Napoleone. Nel nome dell’arte, arriva a novembre il docufilm nei cinema, ecco il trailer

Cinema

Camilla Sernagiotto

In occasione del bicentenario della morte del celebre politico e generale francese, Nexo Digital porterà sugli schermi cinematografici un documentario che si sofferma sulla passione che Bonaparte nutriva per l'arte. “Arte che Napoleone amava e soprattutto saccheggiava nei paesi conquistati con le armi”, si sente affermare nel trailer da Jeremy Irons. Proprio l'attore Premio Oscar sarà l'eccezionale Cicerone di questa attesissima opera. Ecco il video che anticipa ciò che vedremo in sala (l'8, 9 e 10 novembre)

È stato diffuso il trailer di “Napoleone. Nel nome dell’arte”, il docufilm che Nexo Digital presenta per celebrare il bicentenario della morte del celebre politico e generale francese.

Questa attesissima pellicola sarà nelle sale cinematografiche soltanto nelle date dell'8, 9 e 10 novembre 2021 e si soffermerà sulla passione che Bonaparte nutriva per l'arte.

“Arte che Napoleone amava e soprattutto saccheggiava nei paesi conquistati con le armi”, si sente affermare nel trailer da Jeremy Irons. Proprio l'attore Premio Oscar sarà l'eccezionale Cicerone di questa opera. Un'opera che, un po' per quello che tratta e un po' per la sua fattura che la rende un vero capolavoro, si rivela essa stessa un'opera d'arte a tutto tondo. Così bella che di certo Napoleone l'avrebbe saccheggiata, c'è da scommetterci...

“Dopo Gesù Cristo, è l’uomo più famoso della storia” sentiamo affermare dalla voce di Jeremy Irons nel video che anticipa ciò che vedremo sul grande schermo.

Prima della morte, in pieno esilio e durante “l’angosciosa deriva di Sant’Elena”, come scrive lo stesso Napoleone nelle sue memorie, il generale francese pensava che i posteri avrebbero nutrito nei suoi confronti una certa ammirazione non soltanto per le battaglie da lui condotte ma anche per aver portato cultura, arte e bellezza al popolo. Per aver creato la scuola pubblica e per quell'idea moderna di museo universale che viene proprio da lui.

Questo particolare aspetto di una figura storica così complessa viene scandagliato nel documentario prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, con media partner Sky Arte e My Movies.

Potete guardare il trailer ufficiale di “Napoleone. Nel nome dell’arte” nel video che trovate in alto, in testa a questo articolo.

Il docufilm

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Il soggetto di “Napoleone. Nel nome dell’arte” è di Didi Gnocchi, che firma la sceneggiatura con Matteo Moneta.

 

A dirigere c'è Giovanni Piscaglia mentre la colonna sonora originale è del compositore e pianista Remo Anzovino.
La soundtrack del film uscirà in tutto il mondo venerdì 5 novembre per Sony Classical e segna la settima collaborazione di Remo Anzovino con il progetto Nexo Soundtracks di Nexo Digital.

Ma non è tutto: oltre alla colonna sonora originale di Remo Anzovino (che già da sola varrebbe il film) ci sarà l'esecuzione, per la prima volta da allora, del brano originale composto per la cerimonia di incoronazione di Napoleone, recentemente riscoperto nell’archivio del Conservatorio di Milano.

Napoleone e la sua passione per l’arte e la cultura

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Scrittore mancato, lettore compulsivo, ammiratore dell’arte, Napoleone fu spinto a intraprendere le sue imprese dalla brama di potere e di gloria ma anche dal bisogno di conoscenza e dall’ambizione di associare la sua immagine alle grandi civiltà del passato.


Durante le campagne militari ha promosso ricerche e colossali furti di opere e scavi archeologici, soprattutto in Italia e in Egitto. Da questi scavi e furti nacquero scoperte come quella della Stele di Rosetta e la fondazione dei primi musei pubblici del mondo: il Louvre di Parigi e, sul suo esempio, la Pinacoteca di Brera di Milano.

 

Napoleone (1769-1821) nei territori delle sue conquiste portò riforme scolastiche, rivoluzioni architettoniche e urbanistiche e un nuovo modo di intendere il classicismo: lo Stile Impero, di cui parte integrante è la figura del sovrano, effigiato in busti di marmo, monete e tabacchiere, oppure solo citato attraverso la celebre N.

