Elisa la ribelle ci accompagna nel Ritorno al futuro: "Perdere tempo è creatività"

Musica

Fabrizio Basso

Il filo conduttore dell'album è l’idea di reagire a questi tempi e alla situazione mondiale che si sta vivendo, pensando alla necessità di un cambiamento radicale anche, soprattutto, a favore dell’ambiente. L'INTERVISTA

Elisa torna sulla scena discografica con Ritorno al Futuro / Back to the Future, il nuovo doppio album di inediti in uscita per Island Records. Un lavoro importante che arriva a distanza di tre anni da Diari Aperti e che racchiude le sue diverse anime, con un disco interamente in italiano e uno in inglese. Venticinque tracce, tutte inedite,  con il meglio della scena musicale italiana del momento e la firma di Elisa, nella musica, produzione e testi, che unisce i diversi mondi sonori presenti in questo eccezionale progetto. Da Jovanotti a Mace, da Calcutta a Elodie, e ancora Giorgia, Rkomi, Franco126, DRD, Venerus, Michelangelo, Takagi&Ketra, Don Joe, Roshelle, Andrea Rigonat, Andy, Stevie Aiello, Sixpm, Marz & Zef: un firmamento di nomi per questo album che mette al centro il senso della collettività e della condivisione. L’album arriva dopo la sua partecipazione al Festival di Sanremo (GUARDA LO SPECIALE) con O forse sei tu, che al suo debutto ha battuto ogni record femminile italiano su Spotify, con oltre un milione di streaming in 24 ore e ha conquistato il Premio Bigazzi per Migliore Composizione insieme al secondo posto podio.

 

