Sean Penn è in Ucraina per un documentario sulla guerra

Cinema

Camilla Sernagiotto

©Getty

L'attore premio Oscar, attivista umanitario di lunga data, è arrivato a Kiev per girare un film che documenti la guerra “È venuto appositamente a Kiev […] per dire al mondo la verità sull'invasione russa del nostro Paese”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy. “Il nostro Paese gli è grato per una tale dimostrazione di coraggio e onestà"

Sean Penn è arrivato in Ucraina per girare un documentario sulla guerra (LO SPECIALE).
L'attore e regista premio Oscar - che è un attivista umanitario di lunga data - ha partecipato a una conferenza stampa del governo ucraino a Kiev giovedì 24 febbraio.


In occasione della conferenza stampa, Penn ha incontrato parecchi funzionari e militari ucraini, oltre a svariati membri dell'esercito e giornalisti.
Il divo di Hollywood aveva già visitato l'Ucraina nel novembre 2021 per effettuare sopralluoghi e ricerche per il suo film.

Secondo quanto riporta Newsweek, Sean Penn ha incontrato il vice primo ministro Iryna Vereshchuk. Nel frattempo l'ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ha rilasciato una dichiarazione attraverso l'ambasciata ucraina per elogiare il gesto del celebre attore e regista: “È venuto appositamente a Kiev per registrare tutti gli eventi che stanno accadendo, per dire al mondo la verità sull'invasione russa del nostro Paese. […] Il nostro Paese gli è grato per una tale dimostrazione di coraggio e onestà”.

Nella dichiarazione ufficiale diramata dall'ambasciata ucraina viene sottolineato il fatto che “Sean Penn è tra coloro che oggi sostengono l'Ucraina in Ucraina”, complimentandosi con il coraggio dimostrato da questa star, che non è nuova a progetti di tipo umanitario come questo.

Nelle parole che arrivano dall'ufficio del presidente ucraino non mancano critiche nei confronti di alcuni politici occidentali. Si legge infatti, a proposito del divo hollywoodiano arrivato in Ucraina, che lui “sta dimostrando il coraggio che a molti altri è mancato, in particolare ad alcuni politici occidentali. Se ci fossero più persone così – veri amici dell'Ucraina, che sostengono la lotta per la libertà – potremo fermare prima questa atroce invasione della Russia”.

Le ricerche di Sean Penn in Ucraina nel 2021

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Nel novembre 2021 Sean Penn era già stato in Ucraina per effettuare ricerche nella fase di pre-produzione del suo film.

Le visite assieme all'esercito ucraino sono state documentate dall'apposito servizio stampa dell'operazione, messo a disposizione da parte delle forze congiunte ucraine. Di quel sopralluogo erano state pubblicate sui social network le immagini che documentavano la visita di Sean Penn in Ucraina, condivise in rete lo scorso novembre.

La conferma del documentario arriva da Variety

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A confermare il progetto di Sean Penn di girare un documentario sull'invasione russa dell'Ucraina è il magazine statunitense Variety.
Giovedì 24 febbraio il sito web ha riportato le conferme, che gli sono arrivate dai Vice Studios, la casa di produzione che si occuperà del film.

Un progetto che era già stato pianificato da Penn negli scorsi mesi ma che ora è diventato di primaria importanza, da quando nelle scorse ore la Russia ha incominciato un attacco su vasta scala al suo vicino, l'Ucraina.

Stiamo assistendo a una crisi che molti leader mondiali definiscono “il peggior conflitto in Europa del 1945”, come riporta il Guardian.

Gli impegni umanitari di Sean Penn

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Questo nome del cinema è anche un nome dell'attivismo umanitario: Sean Penn si batte per i diritti umani ormai da anni.


Questa non è la prima volta che decide di andare nell'epicentro di una crisi: l'attore, oggi sessantunenne, nel 2020 è stato il soggetto del documentario di Discovery Plus intitolato Citizen Penn, scritto e diretto da Don Hardy e prodotto da Hardy e Shawn Dailey. Un resoconto del lavoro in prima linea che l'attore ha condotto per aiutare la popolazione haitiana durante il devastante terremoto che nel 2010 ha distrutto Haiti, causando 250 mila morti e circa 5 milioni di sfollati.


Anche in quel caso Penn era arrivato quasi immediatamente sull'isola, poche ore dopo la tragedia. Il suo progetto originario era quello di rimanere ad Haiti per un paio di settimane, al fine di aiutare a distribuire cibo e medicine Tuttavia non se l'è sentita di andarsene dopo aver visto tutta quella devastazione: è rimasto ad Haiti molto di più del previsto, creando un'organizzazione chiamata J/P HRO che poi è stata ribattezzata CORE, acronimo di Community Organized Relief Effort. A questa organizzazione si deve la gestione del più grande campo di sfollati del Paese.

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Non soltanto il suo lavoro ad Haiti è da ricordare tra i suoi impegni umanitari. Questa celebrità ha recentemente avuto un ruolo chiave per i test Covid istituiti negli Stati Uniti. A lui si deve la gestione del più grande sito di vaccinazione su territorio americano, istituito presso il Dodgers Stadium di Los Angeles.

"Dal clima, alla risoluzione dei conflitti, alla povertà e al Covid-19, la cittadinanza richiede sempre più servizio. Il servizio stesso può essere una strada accidentata, ma una strada che tutti dobbiamo percorrere. Don Hardy l'ha percorsa con CORE (JP/HRO) per oltre un decennio e spero che il suo cinema possa trovare qualche forma di ispirazione per chi lo guarda. Mostra il buono, il cattivo e il brutto”,  aveva dichiarato Sean Penn in un comunicato ufficiale diffuso in occasione dell'uscita del film Citizen Penn. Quelle parole sono ancora molto attuali.

L'intervista a "El Chapo"

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Ricordiamo anche che nel gennaio 2016 Sean Penn ha pubblicato su Rolling Stone USA un'intervista esclusiva con il boss della droga messicano Joaquín "El Chapo" Guzmán.

Benché quell'intervista sia stata ritenuta molto controversa, come ricorda in queste ore The Guardian, il viaggio segreto dell'attore e regista per raggiungere il leader del cartello di Sinaloan - che era riuscito a evadere dal carcere nel 2015 - alla fine ha aiutato le autorità messicane ad arrestare definitivamente El Chapo.


Tuttavia in quel caso Sean Penn non si disse affatto soddisfatto e in seguito ha raccontato di essere attanagliato da un "terribile rimpianto”, dovuto al fatto che la sua intervista e l'articolo di 10.000 parole per il magazine RS non avessero raggiunto il suo vero obiettivo. Il suo scopo principale, infatti, era quello di cambiare la conversazione sulla guerra alla droga.

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