Aline - La voce dell'amore, il film sulla vita di Celine Dion: trama e cast

Cinema

Presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Cannes, arriva nelle sale italiane dal 20 gennaio, il biopic liberamente ispirato alla vita dell'artista canadese

Arriva nelle sale cinematografiche italiane, a partire da giovedì 20 gennaio, Aline -La voce dell'amore, diretto e interpretato da Valérie Lemercer. Ispirato alla vita della cantante Celi Dione, il film racconta le vicissitudini di Aline, donna dotata di una voce eccezionale Quando il produttore musicale Guy-Claude la ascolta per la prima volta, si prefigge un unico scopo: fare di Aline la più grande cantante del mondo. Sostenuta dalla sua famiglia e guidata dall'esperienza e poi dall'amore crescente di GuyClaude, Aline vivrà un destino straordinario.

Aline-La voce dell'amore, il poster del film

Il cast di Aline: SYLVAIN MARCEL è Guy-Claude 

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Aline, il trailer del film ispirato alla vita di Céline Dion

Quando il mio agente mi ha parlato dell'offerta di Valérie, ho pensato che mi stesse prendendo in giro. Ho pensato che se era uno scherzo, non era affatto divertente! Invece no: Valérie è venuta a Montreal, era proprio lei! Avevo fatto un po' di ricerche su Internet: stava preparando un film su Céline. Mi sono sentito sollevato… e sono rimasto anche molto colpito. Dopo tutto Céline e René sono stati la coppia più famosa del mondo… Ho chiesto a Valérie come mi avesse trovato e la risposta è stata abbastanza divertente: aveva digitato “attore comico” e la mia foto era stata la prima a comparire su Internet. Sono venuto a Parigi a fare qualche screen test e tre giorni dopo Valérie ha telefonato per dirmi che la parte era mia. Abbiamo festeggiato un bel po' quando sono tornato a casa. In Québec qualsiasi cosa girata su Céline e René è comica oppure è una parodia. Per cui quando ho letto la sceneggiatura non ho capito subito cosa Valérie stesse cercando di fare. La sua risposta è stata elettrizzante: una storia d'amore. Così ho capito quale sarebbe stato il mio ruolo. All'inizio, durante le prove, imitavo la voce profonda e roca di René. Valérie mi ha subito chiesto si parlare in modo più chiaro. Avrei dovuto essere Guy-Claude, non René. Così ho mantenuto il suo modo di muoversi lento e alcuni altri suoi aspetti – specialmente grazie all'incredibile lavoro fatto da truccatori e parrucchieri – ma li ho usati per interpretare qualcun altro: Guy-Claude, usando la mia voce. Questo è uno dei ruoli più importanti che mi siano stati offerti in tutta la mia carriera. Sono stato terribilmente sotto pressione, ma vivere come un parigino mi ha fatto trascorrere due mesi molto insoliti. Ed è stata anche un'opportunità per recitare con attori québécois che in Québec avevo solo incontrato di sfuggita. C'è voluta una francese per farci incontrare… a Parigi! Valérie è una donna molto cordiale. Grazie ad un'intesa nata immediatamente, siamo riusciti a ricreare la relazione intima e amorosa della coppia che dovevamo interpretare. Tuttavia non è una regista facile con gli attori! È talmente perfezionista. Ogni volta che dovevamo girare una scena insieme e la macchina da presa inquadrava me, lei senza volerlo muoveva le labbra ripetendo le mie battute. Mi faceva distrarre! Ma è normale: desiderava talmente tanto che la ripresa funzionasse, e che l'emozione fosse palpabile! E c'era in gioco la sua reputazione, come attrice e come regista, per un progetto così importante. 

DANIELLE FICHAUD è Sylvette

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Valérie mi ha trovata attraverso il mio agente e mi ha mandato quattro lunghe scene da preparare per un'audizione. Ho impiegato 60 ore a prepararmi per quell'audizione! Ho lavorato sul quel testo rivoltandolo come un calzino, ho letto tutto il possibile sulla signora Dion. Avevo avuto una settimana di lavoro intensa, per alcune conferenze ed altri impegni, e due giorni prima dell'audizione l'ordine del lungo monologo nel quale chiedo a Guy-Claude di lasciar perdere mia figlia era stato cambiato: le parole erano le stesse ma messe in un ordine diverso! Ho dovuto rifare da capo tutto il lavoro. Ma a me piace lavorare, analizzare un testo… Ho insegnato recitazione per otto anni alla Québéc Film School, l'equivalente della Fémis, e ho frequentato anch'io una scuola di recitazione– l'equivalente del Cours Florent in Francia – per trentuno anni. Quando ho incontrato Valérie è stato amore a prima vista: ci siamo piaciute fin dall'inizio. Non ho mai provato niente del genere per un regista. Mai. Amicizia istantanea. Sul lavoro ho un'indole tranquilla e ho sempre voglia di darmi da fare. Credo che Valérie cercasse una… mamma solida che non avesse bisogno di essere rassicurata in ogni momento. E deve aver sentito questo fin dalla prima audizione. Mi ero preparata così bene che è rimasta sorpresa da quanto avessi già approfondito la parte emotiva del personaggio. Mi piace potermi vantare dei miei colleghi. Dar loro il giusto spazio, e Valérie ha così tanto talento da occuparne parecchio di spazio! Se dovessi usare una metafora tennistica, direi che riesce a colpire ogni palla! Inoltre non mi offendo facilmente e non considero le critiche come un fatto negativo, al contrario, le considero una specie di sfida. E a Valérie questo piace. E' una perfezionista. Buon per lei. Non c'è niente di peggio di un regista con le idee confuse. In Québec non abbiamo molti fondi per il cinema, e neanche una vasta platea di spettatori, per cui siamo abituati a girare in fretta, seppure in modo efficiente. Qui da noi comportarsi bene è essenziale, e un attore che recita male o che non prende le cose seriamente è giudicato molto negativamente. Riusciamo a girare quarantacinque pagine di testo in un solo giorno. Bisogna essere dei veri professionisti! Sylvain, che interpreta Guy-Claude, ed io siamo vecchi amici. In Québec abbiamo lavorato spesso insieme. All'inizio delle riprese di ALINE, non riuscivamo a capacitarci: venticinque ciak per una sola ripresa in campo lungo! Da noi quattro ciak sono già il massimo. All'inizio pensavamo che Valérie non fosse contenta di noi ma poi abbiamo capito che dipendeva solo del suo perfezionismo.