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A Tempo Perso affronta il tema della fragilità umana: tu credi che questo periodo ci abbia permesso di affrontarle e superarle oppure le ha accentuate?
Perdere tempo per me è importante, non avere l’ansia del tempo che corre è bello e lo dico da ansiosa, amerei perderlo. È importante per le nuove generazioni, è anti-capitalista come concetto. Perdendo tempo vengono grandi idee e bisogna anche rischiare, avere il giusto relax mentale aiuta ad avere una visione. Siamo così incasellati che rischiamo di non poter lasciare una nostra impronta. E’ una testimonianza della vita di un giovane ragazzo che attraverso il tempo perso pratica un sogno: a volte sembra non stiano facendo niente, in realtà c’è una elaborazione di chi siamo e di cosa vogliamo fare e sono elementi cruciali della vita, lì c’è un seme dell’essenza di qualcuno.
Non me ne pento è un continuum di non pentimento, non adeguamento…cosa significa oggi essere ribelli?
E il secondo capitolo della perdita di tempo. Sono contenta di chi sono e cosa faccio. La base aveva un qualcosa di solenne e incazzato. Per la prima volta ho scritto su questi bit che mi sono arrivati, per molti è lo standard ma non per me che scrivevo, e scrivo, con chitarra e pianoforte. Mi sono anche divertita nel produrla.
Molti testi sono contro il capitalismo e a tutela degli ultimi, temi per altro per i quali ti sei sempre spesa.
Sono nata nel 1977, gli anni 80 erano la mia infanzia: quella corsa sfrenata partita ovunque in occidente per raggiunge oggi un picco do crisi senza precedenti. C’è una crisi di identità sul valore degli esseri umani, sui valori che dobbiamo rincorrere, su cosa dobbiamo fare in questo tempo. Temi come ambiente e sostenibilità sono sempre stati per me centrali. Nella pandemia molte cose sono diventate evidenti. Avendo il potere di poter alzare un po’ la voce ho scelto temi importanti e non prettamente artistici e li ho messi davanti, hanno trainato il lavoro.
Così è nato il ritorno al futuro e il back to the future?
L’idea di chiamare così il disco viene da una spunto di spettacolo dal vivo, l’idea è venuta alla fine dell’ultimo tour: già immaginavo questo come scusa buona per mettere in campo un certo metodo nuovo di sostenibilità, per spingere il più possibile in quella direzione. Io sto con quelli che ci credono, sono sognatrice, idealista, ma anche una artigiana che si sporca le mani, vengo da una famiglia di operai. Li chiamo gli ultimi perché in tanti casi chi cede molto in una casa è un ultimo, i più disillusi e scaltri sono i player del capitalismo. Poi c’è una grande matrix che si parte da una parte e si finisce dall’altra. La percezione sta cambiando nelle giovani generazioni perché capiscono la vulnerabilità del sistema e del mondo stesso, gli fa avere più coraggio ma questo non viene capito dalle generazioni più grandi che non capiscono che i giovani sono già evoluti e da un’altra parte.
Drink to me è una storia di forza interiore, di voglia di cambiamento.
Immaginavo una giovane ragazza che cerca di entrare in Europa, immaginavo una giovane che ci riesce e che arriva in una grande metropoli. Immaginavo la sua forza rispetto a un adolescente di quell’età che non ha vissuto cose altrettanto pericolose. Un individuo così ha voglia di spaccare tutto. E’ quella sana irriverenza che poi è pure saggezza: fai quello in cui credi che ti renderà davvero felice.
I temi ambientali erano già presente ai tempi di Luce: c’è un afflato spirituale?
E’ innato il mio rapporto con la natura. Ho amici nati qui che non hanno il mio stesso legame con l’ambiente. Ne ho altri che sono andati via ma questa è una cosa mia che ho avuto fin da quando ero piccolina. Mi piacevano natura, fiori, alberi, cespugli…fossi andata meglio a scuola avrei considerato di diventare biologa. Mi ero costruita anche un piccolo laboratorio. Già da piccolina ero preoccupata per l’ambiente e le guerre, ero, sono troppo iper sensibile per guardare i telegiornali. Mi hanno sempre dato della bambina emotiva.
Un album in italiano e uno in inglese e la sensazione di due voci differenti. C’è anche una idea di andare all’estero con questo lavoro?
La percezione che ho di me non è quella che hanno gli altri. Si notava come cambia la voce dall’italiano all’inglese. Non mi pongo limiti, cerco di arrivare più in alto possibile. Andare all’estero sì ma non è un pensiero razionale perché quando scrivo i miei progetti hanno un cuore istintivo, a volte vanno bene altre no ma per me è un must seguire l’istinto. Gli ascolti mi ispirano sia quelli fatti negli anni, i vecchi amori tipo Jeff Buckley o gli U2, come gli attuali tipo The Weeknd, James Blake e Justin Bieber: questo un po’ influenza ma il DNA resta; assecondo la consapevolezza di un linguaggio contemporaneo che cambia. Può essere che il canto in inglese sia diverso perché da lì arrivano i miei ascolti. Anche in italiano cerco i miei riferimenti: Mina e Battisti su tutti.

