Jafar Panahi sfida gli Orsi che non esistono. La recensione del film premiato a Venezia

Cinema

Paolo Nizza

Vincitore del premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia,  la nuova opera del regista attualmente detenuto in Iran è un ritratto di un Paese schiacciato dal potere e dalla superstizione. La pellicola è al cinema dal 6 ottobre

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Gli orsi non esistono in Iran. Al limite qualche orsacchiotto di pezza. Purtroppo, esiste, invece, una sentenza che ha condannato il regista del film Jafar Panahi a sei anni per propaganda contro il sistema. La pena ha impedito al cineasta iraniano di essere presente al Lido. Ma la sua opera ha vinto il premio speciale  della Giuria alla 79.ma Mostra del cinema di Venezia. Ed è la dimostrazione che ancora una volta il cinema può essere un mezzo efficace per raccontare la realtà, attraverso la finzione. E mai come in questo caso, associare l’aggettivo necessario a un film non è un vezzo né una forzatura, ma un atto di giustizia. Gli orsi non esistono – No Bears è arrivato, finalmente  nelle sale cinematografiche  italiane  distribuito da Academy Two.

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Il wi-fi non è la cosa che funziona meglio in un villaggio dell’Iran al confine con la Turchia. Di contro la superstizione, la censura, l’ingiustizia funzionano alla grande. Per cui il regista protagonista de Gli Orsi non esistono (interpretato dallo stesso Panahi) si ritrova a confrontarsi con gli abitanti di un paesino rurale. Al netto dell’affettata gentilezza, delle tazze di tè, degli squisiti manicaretti locali, la popolazione pare molto diffidente nei confronti di questo cineasta proveniente da Teheran. E mentre Jafar dirige da remoto la sua troupe, due storie si sviluppano e procedono in parallelo, minacciate da incomprensibili tradizioni, obsolete credenze corrive ipocrisie.

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Gli Orsi non esistono, come in una sorta di “messa in abisso", è una specie di specchio in cui si riflette la vicenda privata e pubblica di Panahi. Il cineasta, autore di capolavori come Taxi Teheran o Tre volti, è stato condannato per propaganda contro il sistema.

Era stato arrestato l'11 luglio dopo essersi recato alla procura di Teheran per avere aggiornamenti sul caso di un altro regista arrestato.

Panahi deve scontare una condanna a sei anni di reclusione che gli era stata comminata nel 2010 e mai applicata, ha spiegato l'autorità giudiziaria.

"Panahi era stato condannato nel 2010 a un totale di sei anni di carcere... e quindi è stato condotto nel centro di detenzione di Evin per scontare la sua pena", ha dichiarato ai giornalisti il portavoce della magistratura Massoud Setayeshi. 

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A volte anche con un budget risicato e un cast ridotto ai minimi termini si può realizzare un’opera potente e indimenticabile. È il caso di Gli Orsi non esistono. Si è liberi solo nelle limitazioni diceva Fassbinder. Sicché, confinato in villaggio sperduto, Panahi tenta di allargare gli orizzonti, superare i confini, ma l’ottusità dei burocrati, la prospettiva antistorica di un Paese incatenato dalle proprie credenze, rende amaro questo viaggio cinematografico. Eppure, alla fine della proiezione, si prova un senso di gratitudine. Perché ci è stata data la possibilità di assistere a un'opera girata in clandestinità, una finestra su un mondo terribile, ma che è importante raccontare. E ancora una volta l’arte, quando è autentica, riesce vincere su tutto.

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