Festival di Sanremo, le 20 canzoni immortali che non hanno vinto. FOTO
Il Festival di Sanremo non si vince solo con il trofeo. Spesso la vera "classifica del tempo" premia chi arriva ultimo, chi viene scartato o chi si ferma a un passo dal podio. Da Vasco Rossi che abbandona il microfono nel 1983 a Tananai che festeggia l'ultimo posto, la storia dell'Ariston è piena di "sconfitti" diventati leggenda. Abbiamo selezionato xx brani che hanno trasformato un piazzamento anonimo in un successo eterno
Vasco Rossi – Vita Spericolata (1983) Vasco arriva all’Ariston quasi per caso, stropicciato e fuori contesto. Canta di una vita che non vuole orari, ma il Festival è ancora quello delle giacche stirate: finisce penultimo. Prima che la base finisca, appoggia il microfono e se ne va, lasciando che la musica continui da sola mentre lui è già altrove. Quella sera non ha vinto un premio, ma ha trovato le parole che un’intera generazione stava cercando. Oggi è un inno nazionale, la prova che il tempo dà ragione a chi ha il coraggio di essere spettinato
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Toto Cutugno – L’italiano (1983) È il 1983 e Toto Cutugno presenta un brano destinato a diventare il manifesto dell'identità nazionale. Nonostante l'enorme potenziale, le giurie lo fermano al quinto posto, preferendo "Sarà quel che sarà" di Tiziana Rivale. "L'italiano" inizia una scalata globale senza precedenti, vendendo milioni di copie e trasformandosi in un inno cantato in ogni angolo del mondo. Una sconfitta formale che ha dimostrato come il voto popolare e la longevità di un brano valgano molto più di un trofeo di cristallo all'Ariston
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Adriano Celentano – Il ragazzo della via Gluck (1966) Celentano porta un pezzo che parla di cemento e prati che spariscono proprio quando l'Italia sogna solo il boom economico. Viene eliminato subito, senza nemmeno vedere la finale. Eppure, mentre i vincitori di quell'anno sbiadivano, la sua via Gluck diventava un pezzo di storia d’Italia. Non serviva il podio per capire che quella canzone avrebbe cambiato la musica popolare: bastava ascoltare quel senso di nostalgia che ancora oggi colpisce chiunque l’ascolti
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Mia Martini – Almeno tu nell'universo (1989) Mimì torna dopo anni di silenzio forzato e cattiverie gratuite. Quando canta, l'Ariston si ferma. Finisce nona, ma è un piazzamento che non significa nulla: la sua interpretazione è talmente alta che la giuria deve inventarsi un premio su misura per lei. Quella canzone non ha vinto Sanremo, ha vinto contro l'oblio. Resta una delle vette inarrivabili della nostra musica, un momento di verità assoluta che non ha mai avuto bisogno di medaglie d'oro
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Anna Oxa – Un’emozione da poco (1978) Si presenta con un look punk, capelli corti e uno sguardo che sfida la platea. È il 1978 e Anna Oxa sembra arrivare dal futuro. Arriva seconda, ma è lei la vera scossa elettrica dell'edizione. Con un brano di Ivano Fossati, spazza via anni di polvere sanremese. Non vince la gara, ma cambia per sempre l'immagine della donna sul palco: libera, trasformista e padrona della propria voce. Un debutto rimasto scolpito nella memoria visiva del Paese
Zucchero – Donne (1985) Zucchero prova a portare il blues a Sanremo e il risultato è un ventunesimo posto che sa di bocciatura totale. Ma la strada ha orecchie più fini delle giurie: in poche settimane il ritornello è ovunque. "Donne" diventa il brano che lancia una carriera internazionale, dimostrando che a volte bisogna scendere in fondo alla classifica per trovare la spinta giusta. Lo stile sporco di Zucchero non cercava il consenso dei tanti, cercava il ritmo, e lo ha trovato
Luigi Tenco – Ciao Amore Ciao (1967) La storia più dolorosa del Festival. Tenco canta l'addio alla terra e la fatica di chi emigra, ma viene escluso dalla finale. La tragedia che segue trasforma quella canzone in un testamento. "Ciao Amore Ciao" non era un pezzo da competizione, era un grido di onestà che il sistema dell'epoca non ha saputo gestire. Oggi risuona ogni volta che si parla di musica vera, quella che non scende a patti con lo spettacolo e parla alla pancia della gente
Matia Bazar – Vacanze Romane (1983) Un pezzo di un'eleganza siderale che unisce i synth alla melodia retrò. Arrivano quarti nell'anno di Vasco e di un Sanremo che stava cambiando pelle. La voce di Antonella Ruggiero vola altissimo, ma la giuria preferisce canzoni più semplici. Il tempo però è stato galantuomo: oggi "Vacanze Romane" è considerata un capolavoro assoluto di stile, una cartolina di una Roma eterna che non invecchia mai, proprio come questo brano