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Domino e Fire sono contemporanei ma ancorati alla tua classicità, hanno una produzione stratificata.
Ho ripreso a fare le produzioni seriamente, mi sono occupata dei suoni, ho passato un periodo a campionare. È lungo e viscerale come percorso anche quando c’è una lavorazione più domestica. Ogni giorno devo ascoltare musica e anche ad alto volume ma la ascolto da fan e mi investe come se avessi 15 anni. Questo mio modo di ascolto me la fa assimilare in modo super naturale. Il prodotto che esce è una fusione dei miei ascolti presenti e passati e di quello che io sono. Nel disco in inglese non mi sono posta la questione della coerenza di genere, ma neanche in italiano: mi sono fatta tanti regali in questo album, sono andata a fondo senza preoccuparmi di nulla e questo produce quell’elettronica calda un po’ emotiva che piace a me. Domino doveva essere un duetto con Marracash, poi abbiamo scelto Neon e quindi la ho tenuta per me.
Che effetto ti fa ascoltare Pipes & Flowers, il tuo primo album, dopo 25 anni?
Oggi penso di averla fatta più grossa di quello che pensavo. C’erano influenze dei Cranberries, di Alanis Morissette, di Bjork ma anche un mio modo di esprimermi figlio della mia ricerca sfrenata. Ero riuscita in un super miracolo dal quale è uscita la mia identità selvatica, con cose strampalate e difficili da far rendere in un mainstream Pop. Non fossi stata ingenua e incosciente non ci sarei riuscita, ha punti trash e altri geniali.
Tra i tuoi due estremi discografici c’è comunque, e sempre, libertà creativa e compositiva.
È bello ricollegarlo a Pipes & Flowers, forse oggi si chiude un cerchio. Faccio questo lavoro da tempo e poi ho un’età, mi interessa fare quello che mi piace e spendere il mio tempo facendo cose in cui credo e per me stessa. Le canzoni emotive e sui sentimenti sono il mio centro, sono doni, so che nelle ballate tiro fuori una certa potenza. Ma servono linfa e stimoli per andare avanti e servono parti più sperimentali. Mi serve un range di movimento se no mi sento costretta e odio le costrizioni. Ci sono canzoni di cui io avevo bisogno e averle messe in un unico progetto mi rende fedele a me stessa e pronta per affrontare eventuali conseguenze.
Collabori con Rkomi, tra gli altri.
Trovo particolarmente bella la scena musicale italiana. È stato un onore partecipare a questo Festival di Sanremo, ho trovato donne che finalmente sono naturali, responsabilizzate, autonome, in prima linea, sono aderenti a quello che dicono. Vale anche per gli uomini ma a loro succedeva già prima. La musica italiana è più libera, i producer sono cresciuti, c’è maggiore informazione, c’è bisogno di più qualità. Rkomi è uno dei fiori più belli di questo prato. Poi ci sono Mahmood e Blanco. Mirko ha una poetica incredibile, spiazza il suo modo descrittivo, è poetico ed è come se venisse da un’altra parte: a conoscerlo capisci che è distante dall’involucro musicale e da come appare oggi sul palco, è più maturo e forte, ha una poetica che stride con l’immagine fisica e forte che mostra e poi uno che scrive lei si chiama agosto e mi fa tossire il cuore…quando lo vedi pensi che non c’entra niente, non ti aspetti quello.
Uno dei pezzi più articolati è Come te nessuno mai.
E’ il pezzo più difficile che abbiamo scritto insieme a Davide Petrella. È nato su facetime a novembre 2020: per nove giorni in cui non abbiamo fatto altro. E’ una delle canzoni più belle che sono riuscita a scrivere. E’ emozionante per me cantarla, è struggente, mi uccide e non ce ne sono molte che mi fanno questo effetto. Racconta un bisogno di essere amati, è molto femminile, ha dolcezza e arrendevolezza grandi, è scoperta e vulnerabile. Fa sorridere che tanto del testo lo ha scritto Davide, che è un uomo, seppur io gli davo input sulle corde che volevo toccare. Ne abbiamo fatto più versioni e mi colpisce pensare che è nata su facetime, mi commuove in un periodo buio. Se vogliamo facciamo cose assurde. Spero diventi una canzone d’amore senza tempo.
Pandemia permettendo sarai protagonista del concerto Una Nessuna Centomila per raccogliere fondi contro la violenza sulle donne.
La musica e l’arte possono tenere acceso un faro. Non deve essere un tema dimenticato, l’attenzione va sempre tenuta alta oltre agli aiuti economici che continueremo a dare. Servirebbe una raccolta firme: le famiglie di oggi sono lasciate sole, serve un po’ di educazione civica nelle scuole, bisogna spiegare i diritti umani anche ai genitori: se così fosse non ci sarebbe il vuoto dell’ignoranza che crea violenza e disastri. Ci aveva azzeccato Battiato a creare i rozzi cibernetici in Gomma Lacca.
Tour?
Dovrei poter annunciare a breve cose bellissime e in sicurezza.
Come vedi il futuro?
Ho fiducia e speranza.

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