ANTOINE VÉZINA  è Jean-Bobin 

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Mi piacciono le idee sorprendenti, ed ALINE è proprio una di queste. Un rischio totale affrontatp con grande onestà. Valérie rappresenta Céline in modo completo. Ne ha l'accento, e ha un approccio unico alla storia. Sono stato contento di aver collaborato a questo progetto estremamente personale. Céline Dion è certamente il nostro monumento nazionale, ma i monumenti sono fatti per essere osservati da diverse angolature, cosa che ci permette di apprezzarli ancora di più. Il fatto che Valérie sia francese è stato un vantaggio. Innanzi tutto mi è piaciuto cambiare fisicamente per interpretare Jean-Bobin: è stata realizzata una maschera del volto di Valérie, applicata poi sulla mia faccia. Probabilmente ero molto più carino! Gli attori amano sempre questo tipo di trasformazione. Li aiuta a sentirsi qualcun altro. Mano a mano che le riprese andavano avanti, Valérie sembrava apprezzare la mia presenza discreta nel ruolo secondario di suo fratello maggiore, e così ha deciso di darmi un po' più di spazio sullo schermo, rispetto a quello previsto nella sceneggiatura. Mi ha quindi offerto qualche scena in più e a me ha fatto piacere sentirmi utile. Ha fatto riferimento con precisione ai fatti reali, perché il fratello di Céline le è sempre stato al fianco, pur rimanendo nell'ombra. E' ovvio che Valérie fosse sempre molto impegnata, perché aveva molti ruoli da svolgere, ma ugualmente ha trovato il tempo di divertirsi con me tra una ripresa e l'altra e mi ha anche dato un indirizzo dove trovare a Parigi un buon pain au chocolat. E' stata talmente carina da non farci mai sentire la pressione che aveva addosso. Come attrice, nel momento in cui iniziava a recitare dava subito il 100%. Non avrei mai immaginato che un giorno avrei recitato con lei, e devo dire che è molto più facile lavorare con una grande attrice. E' come una macchina da corsa, puoi fidarti di lei e finisci coll'esprimerti al suo livello. 

Le parole del direttore della fotografia LAURENT DAILLAND

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Valérie avrebbe voluto lavorare con me per il suo film È ARRIVATO NOSTRO FIGLIO ma io non ero libero. Me lo ha riproposto gentilmente per MARIE-FRANCINE, al quale ho lavorato, e adesso per ALINE. Edouard Weil, il produttore, voleva che facessi parte di questa avventura. Mi aveva mandato un sacco di messaggi molto in anticipo e così alla fine le cose hanno funzionato! Ho messo una grossa croce rossa nella mia agenda di impegni per evitare di deludere la fiducia del produttore! Perché mi sono guadagnato la fiducia di Valérie su un doppio fronte durante le riprese di MARIE-FRANCINE: quella tra regista e DOP, e quella tra attrice e DOP. Nella nostra professione una delle maggiori responsabilità è quella di illuminare bene la star! Valérie va al cinema a vedere qualunque film esca in sala e all'inizio pensavo che mi avesse cercato per l'attenzione particolare che metto nell'illuminare le mie attrici. Ha pensato di essere apparsa bene sullo schermo in MARIE-FRANCINE, ma la sfida in ALINE era decisamente più difficile. Avrebbe dovuto interpretare una star internazionale, e interpretarla dalla prima infanzia fino a quando è ormai una cinquantenne. Ho dovuto lavorare a stretto contatto con molti bravi professionisti del comparto degli effetti speciali. La storia del film copre un arco di tempo di oltre quarant'anni ma Valérie non ha voluto che fosse usato niente di eccessivo, come cambiare la grana dell'immagine per creare un effetto “vintage” o “nello stile di…”

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