Cinéma Besson, una guida all'opera di Luc Besson: dagli esordi a Dracula - L'amore perduto
Cinema
Cinéma Besson di Mirko Tommasi, edito da Shatter Edizioni con prefazione di Massimo Giraldi, è il primo saggio italiano che analizza in modo sistematico l’opera di Luc Besson. Ogni film è affrontato attraverso schede complete di cast, trama e ricezione critica, affiancate da capitoli tematici dedicati alla regia, allo stile visivo, alla musica, alla produzione e al lavoro di Besson nella pubblicità e nei videoclip
Cinéma Besson è un libro che prende sul serio il cinema come forma, come metodo e come memoria. Il saggio di Mirko Tommasi, edito da Shatter Edizioni e introdotto dalla prefazione di Massimo Giraldi, affronta l’opera di Luc Besson con un’impostazione chiara e riconoscibile: analisi sistematica, attenzione al dettaglio, rifiuto delle semplificazioni critiche.
Fin dalle prime pagine emerge l’ambizione del progetto: restituire coerenza a una filmografia spesso raccontata per fratture, etichette e opposizioni. Tommasi costruisce una vera e propria mappa critica che attraversa l’intero percorso del regista francese senza separare arbitrariamente dimensione popolare e ricerca formale, successo commerciale e lavoro sul linguaggio. È un libro che guarda ai film prima delle definizioni e che sceglie il rigore dell’analisi al posto della polemica. Come chiarisce Giraldi in apertura, Besson è uno di quegli autori che hanno inciso profondamente sull’immaginario cinematografico europeo e internazionale, ma che proprio per questo sono stati spesso ridotti a formule: cinema contro pensiero, spettacolo contro rigore, eccesso contro misura. Cinéma Besson nasce per sottrarsi a queste scorciatoie.
Un libro costruito sul metodo
La struttura del volume è uno dei suoi punti di forza. Tommasi organizza il saggio su due piani complementari. Da un lato, l’analisi cronologica e completa della filmografia da regista, dagli esordi di Le Dernier Combat (1983) fino a Dracula – L’amore perduto (2025). Dall’altro, una serie di capitoli tematici che approfondiscono gli elementi di regia, lo stile visivo, il ruolo della musica, il simbolismo e la rappresentazione dei personaggi.
Ogni film è affrontato attraverso una scheda critica strutturata, che comprende cast, trama, contesto produttivo, lettura stilistica e ricezione critica. Questo approccio consente al libro di funzionare sia come strumento di consultazione sia come percorso unitario, evitando gerarchie arbitrarie tra opere considerate “maggiori” o “minori”.
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Gli esordi e la nascita di una poetica
Nei capitoli iniziali, Tommasi analizza Le Dernier Combat e Subway come manifesti embrionali: cinema del corpo e dello spazio, fondato sulla composizione visiva e sull’isolamento dei personaggi. Con Le Grand Bleu (1988) individua il primo vero snodo critico: il film che divide pubblico e critica, ma che definisce in modo irreversibile la dimensione sentimentale e radicale del cinema bessoniano.
Nikita (1990) e Léon (1994) vengono letti come opere centrali non solo per l’impatto culturale, ma per la costruzione di figure iconiche che fondono azione e fragilità, violenza e intimità, trasformando il melodramma in motore narrativo.
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Ambizione, eccesso, ritorni
Con Il quinto elemento (1997) e Giovanna d’Arco (1999), il libro affronta la fase dell’ambizione massima: kolossal europei, dialogo e scontro con Hollywood, gigantismo visivo e produttivo. Tommasi evita tanto l’entusiasmo acritico quanto la liquidazione frettolosa, leggendo questi film come momenti di crisi e di rilancio dell’idea stessa di cinema europeo.
Angel-A (2005) segna un ritorno più intimo e simbolico, mentre la trilogia di Arthur viene analizzata come progetto coerente di cinema popolare e transmediale. Nei capitoli dedicati agli ultimi film – da Lucy a Valerian, da Anna a Dogman – emerge un autore sempre più isolato, ma ostinatamente fedele alla propria visione.
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Gli elementi di regia: il cuore teorico
Il capitolo dedicato agli Elementi di regia rappresenta il fulcro teorico del volume. Tommasi scompone la regia di Besson in estetica visiva, composizione dell’immagine, uso del colore, montaggio e rapporto tra musica e narrazione. La forma non è mai decorativa: fotografia, scenografia e design contribuiscono attivamente alla costruzione del mondo diegetico.
Tommasi insiste su un punto spesso frainteso: nel cinema di Besson la forma non è mai un guscio vuoto. È una pelle. E come tutte le pelli sensibili, reagisce alla luce, al movimento, alla musica. I suoi film non spiegano: mostrano. E nel mostrare costruiscono un rapporto fisico con lo spettatore, fatto di colore, suono, ritmo, attrazione.
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Besson produttore, spot e videoclip
Solo dopo aver messo al centro il cinema, il libro apre capitoli dedicati a Besson produttore e al lavoro nella pubblicità e nei videoclip. Titoli come Taken – Io vi troverò, The Transporter, Wasabi, Taxi, Revolver o The Homesman vengono letti come esempi di un modello industriale che ha contribuito a ridefinire il cinema d’azione europeo.
Allo stesso modo, videoclip e spot pubblicitari non sono trattati come curiosità marginali, ma come veri laboratori formali, luoghi in cui si affinano ritmo, iconicità e sintesi visiva.
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Un libro che rimette ordine
Leggere Cinéma Besson significa accettare una cosa semplice e oggi quasi rivoluzionaria: che il cinema può essere insieme popolare e personale, eccessivo e fragile, rumoroso e intimista. Che può sbagliare, inciampare, persino esagerare. Ma continuare a esistere come gesto, come visione, come ostinazione.
Cinéma Besson non chiede di amare Luc Besson. Chiede qualcosa di più difficile: guardarlo meglio. Ed è esattamente questo che fa un buon libro di cinema.