Jonny Greenwood dei Radiohead contro il docu su Melania Trump: "Togliete la mia musica"
CinemaÈ scontro sulla colonna sonora del film che segue la first lady degli Stati Uniti nel periodo dei venti giorni che precedono il secondo insediamento presidenziale del marito Donald Trump. Il chitarrista collega di Thom Yorke, autore di musiche per 12 pellicole, non ha partecipato alla realizzazione della soundtrack del docu diretto da Brett Ratner. Tuttavia, nel film compare un estratto musicale tratto dalla partitura da lui composta per Phantom Thread, lungometraggio del 2017 diretto da Paul Thomas Anderson
Jonny Greenwood, il chitarrista dei Radiohead che spesso presta il suo talento musicale alla settima arte, si scaglia contro il documentario Melania, richiedendo la rimozione di un suo brano composto per il film Phantom Thread che si ascolta anche nel film sulla first lady statunitense.
Una controversia inattesa che sta scuotendo il mondo dell’audiovisivo e della musica da film. Jonny Greenwood, chitarrista che suona nel celebre gruppo capitanato da Thom Yorke e autore di numerose colonne sonore, ha chiesto che una sua composizione venga eliminata da Melania, produzione Amazon dedicata a Melania Trump e diretta da Brett Ratner.
La vicenda, che coinvolge anche il regista Paul Thomas Anderson e la casa di distribuzione Universal, si innesta su un contesto già carico di polemiche per l’accoglienza critica riservata al film.
Il brano contestato e la posizione di Greenwood
Pur avendo firmato le musiche di dodici pellicole nel corso della sua carriera, Jonny Greenwood non ha preso parte alla realizzazione della colonna sonora del documentario Melania. Eppure, nel film compare un passaggio musicale tratto dalla partitura composta per Phantom Thread, pellicola del 2017 diretta da Paul Thomas Anderson.
La presenza di quel brano non sarebbe stata oggetto di consultazione preventiva con il compositore.
In una dichiarazione, ottenuta dal magazine statunitense Variety dal rappresentante di Greenwood, Jonny Greenwood e Paul Thomas Anderson affermano congiuntamente: "È giunto alla nostra attenzione che un brano musicale di Phantom Thread è stato utilizzato nel documentario Melania".
Il rappresentante di Greenwood spiega a Variety: "Sebbene Jonny Greenwood non possieda il copyright della colonna sonora, la Universal non è riuscita a consultare Jonny su questo utilizzo da parte di terzi che costituisce una violazione del suo accordo con il compositore. Di conseguenza Jonny e Paul Thomas Anderson hanno chiesto che venisse rimossa dal documentario".
Secondo quanto dichiarato, l’omessa consultazione configurerebbe una violazione degli accordi contrattuali che regolano l’impiego della musica composta da Jonny Greenwood. Da qui la richiesta formale di eliminare il brano dal documentario. Eppure la produzione del film Melania ha replicato, facendo sapere di essere in possesso di tutte le autorizzazioni delle musiche.
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La replica di Marc Beckman, produttore di Melania
Alla presa di posizione di Jonny Greenwood ha risposto Marc Beckman, produttore di Melania, respingendo ogni accusa di irregolarità. Marc Beckman sostiene che la produzione disponga dei diritti legali e delle autorizzazioni necessarie per tutte le musiche inserite nel film, con contratti regolarmente sottoscritti e pienamente validi.
Il documentario, diretto da Brett Ratner, segue Melania Trump nelle fasi che precedono la seconda inaugurazione del marito alla presidenza degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Variety, il costo del progetto supererebbe quello di quasi ogni altro documentario mai realizzato, a testimonianza dell’entità dell’investimento sostenuto da Amazon MGM per acquisizione e promozione.
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Incassi rilevanti e divario con il pubblico
Nonostante abbondino le recensioni negative e le persistenti voci secondo cui non tutti i biglietti sarebbero stati acquistati da spettatori in carne e ossa, il documentario Melania ha ottenuto risultati economici significativi.
Dopo due fine settimana di programmazione, ha incassato 13,35 milioni di dollari nel mercato interno statunitense, cifra che Variety descrive come una performance solida al botteghino nazionale.
Resta tuttavia improbabile che tali introiti riescano a compensare gli ingenti costi di acquisizione e marketing sostenuti da Amazon MGM.
Colpisce inoltre la marcata distanza tra il giudizio della critica e quello del pubblico. A fronte dell’8 per cento di valutazioni positive registrato tra i critici su Rotten Tomatoes, il film vanta un indice di approvazione del pubblico pari al 99 per cento. Un divario che alimenta ulteriormente il dibattito attorno a un’opera già al centro di controversie artistiche, legali e mediatiche.
In questo scenario, la richiesta avanzata da Jonny Greenwood e Paul Thomas Anderson rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda che continua a far discutere, tra tensioni contrattuali e una ricezione pubblica profondamente polarizzata.