Lucio Dalla – 4/3/1943 (1971) Dalla deve cambiare il titolo e alcune frasi del testo per colpa della censura dell'epoca. Arriva terzo, ma la sua storia di riscatto e di vita ai margini conquista tutti. È il brano che lo lancia definitivamente nell'olimpo dei grandi. Non ha vinto il Festival, ma ha regalato all'Italia un pezzo di poesia popolare che attraversa le generazioni. Un terzo posto che brilla molto più di tanti ori che abbiamo già dimenticato
Mango – Lei verrà (1986) Una voce incredibile, capace di fare cose impossibili. Mango arriva quattordicesimo, un piazzamento assurdo per la bellezza del brano. Eppure la canzone diventa un successo enorme, imponendo uno stile unico che fondeva suoni mediterranei e pop colto. La sua sconfitta a Sanremo è stata solo un dettaglio tecnico: la vera gara l'ha vinta succesivamente, restando un classico che nessuno è mai riuscito a imitare davvero
Patty Pravo – E dimmi che non vuoi morire (1997) Patty torna con un pezzo scritto per lei da Vasco Rossi. È magnetica, algida e bellissima. Finisce ottava, tra l'incredulità di chi aveva sentito il teatro tremare durante la sua esibizione. Vince il Premio della Critica, ma è una magra consolazione per un capolavoro assoluto. Patty ha dimostrato che non serve vincere per essere la regina: le è bastato uno sguardo e quella melodia noir per prendersi l'immortalità artistica
Giorgia – E poi (1994) Nelle Nuove Proposte del 1994 brilla una ragazza con un'estensione vocale fuori dal comune. Finisce settima, un risultato oggi incredibile se si pensa alla carriera che è nata da lì. "E poi" è diventata subito un classico, la prova che quando il talento è così cristallino, la posizione in classifica diventa l'ultimo dei dettagli
Rino Gaetano – Gianna (1978) Con il cilindro e l'ukulele, Rino porta lo sberleffo sul palco. Arriva terzo, ma "Gianna" la cantano ancora tutti. Rino non voleva vincere, voleva divertirsi e prendere un po' in giro l'istituzione Sanremo. C’è riuscito benissimo, lasciandoci un brano che è un’esplosione di libertà e che continua a far ballare l’Italia a ogni festa
Andrea Bocelli – Con te partirò (1995) Finisce quarto e quasi nessuno in quel momento capisce di essere davanti a un futuro fenomeno mondiale. Mentre la gara seguiva i suoi binari, Bocelli stava per iniziare una scalata internazionale senza precedenti. La prova che l'Ariston può essere un trampolino immenso per chi ha una voce destinata a superare ogni confine
I Ricchi e Poveri – Sarà perché ti amo (1981) Restano in tre poco prima di salire sul palco e arrivano quinti. Sembra un piazzamento anonimo, ma il pezzo diventa la canzone italiana più venduta dell'anno. Un ritmo martellante, un ritornello che non ti esce più dalla testa. Hanno perso il Festival ma hanno conquistato le tifoserie degli stadi e le piazze di mezza Europa. È la canzone della felicità che non ha bisogno di giurie per essere premiata
Lucio Battisti – Un'avventura (1969) L'unica volta di Lucio a Sanremo finisce con un nono posto. La giuria non capisce quei capelli ricci e quel modo di cantare così moderno e soul. È l'inizio di una rivoluzione che cambierà per sempre la musica italiana. Battisti è diventato il DNA di ogni nostra canzone, rendendo quel nono posto un semplice aneddoto storico
Gianluca Grignani – Destinazione Paradiso (1995) Faccia da angelo e anima tormentata. Grignani arriva sesto tra i giovani, ma per i ragazzi di allora è lui il numero uno. Canta la fragilità e la voglia di scappare, diventando il manifesto di una generazione inquieta. Una canzone vera che non aveva bisogno del podio per arrivare dritta al cuore di chi si sentiva fuori posto
Fiorella Mannoia – Quello che le donne non dicono (1987) Ottavo posto per uno dei testi più intensi mai passati da Sanremo. Scritta da Enrico Ruggeri, la canzone consacra Fiorella come la voce dell'anima femminile. È un brano che quasi tutte le donne hanno cantato almeno una volta: un pezzo di vita che la gente ha adottato per sempre come proprio manifesto
Elio e le Storie Tese – La terra dei cachi (1996) Portano una satira spietata dell’Italia e arrivano secondi tra mille sospetti di brogli. Nonostante il mancato oro, la canzone diventa un cult istantaneo. Hanno dimostrato che si può fare critica sociale anche con ironia e travestimenti, portando a casa un successo che dura da trent'anni
Caterina Caselli – Nessuno mi può giudicare (1966) Il "Casco d'Oro" arriva seconda, ma è la faccia della nuova Italia. Canta la libertà di sbagliare e diventa un'icona di emancipazione. Resta in classifica per mesi, vendendo moltissimo e vincendo la battaglia della modernità con un grido di indipendenza che risuona ancora oggi