Sanremo 2026, Serena Brancale: "Porto con orgoglio un brano dedicato a mia mamma"
Musica Credit Thom RéverL’artista salentina si presenta all’Ariston con Sei come me, canzone delicata e commovente dedicata a sua madre, mancata nel 2020. L’INTERVISTA e LA LETTERA ALLA MAMMA
Dopo i pre-ascolti è entrata a pieno titolo nel gruppo dei favoriti del prossimo Festival di Sanremo (LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI). Serena Brancale porterà all'Ariston (GUARDA LO SPECIALE SANREMO) il brano Qui con me (Isola degli Artisti/Atlantic Records Italy/Warner Music Italy). Un ritorno all’Ariston, per l'artista pugliese che arriva dopo la sua partecipazione nella scorsa edizione con Anema e Core, certificata platino, che ha conquistato pubblico e critica: un inno all’amore autentico che, dopo la sua presenza sanremese, ha continuato a scalare le classifiche, confermando Serena come una delle voci più originali e apprezzate del panorama italiano.
Serena, partiamo dai pre-ascolti: in tante pagelle Qui con me ha preso voti alti. Le aspettative ti mettono pressione?
No, penso più al fatto che non sono sola a provare l'emozione che trasmette la canzone: è la prima volta che questa emozione è condivisa. È qui con me e ho persone e amici che mi danno forza.
“E ti parlo come se mi stessi accanto, due gocce d'acqua non si perdono mai nel mare”: è la sintesi di quel legame eterno tra mamma e figlia?
Sì, c'è somiglianza nella voce, nel fisico, negli occhi e molto nelle mani. Ma la voce e il modo di parlare sono identici e infatti c'è un verso nella canzone che dice “e poi guardami quanto ti assomiglio”.
Temi l'emozione, nonostante tu il palco dell'Ariston lo conosca bene, nel cantare un brano così intimo al Festival?
Quel timore ci sarà sempre, ma sentire la voce che trema sarà bellissimo: troppa esperienza toglie l'emozione e non è bello. Alle prove ho eseguito Qui con me tre volte e sono stata applaudita. In quegli attimi ero concentrata, guardavo un punto fisso davanti a me. Mi sono anche fatta registrare per rivedermi: per me è essenziale studiarmi per trovare sicurezza.
So che Qui con me era in ballottaggio con un altro brano: perché, col tuo manager Carlo Avarello, avete scelto questo?
È una novità, l'altra canzone è bellissima e la conserviamo per qualcosa di speciale che accadrà più avanti; sarebbe stata una festa gipsy, quando era più coraggioso portare una lettera dedicata a mia madre. Ho atteso sei anni per una canzone come questa.
Cosa puoi anticiparmi della serata dei duetti?
Nulla, se non che sarà un brano internazionale.
Hai scelto chi ti vestirà? Che Serena vedremo al Festival?
Vorrei essere il più semplice possibile, voglio la voce più protagonista del contesto e dell'abito. Il look non ha il ruolo dello scorso anno.
Se dovesse andare come nei desideri di tanti, andresti a Eurovision o prima di accettare faresti delle valutazioni col tuo team?
Di base non è il mio pensiero in questo momento, penso alle prove e adesso la missione è dare il massimo per fare arrivare alla gente il brano. Però credo che anche partecipando si possa essere portatori di un bellissimo messaggio.
Visto che la canzone è molto familiare, hai ricordi felici della tua infanzia?
Tutti. L'ho attraversata con mia sorella, che mi era sempre vicina, e organizzavamo le feste a casa. Siamo una famiglia unita del Sud.
Eri un'adolescente ribelle o, da figlia del Sud, hai avuto un'educazione novecentesca e ogni tanto ti smarcavi con qualche bugia?
Ero molto brava, tra i fratelli ero quella più diligente, quella che ha frequentato il liceo classico e che ascoltava i consigli di sua madre. Mia sorella, ad esempio, ha viaggiato molto. Insomma, ero molto brava, ordinata e precisa. La massima trasgressione è stata un piercing alla lingua.
Dopo il Festival che accadrà nella tua vita artistica?
Tantissime cose: durante il precedente tour ho scritto anche altri brani e voglio farli uscire, penso a un album. Ovviamente ci sarà un tour nuovo e vorrei il disco proprio per raccogliere canzoni, per dare loro una cornice. Da tempo non esco con un disco e vorrei far ascoltare il mio percorso dialettale ma anche quello romantico.
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LA LETTERA DI SERENA A SUA MAMMA
Tutte le volte che mi fermo a ripensare a quello che è successo, mi piglia una confusione strana, di quelle che ti fanno girare la testa, come quando fai un passo convinta di trovare terra sotto i piedi e invece no, il vuoto. Perché, vedi, io ancora non riesco a farmene una ragione vera, di quelle che ti sistemi dentro e non ci pensi più: che questa cosa sia capitata proprio a noi. Non lo dico per lamentarmi, ma perché la testa, certe volte, si mette di traverso e non vuole capire, e il cuore, inconsapevole, le va dietro.
Col tempo ho imparato a conviverci, no, perché certe cose non si accettano mai fino in fondo, manco volendo. Però ci convivi, sì, perché la vita continua a camminare e tu, volente o nolente, le devi stare appresso. E ti dirò una cosa, che magari ti farà sorridere, come facevi tu: io ti sento ancora. Ti sento in tutto quello che faccio, pure nelle cose piccole, quelle che non contano niente, e invece contano. Ti sento complice, come se mi dessi una mezza dritta, un’occhiata d’intesa, senza bisogno di parole. A volte mi viene da pensare questa cosa tu la faresti così. E allora mi sento più tranquilla, come se non fossi sola davvero.
Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera. Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiano bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo. Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena.
Che io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora Qui con me.