Dead Man's Wire, la vera storia che ha ispirato il film di Gus Van Sant con Bill Skarsgård

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Febbraio 1977, Indianapolis. Anthony Kiritsis si presenta alla Meridian Mortgage Co., con cui aveva stipulato un mutuo da 100mila dollari 3 anni prima. Prende in ostaggio Richard Hall, figlio del direttore: è convinto che la società abbia tramato per metterlo nella condizione di non poter ripagare il debito. Lega un filo collegato a un fucile al collo di Hall e lo trascina in giro per la città per tre giorni. È questa la vicenda che ha ispirato "Il filo del ricatto - Dead Man's Wire", in sala dal 19 febbraio

Nel 1977 la città di Indianapolis, Stati Uniti, fu tenuta con il fiato sospeso per tre giorni. La mattina dell’8 febbraio, il 44enne Anthony “Tony” Kiritsis si presentò alla sede della Meridian Mortgage Company, società di prestiti che tre anni prima gli aveva concesso un mutuo di oltre 100mila dollari per comprare un terreno dove costruire un centro commerciale. Prese in ostaggio Richard Hall, il figlio del presidente. Era convinto che la Meridian avesse tramato alle sue spalle, spingendo gli investitori lontano dalla sua proprietà. Non aveva più i soldi per ripagarli e stava per scattare il pignoramento dei beni. Mise un filo al collo di Hall, collegato a un fucile a canne mozze. Se avesse tentato di scappare, o anche se solo avesse fatto un movimento troppo brusco, l’arma avrebbe sparato da sola. Fece girare Hall per tutta Indianapolis, sfogandosi pubblicamente nel mentre con il conduttore radiofonico Fred Heckman, dell’emittente locale WIBC-AM. Il rapimento di Hall è raccontato passo per passo ne Il Filo del ricatto - Dead Man’s Wire di Gus Van Sant, presentato fuori concorso lo scorso settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, in uscita nelle sale italiane domani, 19 febbraio. A interpretare Kiritsis è Bill Skarsgård. Il ruolo di Richard Hall è di Dacre Montgomery, quello di Fred Heckman (che nel film si chiama Fred Temple) è di Colman Domingo. Nel cast ci sono anche Al Pacino, nei panni del padre di Hall, Cary Elwes in quelli del detective Michael Grable e Myah’la in quelli della giornalista televisiva Linda Page. 

La vera storia dietro Dead Man's Wire: il rapimento di Richard Hall

La polizia di Indianapolis non riuscì a salvare subito Hall, a causa del filo mortale che lo teneva nella morsa del suo rapitore. La tattica fu quindi quella di provare a fare ragionare Kiritsis. In tutto l’episodio durò 63 ore. Kiritsis trascinò Hall per il centro di Indianapolis e poi lo obbligò a guidare un’auto della polizia, di cui era riuscito a impossessarsi, fino al suo appartamento, che sosteneva essere pieno di esplosivi. Avrebbe rilasciato Hall soltanto se la Meridian gli avesse versato cinque milioni di dollari e si fosse scusata pubblicamente. Alle forze dell’ordine chiedeva l’immunità. Il 10 febbraio, con l’ostaggio ancora intrappolato, organizzò una conferenza stampa fuori da casa sua. Rassicurato che avrebbe ottenuto tutto quello che aveva chiesto, liberò Hall. A quel punto fu arrestato. 

Kiritsis fu giudicato infermo di mente: non entrò mai in carcere

Kiritsis non entrò mai in carcere, nonostante le pesanti accuse di rapimento, estorsione e rapina a mano armata. Fu giudicato malato di mente e fino al 1988 rimase ricoverato in diverse strutture psichiatriche. Avrebbe potuto essere liberato già nel 1979, ma si rifiutò di sottoporsi a trattamenti volontari. Come ricorda Time Magazine, il caso ebbe un risalto così grande che i legislatori dello Stato dell’Indiana si misero al lavoro per una legge che, da lì in poi, avrebbe permesso ai giudici di pronunciare i verdetti di "colpevole, ma malato di mente" oppure "non responsabile per infermità mentale". Come si vede anche nel film, rimase sempre vicino a Kiritsis il fratello James, che alla stampa parlò di un suo tracollo dopo la morte per cancro della madre. Prima del rapimento di Hall, Tony era stato arrestato per aggressione e tentato omicidio e per aver sparato a un altro fratello, Tom (in tutto erano cinque), ma entrambi i casi furono archiviati. Ex membro dell’esercito, che aveva combattuto anche durante la Guerra di Corea, Kiritsis negli anni seguenti si mantenne grazie alla pensione militare. Sviluppò problemi di alcolismo e si ammalò di diabete. Morì il 28 gennaio 2005, sempre a Indianapolis. 

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la vera foto del rapimento e una scena del film
A sinistra una foto di Kiritsis e Hall del 1977, a destra una scena del film - Getty/Webphoto

Gus Van Sant su Kiritsis: "Un gesto folle, ma a modo suo eroico"

Gus Van Sant, alla Mostra del Cinema 2025, ha spiegato di essere stato attirato dalla storia per due motivi in particolare: i fatti si sono svolti nello stesso Midwest dove è cresciuto (anche se lui è di Louisville, Kentucky) e il "gesto folle" di Kiritsis, anche se in modo "distorto", fu anche un gesto "eroico". Per il regista, Tony "sognava di essere un vincente, ma sentiva che gli stavano portando via qualcosa di suo e quindi perdeva sempre più il controllo: lo vedo come un uomo che lotta dal fondo contro un sistema molto più grande". Il film ha vinto il Campari Passion for Film Award. 

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