Neil Young contro Trump: il suo intero archivio musicale in regalo alla Groenlandia

Musica

Il cantante di cittadinanza statunitense ha annunciato l'apertura gratuita del suo intero catalogo musicale ai cittadini della Groenlandia. La decisione, comunicata tramite il blog dell'artista, è una risposta politica alle dichiarazioni di Donald Trump circa la possibile annessione dell'isola agli Stati Uniti

Mentre la politica internazionale discute di strategie e nuovi confini, Neil Young risponde con le chitarre. Il vecchio leone del rock folk non ha usato giri di parole per difendere i suoi “amici in Groenlandia”. Sul suo blog personale ha annunciato che ogni sua nota, dai primi successi ai filmati d'archivio, sarà accessibile gratuitamente per chi vive sull'isola. Non è una mossa commerciale, ma una presa di posizione — chiara e netta — contro le ultime uscite di Donald Trump, che è tornato a trattare la Groenlandia come isola da comprare.

La musica come antidoto allo stress politico

“Spero che la mia musica e i miei film possano alleviare parte dello stress ingiustificato e delle minacce che state subendo”, scrive Young, che è nato in Canada ma è naturalizzato statunitense. Le sue parole non sono quelle di un diplomatico, ma di un artista che vede il proprio governo come un corpo estraneo, definendolo senza mezzi termini “impopolare e, si spera, temporaneo”. Young vuole che i groenlandesi ascoltino i suoi dischi nella loro "splendida casa" alla massima qualità sonora possibile. È un'ossessione tecnica che in questo caso diventa una stretta di mano in segno di amicizia: il suono pulito contro il rumore della prepotenza.

“Questa è un'offerta di pace e amore. Tutta la musica che ho realizzato negli ultimi 62 anni è vostra”. Young ha ottant'anni, ma la rabbia è quella di un ragazzino che non accetta i soprusi. Regalare il catalogo significa rendere pubblico un patrimonio che altrove costa caro. E il suo è un appello: spera che altre organizzazioni smettano di guardare solo ai profitti e facciano lo stesso.

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Per Young non è una novità. Chi lo segue lo sa: il suo rapporto con il potere – politico o economico – è sempre stato teso. Solo a ottobre aveva chiuso bruscamente con Amazon Music, stufo dei legami tra Jeff Bezos e l’amministrazione Trump. Per molti artisti le piattaforme sono un male necessario; per lui, invece, sono un terreno di scontro.

In un momento storico in cui testate come The Guardian ricordano come la corsa all’Artico stia riaccendendo vecchie tensioni da Guerra Fredda, Young continua a scegliere da che parte stare: quella delle persone, non dei governi. La sua decisione di chiudere è un ritorno all’essenziale. La musica non salva il mondo, certo, ma può renderlo meno minaccioso per chi si sente sotto assedio. E in fondo Young lo aveva già detto decenni fa: il rock non morirà mai, soprattutto finché ci sarà qualcuno che prova a togliere libertà agli altri.

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