci ma sottolineiamo che la censura parte dall'alto e non dal basso.
In caso di Eurovision quale è la vostra posizione?
Siamo combattenti e nel caso parteciperemo. Ci riconosciamo sulle difficoltà professionali, oggi più che mai c'è bisogno di parlare di unione.
Che accadrà dopo il Festival?
Faremo un tour post Sanremo, debutteremo il 15 aprile da Milano. Siamo pronte per infinite date.