Sanremo 2026, Enrico Nigiotti: "Parlo ai romantici come me"

Musica

Il cantautore toscano torna per la quarta volta al Festival. Nella serata dei duetti sarà affiancato da Alfa e faranno En e Xanax di Samuele Bersani. L'INTERVISTA

Enrico Nigiotti ritorna al Festival di Sanremo (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI) per presentare Ogni volta che non so volare (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO), una canzone che parla di un amore universale, capace di unire e sostenere senza giudicare. Un amore che accoglie le fragilità, dà forza nei momenti di difficoltà e ricorda quanto sia umano cadere e rialzarsi grazie alle persone che ci restano accanto. Un messaggio semplice e diretto, che invita a riscoprire l’autenticità in un mondo spesso più attento all’apparenza.

Enrico partiamo da Ogni Volta che Non so Volare: come è nata la canzone? Era pronta da tempo e in attesa di una opportunità speciale oppure è stata pensata proprio per il Festival?

Non scrivo su commissione, se dovessi scrivere per Sanremo mi viene la sindrome da foglio bianco. L'embrione c'era da un po' e la ho conclusa qualche mese fa coinvolgendo Pacifico perché volevo trovare su due punti una differente osservazione.

 

Con Gino (Pacifico, ndr) avete lavorato fianco a fianco oppure a distanza?

Non sono mai stato a Parigi ma ti confesso ce lo vedo lui che guarda le vite degli altri e scrive testi. Un po' vado a gomito e un po' in differita. Ci sono altri pezzi condivisi con Gino che forse un giorno usciranno ma ora non sono nel disco. 

 

"Forse i sogni non finiscono dove comincia la realtà": sei uno degli ultimi dreamer? Esistono ancora?

Il titolo dell'album Maledetti Innamorati racconta i sognatori come me, il solo sentimento che dobbiamo ascoltare è il nostro e non quello degli altri. Ho iniziato a fare musica tardi e a trent'anni a vivere di musica, ho avuto una gavetta lunga e costellata di no. Quella realtà andava contro il sogno.

 

La prima volta a 15 anni su un vecchio materasso e gli occhi chiusi è un ricordo autobiografico? E' la stessa persona che in Addio racconti così: "Facevamo l'amore, il sesso e poi intorno il silenzio che era suono per noi"?

Quando ho scritto Addio avevo vent'anni e avevo avuto già altre esperienze. Il materasso è vero, abitavo con la nonna in una casa che aveva due piani, io stavo a quello di sotto e facevo tutto quello che volevo, anche quello che non si può dire. Per un fattore di romanticismo lo ho portato giù prima, era la prima volta per entrambi e non la volevo sul divano. Anche perché le orecchio della nonna erano valide.

 

Il tuo mantra prima di salire sul palco dell'Ariston sarà "pochi minuti e poi sarà domani"?

In realtà ti dico che il pre-palco non mi mette ansia anche se Sanremo un po' di agitazione la mette, è una emozione diversa. Ansia no ma c'è la televisione dunque è particolare.

 

La serata dei duetti sarai con Alfa e col brano En e Xanax: mi commenti entrambe le scelte? Hai sentito Samuele Bersani?

Il brano lo affrontiamo per quello che è. Lo ho scelto perché lo stimo e la canzone è un capolavoro. Unire poi le due generazioni mi emoziona, mi sento il ponte tra Samuele Bersani e Alfa.

 

Tornando ad Addio cantavi "con questa canzone voglio avvertirti che": anche nel brano sanremese c'è in messaggio diretto a una persona ben definita?

Non so volare, ognuno ha persone che gli vogliono bene, amici, famiglia e i miei due gemelli di tre anni.

 

In Chardonnay dici "in questa strada corta e sporca, ho troppi diavoli alla porta": qualcuno di questi diavoli ho hai esorcizzato? Oggi ti senti in debito o in credito con la vita?

Sono in debito, mi ha tolto amici e mi deve qualcosa. Qualcuno lo ho sfrattato ma ci sono quelli che ci sono sempre con noi, bisogna conviverci. Vivere senza sbagli è morire.

 

Cito per tutte Il Tempo non Rispetta e il verso "ho legato i ricordi a un comò": quello dei ricordi è un tema ricorrente nei tuoi testi. Con loro hai un rapporto pacificato oppure non è facile conviverci?

I ricordi ti bussano senza che li vai a cercare. Diventano a volte una fotografia annebbiata mentre altre, tipo un odore in una stanza, ti riportano una sensazione nitida e vera. 

 

E' difficile scrivere d'amore nell'era di Tinder e dei social? E credi che l'idealizzazione dell'altro e non l'accettazione per quello che è sia la causa primaria di un cantautorato che racconto soprattutto di amori finiti o tossici?

Cerco sempre di essere positivo. Dipende dai giovani che all'inizio magari preferiscono scrivere qualcosa che non c'è più e salvarsi raccontando il presente. Ciò detto il dolore della fine crea più pathos e ispirazione.

 

Un giovane uomo di quasi quarant'anni che torna, da autore, allo Zecchino D'Oro, riscopre il fanciullino pascoliano che vive nella sua anima? Chi è il Lupo Duccio?

Quando andai a Sanremo con Nonno Hollywood era dedicata a nonno Tommaso detto Maso. Ho avuto due gemelli maschi, uno Maso e l'altro, scelto dalla mia compagna, Duccio. Lei diceva che Duccio era senza canzoni e dunque gli ho fatto la canzone appoggiandomi al fatto che era fissato con i lupi. Sono anche allenato dalle canzoncine che ascoltano, adesso adorano la favola del lupo e dei tre porcellini e anche a noi grandi apre i ricordi.

 

Infine che accadrà nella tua vita artistica dopo il Festival di Sanremo?

Ci sarà il disco, parecchie date, insomma un anno di musica. Il palco è la mia dimensione.

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