Brian May dei Queen spiega com'è nato l'assolo di Bohemian Rhapsody

Musica

È considerato tra i migliori assoli di chitarra di sempre. Una vera e propria strofa di sola musica per uno dei simboli del rock inglese e di tutto il mondo. In un’intervista, Brian May, chitarrista dei Queen, ha sveltato tutti i segreti che si nascondono dietro la nascita della melodia di “Bohemian Rhapsody”

È una canzone che ha fatto letteralmente la storia, non solo del rock inglese, di cui i Queen erano e sono tutt’ora dei grandi rappresentanti, ma un vero e proprio manifesto di questo genere musicale in tutto il mondo. Brian May, chitarrista dei Queen ora 74enne, ha svelato, dopo ben 45 anni dalla pubblicazione del singolo, alcuni tra i più emozionanti e simpatici retroscena che si nascondono dietro la nascita del suo assolo in musica per il capolavoro di “Bohemian Rhapsody”, ancora oggi considerato il brano musicalmente e intepretativamente più complesso e creativo della storia del gruppo londinese.

L’assolo di Brian May in “Bohemian Rhapsody”

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È conosciuto per essere il brano più famoso dei Queen e forse uno dell’intera cultura musicale globale. “Bohemian Rhapsody”, nato come vero e proprio esercizio di stile, in cui Freddy Mercury e i compagni dei Queen si divertivano nel mettersi alla prova tra voce, musica e strumenti, è diventato in pochissimo tempo un successo planetario. Nonostante nessuno se lo aspettasse, vista la lunghezza del brano che impediva all’epoca la sua trasmissione in radio e vista la sua assoluta complessità di scrittura e interpretazione. Nove minuti di pura arte in cui si susseguono sei diverse parti: da un'introduzione corale cantata a cappella, ad un segmento ballad, passando per una sezione d'opera, un’altra di hard rock e un segmento ballad conclusivo che dà il via alla sezione di solo piano e chitarra finale. Uno dei punti di svolta di "Bohemian Rhapsody" è proprio l'assolo di Brian May all’inizio del pezzo, che trasporta gli ascoltatori in quella che Mercury definiva come “la dimensione d’opera”. Basti pensare che, per registrarla nella perfezione di dettagli voluta da Mercury e compagni, ci vollero oltre tre settimane di lavoro in studio di registrazione. Il tempo che normalmente occorre per realizzare un intero album. “Bohemian Rhapsody” dei Queen fu registrata nel 1975, durante le sessioni di lavoro in studio per la realizzazione del loro quarto album “A Night at the Opera”. Andando oltre lo scetticismo iniziale, la canzone raggiunse in pochissimo tempo la posizione numero 1 nella classifica inglese, diventando uno dei singoli più venduti nella storia del rock.

Brian May parla dell’assolo di chitarra nel brano

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Bohemian Rhapsody: la storia e le curiosità sul brano

Dopo ben 45 anni dalla sua pubblicazione ufficiale nel 1975, Brian May ha raccontato alla rivista “Guitar Player” come è nata l’idea di quell’incredibile assolo di chitarra di “Bohemian Rhapsody”, presto entrato nella storia. Tutto iniziò dopo che Freddy Mercury cominciò a comporre al pianoforte la melodia della canzone, nella sua casa di Kensington a Londra. “Sapevamo fin dall’inizio che si trattava di un pezzo speciale. Freddie arrivò in studio con un nastro su cui aveva registrato la demo” ha raccontato il musicista, che ha poi aggiunto “Ci disse: 'Ascoltate questo, cari. Credo che vi sorprenderà'. Lo registrammo in momenti diversi, tenendo come guida una linea vocale di Freddie Mercury sopra la quale abbiamo costruito le varie parti. Quando Freddie mi ha chiesto un assolo, gli ho detto che volevo cantare una strofa con la chitarra. Ed è quello che feci: cantai, suonando con la chitarra. Niente effetti: solo il tremolo. Usavo come plettro una moneta da cinque pence”. Un assolo che Brian May ha raccontato di aver scritto e suonato proprio come se stesse cantanto una canzone e che probabilmente, se non avesse avuto successo, avrebbe portato la band allo scioglimento. Secondo quanto rivelato da May e dagli altri membri dei Queen, Roger Taylor e John Deacon, “’Bohemian Rhapsody’ è il frutto della visione avanguardista di Freddie. La magia dei Queen è che continuavamo ad ispirarci e stimolarci a vicenda”.

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