Woody Allen si è scagliato contro la cancel culture

Cinema

Camilla Sernagiotto

©Getty

Il regista americano l’ha definita «La più grande stupidata della nostra generazione». È convinto che prima o poi ce ne vergogneremo. Si è espresso in questi termini durante un'intervista rilasciata ad ABC Spagna

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Woody Allen non è affatto d'accordo con il fenomeno dilagante della cancel culture. «La più grande stupidata della nostra generazione», addirittura così la definisce il regista statunitense.
L’espressione “cancel culture” (letteralmente traducibile come “cultura dell'annullamento” o “cultura della cancellazione”) indica quella forma moderna di ostracismo con cui si estromette qualcuno da cerchie sociali o professionali. Colpisce figure pubbliche, brand, prodotti di consumo e dell’entertainment a seguito di dichiarazioni o fatti considerati offensivi. Da Via col vento (eliminato dal catalogo HBO prima di essere riammesso con un'introduzione ad hoc per spiegare gli orrori della schiavitù) a Pepé Le Pew che non comparirà nel sequel di Space Jam presumibilmente perché maschilista e molesto, oggi la cancel culture sta dilagando. 

Woody Allen, dal canto suo, è fermamente convinto che prima o poi ce ne vergogneremo. Si è espresso in questi termini durante un'intervista rilasciata a ABC Spagna, un focus durante il quale Allen ha trattato parecchi argomenti, dal declino del cinema a stelle strisce fino appunto al fenomeno della cancel culture. Questo aspetto della società attuale sembra averlo toccato in maniera scottante, come le sue parole farebbero intuire.

«L’umanità si è costantemente comportata in modo stupido nel corso della storia. La cancel culture è la stupidità della nostra generazione» ha dichiarato senza mezzi termini.
A suo avviso questa tendenza verrà accantonata a breve, con tanto di ripensamenti e di vergogna del proverbiale “con il senno di poi”.
Come nell’era McCarthy (riferendosi al periodo degli anni ’50 in cui negli Stati Uniti d'America ci fu una vera propria caccia alle streghe, e in cui le streghe erano i comunisti e i filocomunisti) secondo Allen ce ne vergogneremo.

Il regista statunitense non è l'unico a pensarla in questa maniera: la stessa espressione “cancel culture” ha una connotazione abbastanza negativa, poiché cancellare non è mai la soluzione: la millenaria pratica del nascondere la polvere sotto al tappeto non ha dato buoni frutti, anzi. Nascondere sotto il tappeto gli scheletri nell’armadio, per esempio, è solamente un trasferire qualcosa di cui ci si vergogna. Ma "l’archeologia sociale" ci insegna che tutto prima o poi riemerge, qualsiasi cosa torna a galla. E gli effetti di quel riemergere pare possano essere ancora più devastanti.
Dunque la cultura della cancellazione, oltre a ledere i diritti della libertà d'espressione e a estremizzare il politically correct, è da molti osteggiata.  

Le parole di Woody Allen

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«Ce ne vergogneremo. Ci diremo: ‘Mio Dio, le persone lo hanno fatto davvero e l’hanno accettato?’» prosegue il regista di Manhattan, Io e Annie e Midnight in Paris (giusto per citare alcuni dei titoli dei ben 50 film che ha girato durante la sua lunga carriera).
Le critiche che quest'uomo muove alla tendenza della cancel culture (che per molte persone è negativamente da annoverare tra deprecabili espressioni di ostracismo e censura) dipendono anche dal fatto che Woody Allen è proprio uno di quelli che è stato travolto da questa ondata perbenista. Il motivo? Con la nascita del movimento #MeToo, sono riemerse le vecchie accuse di molestie sessuali nei confronti della figlia adottiva Dylan Farrow.

Tante persone hanno preso le distanze da Allen

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Benché la vicenda delle presunte molestie sessuali di Allen nei confronti della figlia adottiva Dylan venga dibattuta ormai da decenni (recentemente è stata anche oggetto di un documentario intitolato Allen vs. Farrow) e nonostante non abbia mai comportato nessuna condanna a livello legale, tante star così come tanti studios hanno deciso di prendere comunque le distanze da lui.

L’uscita del film A Rainy Day in New York è stata sospesa da Amazon Studios, il che ha spinto Woody Allen a fare causa alla produzione. Con la restituzione dei diritti di distribuzione negli Stati Uniti al regista e una risoluzione consensuale datata novembre 2019, il contenzioso si è risolto, tuttavia resta indubbio che per Allen non sono stati tempi facili.

Il quattro volte premio Oscar ha parlato di insegnanti e docenti universitari licenziati, scienziati screditati e attori messi nelle liste nere: «Le persone alla fine se ne renderanno conto. […] Ci sono già molte persone che vedono la cancel culture per quello che è: un imbarazzo», ha affermato Allen.

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E pensare che il movimento #MeToo gli è nato praticamente in casa: il giornalista che portò alla nascita del movimento contro le molestie sessuali è Ronan Farrow, ossia l'unico figlio biologico di Woody Allen (anche se c'è un però, che vedremo tra poco).

Ronan è colui che ha raccontato per il New Yorker lo scandalo degli abusi sessuali che coinvolse Harvey Weinstein, dando il via al movimento di cui sopra (e di fatto riaprendo lo scandalo che coinvolge il padre).

Parliamo dell'unico figlio biologico di Woody Allen (tutti gli altri sono adottivi), anche se Ronan ha deciso di mantenere soltanto il cognome della madre.
Nonostante venga considerato l’unico figlio biologico di Allen, c'è un però (come dicevamo prima): Mia Farrow pochi anni fa ha rivelato in un'intervista a Vanity Fair che molto probabilmente Ronan non è figlio di Woody Allen bensì di Frank Sinatra.

Ricordiamo che "The Voice" era il marito di Mia Farrow, il quale le chiese il divorzio mentre l'attrice stava lavorando sul set del film Rosemary’s Baby di Roman Polański.
Nonostante Sinatra le avesse chiesto il divorzio (pare per colpa di quella pellicola, “maledetta” in tutto e per tutto, se si pensa a cosa accadde un anno e due mesi dopo il primo ciak alla famiglia del regista Roman Polanski) i due ex coniugi sono rimasti molto legati, anche dopo essersi separati. Talmente legati da avere intrattenuto ancora rapporti di tipo sessuale, quindi, ossia quelli che fanno pensare a Mia Farrow che Ronan possa essere figlio suo anziché di Woody Allen.

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