È scomparso a 98 anni Fulvio Lucisano, decano della produzione cinematografica italiana. Fondatore nel 1958 della Italian International Film, ha attraversato oltre settant’anni di cinema: da Mario Bava a Ricomincio da tre con Massimo Troisi, da Il tassinaro di Alberto Sordi a Il grande cocomero, Notte prima degli esami ed Ex. Le produzioni IIF hanno conquistato cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e ottenuto due candidature agli Oscar. A dare la notizia è stata la figlia Paola sui social
È scomparso all’età di 98 anni Fulvio Lucisano, uno dei protagonisti più longevi e importanti dell’industria cinematografica italiana. A dare la notizia è stata la figlia Paola Lucisano attraverso i social, rilanciando l’omaggio del giornalista Sergio Fabi, che lo ha ricordato come l’ultimo rappresentante di una generazione di grandi produttori che ha fatto la storia del nostro cinema.
Nato a Roma il 1° agosto 1928, Lucisano aveva compiuto 98 anni appena poche settimane fa. Produttore cinematografico e televisivo, distributore e imprenditore, fondatore della Italian International Film, ha attraversato oltre settant’anni di spettacolo italiano, accompagnando mutamenti di gusto, generi e generazioni: dal cinema popolare e di genere degli anni Sessanta e Settanta a Massimo Troisi e Alberto Sordi, dal cinema d’autore alla commedia degli anni Duemila, fino alle più recenti produzioni televisive.
Dagli esordi con l’Istituto Luce alla Italian International Film
Il cinema entrò nella sua vita prestissimo. Nel 1949 Lucisano partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario dedicato al Giubileo del 1950. L’anno successivo iniziò a collaborare con l’Istituto Luce, lavorando anche alla realizzazione di cinegiornali destinati all’America Latina. Parallelamente si dedicò alla documentaristica, firmando centinaia di lavori, mentre nel 1954 conseguì la laurea in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma.
Nel 1955 arrivò il primo lungometraggio, I quattro del getto tonante. Tre anni dopo, nel 1958, Lucisano fondò la Italian International Film (IIF), destinata a diventare una delle più antiche e attive società italiane di produzione e distribuzione cinematografica. L’APA accredita alla IIF oltre 150 opere cinematografiche prodotte, alle quali si aggiunge una vastissima attività distributiva.
Mario Bava, Comencini e Wertmüller: un produttore senza generi
Una delle caratteristiche della carriera di Lucisano è stata la capacità di muoversi senza gerarchie tra cinema popolare, opere d’autore e film di genere. Negli anni Sessanta il suo nome si lega anche a Mario Bava, con titoli diventati di culto come Terrore nello spazio e Le spie vengono dal semifreddo, mentre negli anni Settanta arrivano film come Cosa avete fatto a Solange? e Per le antiche scale di Mauro Bolognini.
Negli anni successivi Lucisano lavorò con alcuni dei maggiori autori italiani, da Luigi Comencini, per Un ragazzo di Calabria, a Lina Wertmüller, per Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti e Ninfa plebea, fino a Francesca Archibugi con Il grande cocomero. Nella filmografia della IIF figurano anche collaborazioni con Franco Zeffirelli e Liliana Cavani: una produzione capace di tenere insieme vocazione industriale e ricerca d’autore.
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La scommessa Massimo Troisi e Ricomincio da tre
Tra le intuizioni decisive della carriera di Fulvio Lucisano c’è l’incontro con Massimo Troisi. Nel 1981 produsse Ricomincio da tre, folgorante esordio cinematografico da regista e protagonista dell’attore napoletano. Una scommessa che contribuì a trasformare Troisi in uno dei volti fondamentali del nuovo cinema italiano degli anni Ottanta.
Lucisano avrebbe ricordato molti anni dopo i dubbi iniziali sul film e il timore che la comicità e la lingua di Troisi potessero essere comprese con difficoltà dal pubblico del Nord. Accadde l’esatto contrario: Ricomincio da tre diventò un enorme successo e segnò uno degli incontri più felici tra talento artistico e intuito produttivo della storia recente del nostro cinema.
