Avengers: Endgame: la recensione del film

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Paolo Nizza

Arriva al cinema in Italia l'attesissimo sequel di Avengers: Infinity War. Diretto da Anthony e Joe Russo, un film intimo e spettacolare. Interpretato da un cast in stato di grazia. Un cinecomic che ridisegna l'universo dei supereroi della Marvel.

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"Quello che la gente ama più dell'eroe è vederlo cadere", sentenziava il Goblin interpretato da Willem Dafoe nello Spider-Man datato 2002 e diretto da Sam Raimi. Da allora molti cinecomic si sono succeduti sullo schermo. Ma Avengers Endgame, al cinema dal 24 aprile, non somiglia a nessuno dei precedenti film tratti dai fumetti della Marvel. Non siamo di fronte a un semplice e scontato sequel  di Avengers: Infinity War, ma a una sorta di viaggio epocale nell'universo dei supereroi, sempre sospesi tra grandi e poteri e grandi responsabilità. Un'epopea che rimanda all’eterno ritorno. Avevamo lasciato i vendicatori in lacrime per la morte di miliardi di persone innocenti. Grazie alle gemme dell'infinito Thanos, è riuscito nel suo folle piano di “bilanciare” il mondo. Sono sopravvissuti Captain America,  Iron Man, Hulk, Vedova Nera, ,War Machine, Nebula, Rocket, Okoye e M’Baku, mentre Ant Man è rimasto imprigionato nel mondo Quantico. In Avengers: Infiniy War non avevamo visto Occhio  di falco, perché era agli arresti i domiciliari. E Avengers Endgame inzia proprio con le immagini di Clinton Francis che gioca con la sua famiglia. Ma ben presto l'idillio si trasforma in tragedia. La moglie e i figli del supereroe si dissolvono nell'aria, vittime anche loro della follia di Thanos. La sequenza non ha nulla di fumettistico. E' la rappresentazione della tragedia di un uomo privato dei suoi affetti più cari.  E in effetti in tutta la prima parte di Avengers Endgame si respira questo tono intimo e dolente. Vediamo Captain America farsi la barba con un rasoio usa  e getta. Nessuno dei vendicatori indossa il costume da supereroe, ma camice di Flanella. Persino il Titano folle sfoggia una t-shirt grigia mentre si cucina un frugale pasto. Il poeta Thomas Eliott avrebbe detto così: “Il mondo finisce / Non con uno schianto ma con un lamento".

La fine è l'inizio

Certo l'arrivo annunciato di Captain Marvel spariglia le carte. Tuttavia il film dei fratelli Russo è permeato da questa idea di mostrarci il lato fragile e vulnerabile presente sia nei buoni sia nei cattivi.  come Iron Man che polemicamente grida:  “Siamo gli Avengers, Noi vendichiamo non preveniamo. “ A bilanciare le atmosfere melanconiche ci pensa l'arrivo di Ant-man, i continui riferimenti a Ritorno al futuro e in generale ai film sui viaggi nel tempo. Ma Tra battute geniali "ormai credo a tutto, ricevo email da un procione” e insulti tipo “sembri un gelato squagliato”, la parte più ironica e divertente è affidata a Thor. In Avengers: Endgame il Dio del tuono si è trasfigurato nel Grande Lebowsky.  Con Capelli lunghi, le briciole sulla barba e un’enorme pancia da birra, il personaggio interpretato da Chris Hemsworth è impagabile e risulta credibile anche nei momenti drammatici. Ça va sans dire, le sequenze d'azione non mancano. Tutta la seconda parte del film è una sorta di caccia al tesoro, giocata nel tempo e nello spazio, con l'autentica chicca di una scena ambientata nel New Jersey del 1970. Perché Passato, presente e futuro giocano a rimpiattino in questo variegato kolossal che ci insegna che l'unica cosa permanente è la provvisorietà. La forza del ventiduesimo film del Marvel Cinematic Universe sta proprio nel centrifugare alto e basso, commedia, azione e dramma. Un film che inizia con un Hot Dog e finisce con un cheesburger. Una pellicola che sfida il concetto di ineluttabilità perché come dice Iron Man (un Robert Downey Jr davvero in stato di grazia) “una parte del viaggio è la fine.” Ma, tra una citazione del nastro di Moebius e una Canzone dei Rolling Stones Avengers Endgame  è anche un invito a diventare ciò che si è. Senza paura di fallire, perché come recitava il titolo di un vecchio film americano "Solo chi cade può risorgere”

 

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