Un’indagine indipendente vorrebbe rimettere in discussione la versione ufficiale della morte del leader dei Nirvana. Secondo il team forense, il leggendario esponente del grunge potrebbe essere stato affrontato da uno o più aggressori, costretto ad assumere un’overdose di eroina per renderlo incapace di difendersi successivamente colpito alla testa. Il fucile ritrovato tra le sue braccia sarebbe stato collocato lì in un secondo momento
A più di trent’anni dalla morte di Kurt Cobain, la vicenda che ha segnato la fine del leader dei Nirvana torna al centro dell’attenzione. Un nuovo rapporto redatto da esperti forensi sostiene che il decesso del musicista potrebbe non essere stato un suicidio, bensì un omicidio camuffato. Un’ipotesi che riaccende interrogativi mai del tutto sopiti attorno alla scomparsa di una delle figure più rappresentative del rock degli anni Novanta.
Il nuovo rapporto forense vorrebbe riaprire il caso della morte di uno dei più grandi simboli del grunge.
Il 5 aprile 1994 Kurt Cobain morì all’età di 27 anni. La notizia scosse profondamente l’industria musicale e milioni di fan in tutto il mondo. Con lui scompariva non solo il frontman dei Nirvana, ma anche un’icona della Generazione X e del movimento grunge (qualcosa che in quegli anni andava ben oltre il mero genere musicale, un po' come successo anche per il punk negli anni Settanta).
Il corpo di Kurt Cobain fu rinvenuto nel suo appartamento di Seattle. Le autorità stabilirono che la causa del decesso fosse un colpo di fucile al volto autoinflitto. La conclusione ufficiale si inseriva in un contesto segnato da anni di lotta contro la dipendenza da sostanze stupefacenti e la depressione. Fin dall’inizio, tuttavia, non mancarono sospetti. Alcune teorie complottistiche ipotizzarono un omicidio, citando un presunto biglietto d’addio manomesso e alimentando dubbi in merito al matrimonio turbolento con Courtney Love. Nel 1998 il documentario di Nick Broomfield, Kurt & Courtney, esplorò queste ipotesi, sostenendo che la possibilità di un omicidio non potesse essere esclusa.
Secondo la versione ufficiale della polizia di Seattle, Kurt Cobain si tolse la vita il 5 aprile 1994 nella sua abitazione al 171 di Lake Washington Boulevard, a Seattle. Il corpo del leader dei Nirvana venne scoperto la mattina dell’8 aprile da un elettricista incaricato di installare un sistema di sicurezza. Gli investigatori stabilirono che Cobain era morto tre giorni prima, colpito da un unico colpo di fucile alla testa, esploso con un’arma ritrovata accanto al corpo. L’autopsia rilevò inoltre nel sangue una concentrazione elevata di eroina, oltre a tracce di diazepam. Sulla scena fu rinvenuta una lettera d’addio indirizzata alla moglie Courtney Love, alla figlia Frances Bean e ai fan, nella quale il musicista esprimeva un profondo disagio personale e artistico. Le autorità conclusero formalmente per il suicidio, chiudendo il caso come morte autoinflitta, senza riscontrare elementi che facessero ipotizzare il coinvolgimento di terzi.
Le nuove analisi e l’ipotesi dell’omicidio
Oggi un’indagine indipendente sottoposta a revisione tra pari vorrebbe rimettere in discussione la versione ufficiale. Secondo il team forense, Kurt Cobain potrebbe essere stato affrontato da uno o più aggressori, costretto ad assumere un’overdose di eroina per “incapacitarlo” e successivamente colpito alla testa. Il fucile ritrovato tra le sue braccia sarebbe stato collocato lì in un secondo momento.
Michelle Wilkins, ricercatrice indipendente che ha collaborato con il gruppo, ha dichiarato al quotidiano britannico Daily Mail che lo specialista forense Brian Burnett avrebbe riesaminato le prove della scena del crimine e l’autopsia, arrivando alla conclusione che la morte di Kurt Cobain sarebbe stata un omicidio.
“Ci sono elementi nell’autopsia che fanno pensare: questa persona non è morta molto rapidamente a causa di un colpo di fucile,” ha affermato Michelle Wilkins. “Stava morendo per un’overdose, quindi riusciva a malapena a respirare, il sangue non circolava quasi più […] Era in coma e avrebbe dovuto sollevare l’arma per raggiungere il grilletto [...]. È folle.”
Wilkins ha inoltre richiamato l’attenzione su danni agli organi compatibili con una grave carenza di ossigeno, spiegando che “la necrosi del cervello e del fegato avviene in caso di overdose. Non si verifica in una morte causata da un colpo di fucile”.
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Le presunte incongruenze sulla scena del crimine
Il rapporto mette in evidenza ulteriori discrepanze rispetto ai rilievi originali. L’area attorno al corpo di Kurt Cobain è stata descritta come “inquietantemente pulita”, un dettaglio ritenuto anomalo per un suicidio con fucile. Inoltre, la mano di Kurt Cobain, trovata a stringere l’arma, non presentava tracce di sangue.
“Se si osservano le fotografie di suicidi con fucile, sono scene brutali. Non esiste alcuna possibilità che quella mano non sia coperta di sangue,” ha dichiarato Michelle Wilkins al Daily Mail. “I suicidi sono disordinati, e questa era una scena molto pulita”.
Un altro elemento riguarda il kit per l’assunzione di eroina, rinvenuto ordinatamente sistemato. Wilkins ha messo in dubbio che una persona con una quantità di eroina nel sangue pari a dieci volte il limite letale potesse riporre con cura gli strumenti per assumere eroina prima di spararsi.
“Dovremmo credere che [...] abbia sistemato tutto in ordine dopo essersi iniettato tre volte, perché è ciò che farebbe qualcuno mentre sta morendo” , ha dichiarato con scetticismo Michelle Wilkins a Newsweek.
Secondo Wilkins, l’intera scena suggerirebbe una messa in scena: “A me sembra che qualcuno abbia allestito un film e volesse che si fosse assolutamente certi che si trattasse di un suicidio”.
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Le autorità confermano la versione ufficiale
Alla luce delle nuove conclusioni, il team investigativo ha chiesto la riapertura del caso. Tuttavia sia l’ufficio del medico legale della King County sia il Seattle Police Department hanno ribadito che l’indagine resta chiusa.
“Il nostro investigatore ha concluso che è morto per suicidio, e questa continua a essere la posizione del dipartimento”, ha dichiarato un portavoce del Seattle Police Department al Daily Mail.
Anche King County Public Health ha confermato la propria disponibilità a riesaminare eventuali nuove prove, ma senza modificare la determinazione precedente: “Il nostro ufficio è sempre disposto a rivedere le proprie conclusioni se emergono nuove prove. Ma fino a oggi non abbiamo visto nulla che giustifichi la riapertura del caso e la revisione della precedente determinazione della morte".
Michelle Wilkins ha replicato con una richiesta diretta: “Se ci sbagliamo, dimostratelo. È tutto ciò che abbiamo chiesto".
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Un caso che resta ufficialmente chiuso
Nonostante le nuove analisi e le polemiche riemerse, oggi la morte di Kurt Cobain continua a essere classificata ufficialmente come suicidio.
Il confronto tra la versione istituzionale e le tesi alternative rimane aperto nel dibattito pubblico, a testimonianza di quanto la scomparsa di Kurt Cobain continui a suscitare domande e a segnare l’immaginario collettivo a distanza di quasi trent’anni.