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L’amicizia con Alberto Sordi e Il tassinaro
Un altro nome centrale nella vita professionale di Lucisano fu Alberto Sordi, al quale era legato anche da una lunga amicizia. Nel 1983 produsse Il tassinaro, diretto e interpretato dallo stesso Sordi, film entrato nell’immaginario popolare anche grazie alle celebri apparizioni di Federico Fellini e Giulio Andreotti.
Lucisano raccontò in seguito anche le discussioni con Sordi durante la lavorazione e il proprio intervento sul montaggio dopo aver osservato direttamente le reazioni degli spettatori nelle sale. Un esempio di quella concezione del mestiere che lo portava a considerare il produttore non soltanto come colui che finanzia un film, ma come una presenza attiva nel rapporto tra l’opera e il pubblico.
Dal Grande cocomero a Fantozzi
Negli anni Novanta la sua attività continuò a oscillare tra cinema d’autore e grande commedia popolare. Nel 1993 fu tra i produttori di Il grande cocomero di Francesca Archibugi, con Sergio Castellitto e Anna Galiena, uno dei film italiani più apprezzati di quella stagione.
Alla Italian International Film si legarono inoltre due degli ultimi capitoli cinematografici del ragionier Ugo Fantozzi: Fantozzi - Il ritorno del 1996 e Fantozzi 2000 - La clonazione del 1999. Un altro esempio della capacità di Lucisano di riconoscere al cinema popolare una dignità industriale e culturale senza considerarlo un genere minore.
Notte prima degli esami e la nuova commedia italiana
Negli anni Duemila Lucisano riuscì ancora una volta a intercettare un nuovo pubblico. Nel 2006 fu tra i produttori di Notte prima degli esami, esordio alla regia di Fausto Brizzi, con Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi e Giorgio Faletti. Il film uscì nelle sale italiane il 17 febbraio 2006 e diventò rapidamente un fenomeno generazionale e di costume.
A quel successo seguirono Notte prima degli esami - Oggi, Ex, Maschi contro femmine e Femmine contro maschi. La produzione della famiglia Lucisano accompagnò poi una nuova stagione della commedia italiana attraverso autori e interpreti come Massimiliano Bruno, Edoardo Leo, Alessandro Siani e Giampaolo Morelli, con titoli quali Nessuno mi può giudicare, Buongiorno papà, Non ci resta che il crimine, 7 ore per farti innamorare e Tramite amicizia.
E quasi a chiudere un cerchio, nel 2026, a vent’anni dal primo film, Fulvio Lucisano figura ancora insieme alla figlia Federica tra i produttori di Notte prima degli esami 3.0, diretto da Tommaso Renzoni e uscito nelle sale il 19 marzo. Una delle testimonianze più evidenti di una carriera rimasta attiva fino agli ultimi mesi.
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Dal cinema alla televisione
Alla produzione cinematografica si è affiancata, soprattutto dal nuovo millennio, una crescente attività televisiva. La IIF ha esteso il proprio raggio d’azione alle serie e ai film per la tv, attraversando anche la trasformazione dell’audiovisivo determinata dalle piattaforme e dallo streaming.
Tra i titoli più conosciuti figurano Il sistema, Mina Settembre, Guida astrologica per cuori infranti, Non ci resta che il crimine - La serie e Il clandestino. Ancora una volta Lucisano e la società da lui fondata hanno mostrato la capacità di adattarsi ai cambiamenti dell’industria senza perdere il rapporto con il grande pubblico.
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Cinque David, quattro Nastri e due candidature agli Oscar
l percorso della Italian International Film è stato accompagnato anche dai riconoscimenti. Secondo l’APA, le produzioni della società hanno ottenuto complessivamente cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e due candidature agli Oscar. Un conteggio riferito alle opere prodotte dalla IIF, distinto quindi dai riconoscimenti attribuiti personalmente a Fulvio Lucisano.
Lucisano è stato inoltre presidente dell’ANICA dal 1998 al 2001. Nel 2007 fu nominato Cavaliere del Lavoro e nel 2009 ricevette un David speciale per i cinquant’anni di attività come produttore. Nel 2015 gli venne assegnato anche un Ciak d’Oro speciale della redazione, riconoscimento alla sua lunga carriera
Il cordoglio del cinema e delle istituzioni
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo del cinema e dalle istituzioni. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ricordato Lucisano come uno dei grandi artefici del cinema italiano, sottolineandone passione, intuito e coraggio imprenditoriale. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di un grande vuoto lasciato nel cinema italiano, mentre la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ne ha ricordato la capacità di attraversare generi e generazioni. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha sottolineato soprattutto il suo intuito e la fiducia accordata ai nuovi talenti.
