Joker, il film che ha cambiato i cinecomics e sorpreso il mondo del cinema

Recensioni

Paolo Nizza

Un Immenso Joaquin Phoenix veste i panni del più noto nemico di Batman in un capolavoro campione di incassi. Leone d'oro alla Mostra di Venezia, due Golden Globe e due Premi Oscar. In prima tv su Premium Cinema 1 venerdì 13 novembre

Joker, un film tra fumetto e cinema

Non si scherza mai con il sorriso. Soprattutto se ci si trova a Gotham City in autunno. È il 15 ottobre. Siamo agli inizi Ottanta. La città è invasa da ratti giganti. Sono super-topi. Forse solo dei super-gatti potrebbero annientarli. Ma c’è poco da ridere. Specialmente se ci si guarda allo specchio e ci si chiama Arthur Fleck (Un Joaquin Phoenix stratosferico, qui le foto del backstage), clown di professione e aspirante artista di stand up comedy. Il trucco cola sulla faccia bianca di biacca di questo pierrot fragile e stralunato. Un loser (la cosa peggiore al mondo se sei americano). Un perdente, ma non ancora perduto. Un ragazzo disturbato convinto di esistere per far ridere il mondo. Un ingenuo sognatore che vive con la madre malata in un palazzo terrificante. Un figlio senza padre che crede che un giorno senza un sorriso sia un giorno sprecato.  Ma essere, significa essere percepiti. E nessuno vede e guarda il pagliaccio afflitto da una patologia neurologica che lo porta a ridere istericamente senza motivo. Gli altri interagiscono con Arthur solo per umiliarlo, deriderlo o addirittura prenderlo a calci o rubargli il cartellone pubblicitario che si porta appresso. La follia domina la città. E la follia è contagiosa. Specie quando si scopre che la propria vita non è una commedia, ma una tragedia. Joker si rivela, qundi,  un film davvero unico e indimenticabile. La storia di un clown, privo di empatia, travoltoa dal vortice della vendetta; Un uomo solo, prigioniero di un uiverso ostile e selvaggio.

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In Joker, il protagonista fuma in continuazione. Un omaggio al cinema degli anni Settanta. In ogni inquadratura si respira l’aria viziata di Taxi Driver. Solo che non sarà nessuna pioggia a purificare le strade. Il futuro antagonista di Batman è un uomo estraneo a sé stesso, come il Travis del film di Scorsese, uno psicotico che fantastica di diventare Re per una notte, di partecipare allo show del suo comico preferito, ovvero, Murray Franklin (un Robert De Niro, tornato finalmente in ruolo degno del suo talento). Ma i sogni muoiono, gli assistenti sociali svaniscono, lo Stato taglia i fondi, la violenza dilaga e la forbice tra ricchi e poveri aumenta in maniera esponenziale. Non ci sono buoni a Gotham city, Thomas Wayne, il papà dell’uomo pipistrello non è un filantropo, ma un politico come tanti altri. Sicché Joker prende le distanze da tutti gli altri suoi predecessori, da Jack Nicholson a Jared Leto, sino a Heath Ledger. Non è un cinecomic tradizionale. La sceneggiatura non è ispirata a un fumetto. Anzi la storia ha più affinità con L’uomo che ride, il romanzo di Victor Hugo. Cosi la pellicola di Todd Phillips non ha nulla di pop. Il Joker di Joaquin Phoenix non è stiloso. È vestito male, sciatto, porta sempre i calzini bianchi. Un bambino che odiava andare a scuola con una che madre gli ripeteva sempre che avrebbe dovuto lavorare per vivere. Gotham è lurida e spietata tra locali di striptease e supermarket aperti 24 ore su 24. Le maschere sono brutte e da 4 soldi. I ricchi guardano Tempi moderni di Charlie Chaplin. I poveracci frugano tra la spazzatura. E Alla fine tutti si beccano quello che si meritano. E sovente si tratta di una pallottola in faccia.

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Senza un attore dal talento anarchico e imprevedibile come quello di cui è dotato di Joaquin Phoenix, Joker non si sarebbe potuto mai realizzare. Phoenix (giustamente premiato con l'Oscar)  è indimenticabile quando danza sulle scale o quando, nella scena finale canta That’s life di Frak Sinatra. La sua risata così simile a un pianto è un beffardo e disperato canto di morte e di dolore. L’incontro fra il futuro Joker e il piccolo Bruce Wayne è da antologia della storia del cinema. Davanti al cancello della villa del miliardario, Phoenix danza e gioca con una bacchetta magica sotto gli occhi del futuro cavaliere oscuro. E noi spettatori sappiamo che sarà proprio il Joker con le sue azioni a trasformare Bruce in Batman. Arthur è un uomo che non ha più nulla da perdere, e niente può ferirlo. Non è nemmeno il simbolo di una rivolta, l’aedo dello slogan eat the rich. È solo, puro caos. E sarà una sua risata quella che ci seppellirà.

Incisiva anche la performance di Zazie Beetz, (già vistanel sottovalutato Seberg) che interpreta la vicina di casa di Arthur, nonché oggetto dei suo desideri sessuali e amorosi. Frances Conroy, invece, è Penny, la madre del Joker, folle genitrice ed ex cameriera di casa Wayne che chiama il figlio Happy . Insomma un ottimo cast di supporto per un capolavoro coraggioso, dolente e perturbante. Come le parole, scritte dal compositore Ruggero  Leoncavallo: “Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto. Ridi del duol che t'avvelena il cor”

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