Odissea, Christopher Nolan difende i costumi e il casting di Travis Scott

Cinema

Camilla Sernagiotto

©Getty

Il nuovo kolossal di Nolan atteso nelle sale il 17 luglio 2026 è al centro delle polemiche per l’estetica delle armature dei guerrieri e la presenza del rapper nel ruolo di un bardo. A fronte delle critiche circolate online, il regista ha difeso con decisione le proprie scelte creative, rivendicando un approccio fondato su speculazione storica e coerenza narrativa

Christopher Nolan difende a spada tratta il suo nuovo film Odissea (titolo originale: The Odyssey), che nelle ultime ore è finito al centro di polemiche su armature e scelte di cast. Il regista britannico-statunitense rivendica il suo metodo.

Le discussioni attorno a Odissea, il nuovo kolossal atteso nelle sale il 17 luglio 2026, si sono concentrate fin da subito su due fronti controversi: l’estetica delle armature dei guerrieri e la presenza del rapper Travis Scott nel ruolo di un bardo.

 

A fronte delle critiche circolate online, il regista ha difeso con decisione le proprie scelte creative, rivendicando un approccio fondato su speculazione storica e coerenza narrativa. Il film, successivo al successo di Oppenheimer, si presenta come una produzione monumentale da 250 milioni di dollari, ispirata al poema epico di Omero e realizzata con tecniche e ambizioni fuori scala per l’industria contemporanea.

Girato interamente in formato Imax da 70 mm — prima assoluta nella carriera di Nolan — il progetto ricostruisce il viaggio di Odysseus (Odissea, Ulisse insomma), interpretato da Matt Damon, sovrano greco impegnato in un ritorno lungo e pieno di ostacoli verso la moglie Penelope, interpretata da Anne Hathaway. Attorno alla coppia centrale si sviluppa un cast corale che include Tom Holland nei panni di Telemachus, Robert Pattinson come Antinous, Lupita Nyong’o nel ruolo di Helen of Troy, Zendaya come Athena, Charlize Theron nei panni di Calypso, Jon Bernthal come Menelaus e Benny Safdie come Agamemnon.

Le critiche online e la difesa delle armature micenee

Una parte significativa del dibattito pubblico si è concentrata sull’aspetto visivo delle armature, giudicate da alcuni utenti troppo moderne e persino assimilabili alla Batsuit di Batman. Christopher Nolan ha respinto queste osservazioni, spiegando che le scelte estetiche derivano da ipotesi storiche e da una precisa intenzione artistica legata alla rappresentazione dello status sociale.

 

Nolan ha dichiarato: “Esistono pugnali micenei realizzati in bronzo annerito. La teoria è che probabilmente all’epoca fossero in grado di annerire il bronzo. Si prende il bronzo, si aggiungono quantità maggiori di oro e argento e poi si utilizza lo zolfo… Con Agamemnon, Ellen Mirojnick, la nostra costumista, sta cercando di comunicare quanto sia elevato rispetto a tutti gli altri. Questo risultato si ottiene attraverso materiali che sarebbero stati estremamente costosi". 

Secondo il regista, la costruzione visiva non nasce quindi da una stilizzazione arbitraria, ma da una ricostruzione plausibile dell’antichità micenea, in cui materiali e lavorazioni costose diventano strumenti narrativi per segnare le gerarchie di potere, in particolare nel caso di Agamemnon.

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Travis Scott e il ruolo del bardo: la tradizione orale come chiave interpretativa

Un’altra scelta che ha attirato attenzione e perplessità riguarda la partecipazione di Travis Scott nel ruolo di un bardo, apparizione già notata nel primo trailer del film. Anche in questo caso Nolan ha risposto alle critiche, chiarendo la logica concettuale dietro il casting.

“L’ho scelto perché volevo richiamare l’idea che questa storia sia stata tramandata come poesia orale, un concetto analogo al rap”, ha affermato il regista.

 

L’inserimento del rapper viene quindi interpretato come un ponte tra la tradizione epica orale e le forme contemporanee di narrazione musicale, con particolare riferimento al rap come linguaggio moderno della trasmissione poetica e performativa.

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Un metodo di lavoro tra scienza, ipotesi e ricostruzione del passato

La precisione metodologica di Christopher Nolan non è una novità nella sua carriera. Già con Interstellar il regista aveva coinvolto un team di scienziati per rendere il più accurata possibile la rappresentazione dei fenomeni fisici e cosmologici.

In Odissea, lo stesso principio viene applicato a un contesto diverso: non più il futuro, ma un passato remoto da ricostruire attraverso interpretazioni plausibili.

 

“Per Interstellar, ci si chiede: ‘Qual è la migliore speculazione possibile sul futuro?’ Quando invece si osserva il passato antico, in realtà il processo è identico”, ha spiegato Nolan. “Qual è la migliore speculazione possibile e come posso utilizzarla per creare un mondo?”

Una visione che unisce cinema storico e fantascienza sotto la stessa logica creativa: la costruzione di mondi coerenti a partire da ipotesi ragionate.

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Il rapporto con le critiche e la rivendicazione del rigore

Pur consapevole delle reazioni contrastanti che accompagnano ogni sua opera su larga scala, Nolan ha ribadito la volontà di mantenere un approccio serio e strutturato, anche a fronte del dissenso.

 

“Spero che il pubblico apprezzi il film, anche se non dovesse essere d’accordo con ogni singolo elemento. Abbiamo avuto molti scienziati che hanno criticato Interstellar. Ma ciò che conta davvero è che nessuno pensi che tu abbia affrontato tutto questo con leggerezza.”

Una posizione che sintetizza la sua impostazione autoriale: accettare il confronto critico, ma rivendicare sempre la profondità e la coerenza del processo creativo alla base di Odissea.

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