Particolarmente affettuosi i ricordi di attori e registi che con Lucisano hanno condiviso una parte importante della propria carriera. Edoardo Leo ha espresso profonda gratitudine per un produttore che, insieme alla famiglia, aveva creduto nel suo percorso da regista e sceneggiatore. Alessandro Gassmann ne ha ricordato l'intuito dei grandi produttori di una volta, mentre Claudia Gerini, che aveva lavorato con lui fin da giovanissima, ne ha sottolineato la generosità. Stefano Fresi ha ricordato la sua capacità di dare fiducia e investire sui nuovi talenti. Tra i ricordi più personali anche quello di Massimiliano Bruno, che a Lucisano deve l'esordio alla regia con Nessuno mi può giudicare: il regista lo ha definito uno dei produttori-pilastro della commedia italiana e ha ricordato il suo invito a essere sempre ambizioso e a pensare a un cinema capace di superare i confini nazionali. Davide Minnella, che ha lavorato con Fulvio e Federica Lucisano, ne ha invece sottolineato la capacità di riconoscere immediatamente la forza di una scena e, allo stesso tempo, di lasciare libertà agli autori.
All'AGI Ricky Tognazzi, che aveva lavorato con Lucisano nelle serie Il caso Enzo Tortora e Ricomincio da me, lo ha ricordato come «una grande colonna del cinema italiano, un grande uomo di cinema e di comunicazione». «Con la sua scomparsa se ne va uno degli ultimi grandissimi del nostro cinema», ha aggiunto l'attore e regista, raccontando una persona «amabilissima» con cui, insieme alla moglie Simona Izzo, aveva condiviso e coltivato numerosi progetti, compresi quelli mai arrivati sullo schermo. «Era bello stare con lui a parlare di idee e di lavoro. La sua è una perdita enorme», ha detto Tognazzi, sottolineando anche il ruolo delle figlie Federica e Paola, «degne eredi» di un padre che le aveva sempre sostenute senza mai fare loro ombra.
Anche la Biennale di Venezia ha ricordato «con profonda stima e affetto» Fulvio Lucisano, definendolo «tra i più autorevoli e longevi protagonisti della produzione cinematografica italiana». Nel 2005 la Biennale Cinema gli aveva dedicato un omaggio alla carriera all'interno della sezione Storia Segreta del Cinema Italiano, con le versioni restaurate di quattro film da lui prodotti: Terrore nello spazio e Le spie vengono dal semifreddo di Mario Bava, Cosa avete fatto a Solange? e Il medaglione insanguinato (Perché?!) di Massimo Dallamano. Già nel 2004 Terrore nello spazio era stato inserito nella retrospettiva L'industria dei prototipi, dedicata ai grandi produttori cinematografici dal 1945 al 1975. Al cordoglio si sono unite anche Cinecittà e il Centro Sperimentale di Cinematografia, che hanno ricordato il ruolo di Lucisano nel cinema italiano del dopoguerra, la sua capacità di spaziare tra autori, commedia e cinema di genere e un intuito produttivo rimasto vivo per oltre settant'anni di carriera.
L’eredità di Fulvio Lucisano
La storia professionale di Lucisano continua attraverso le figlie Federica e Paola, entrambe produttrici e da anni impegnate nelle attività del gruppo. Un passaggio generazionale che ha consentito alla società fondata nel 1958 di continuare a produrre cinema e televisione attraversando un mercato radicalmente diverso da quello nel quale era nata.
Fulvio Lucisano ha cominciato quando il cinema italiano passava ancora attraverso cinegiornali e pellicola e ha continuato a lavorare nell’epoca delle piattaforme e dello streaming. Nel mezzo ci sono Mario Bava e Massimo Troisi, Alberto Sordi e Lina Wertmüller, Francesca Archibugi e Fausto Brizzi, Fantozzi e Notte prima degli esami. Più che una semplice filmografia, la sua è una mappa di oltre settant’anni di cinema italiano.