L'incoronazione come punto di partenza

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Punto di partenza del film è l’incoronazione di Napoleone a re d’Italia nel Duomo di Milano il 26 maggio 1805: un momento che sottolinea lo stringente legame con il mondo greco-romano, con quello rinascimentale e persino con l’eredità longobarda, rappresentata dalla Corona Ferrea che Napoleone indossò al culmine della cerimonia.

Per la prima volta da allora, è stato fatto trascrivere, orchestrare ed eseguire in Duomo il Te Deum di Francesco Pollini, composto e suonato appositamente per l’incoronazione e che è stato solo recentemente ritrovato dalla docente del Conservatorio di Milano Licia Sirch tra le carte dell’Archivio di Stato.

 

Nel film lo ascoltiamo eseguito in prova generale presso la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale e poi nella cattedrale di Milano dall’Orchestra Fondazione “I Pomeriggi Musicali”, diretta da Marco Pace, con il mezzosoprano Giuseppina Bridelli.
E per l’occasione si seguirà anche il restauro del manto indossato quel giorno da Napoleone e degli oggetti cerimoniali che lo accompagnavano, preziosa opera di recupero legata al progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo.

Milano grande protagonista del docufilm

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Milano, la città che venne scelta come prima capitale del regno d’Italia, da sempre città di forti simpatie napoleoniche, è luogo fondamentale del film.
Dalla Biblioteca Nazionale Braidense - con il manoscritto autografo de Il cinque maggio di Manzoni e i volumi della Description de l’Egypte - alla Pinacoteca di Brera (che è uno dei fulcri della narrazione), Milano è la grande protagonista di questo docufilm.

 

A partire dalla campagna d’Italia, la penisola fu oggetto di spoliazioni di opere d’arte, ma a Brera fu fondato il primo “museo universale” italiano, un “piccolo Louvre” dove converge il meglio della produzione italiana.

 

Milano fu centro di ricezione e smistamento di opere, mentre Roma fu il luogo numero uno di “estrazione”, nonché portale attraverso cui riconnettersi ai miti di Alessandro Magno, Augusto e Adriano.

Dal Museo Pio Clementino e dai Musei Capitolini, il film racconta l’odissea delle opere partite per Parigi e tornate a casa, in silenzio, di notte, nel 1816, grazie all’impegno di Canova.

Le opere d'arte presenti

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Si tratta di alcune delle opere più importanti della tradizione occidentale: l’Apollo del Belvedere, il Laocoonte, il Galata morente e anche il Bruto capitolino, divenuto a Parigi icona di libertà repubblicana e lotta tirannicida e portato in trionfo nei cortei che celebravano la morte di Robespierre.

 

Nelle sale del Louvre possiamo approfondire i criteri scientifici ed enciclopedici con cui era organizzata l’esposizione delle opere e ammirare l’incoronazione di Napoleone e Giuseppina di Beauharnais il 2 dicembre 1804, in Notre-Dame, opera monumentale di Jacques-Louis David.

La parentesi toscana e gli interventi

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Nel docufilm è contemplata anche una parentesi toscana che conduce lo spettatore a San Miniato, luogo d’origine dei Bonaparte, e all’Isola d’Elba, dove i libri che l’Imperatore portò con sé nell’esilio permettono di parlare del suo amore ossessivo per la lettura, nonché della sua memoria eccezionale.


La pellicola raccoglie anche molti interventi di importanti studiosi italiani e internazionali, tra cui segnaliamo i seguenti: Luigi Mascilli Migliorini, storico, docente dell’Università di Napoli e direttore della rivista italiana di studi napoleonici; Salvatore Settis, Archeologo, storico dell’arte e Presidente del Consiglio Scientifico del Louvre; James Bradburne, Direttore Pinacoteca di Brera; Ilaria Sgarbozza, Storica dell’arte; Ernesto Ferrero, Scrittore, autore del romanzo “N”, premio Strega 2000; Cynthia Saltzman, Storica dell’arte e scrittrice; Jean-Luc Martinez, Presidente-Direttore Museo del Louvre; Assem El-Dessouki, Storico dell’Egitto Moderno; Aude Semat, Dipartimento di Arte Egizia, Metropolitan Museum, New York; Alberto Antonio Banti, Storico, Università di Pisa; Charles Bonaparte, ultimo discendente della famiglia Bonaparte; Peter Hicks, Storico, Fondation Napoléon; Chantal Prévot, Storica, Fondation Napoleon; Christophe Beyeler, Conservatore capo Musée Napoléon Ier, Fontainebleau; Marco Pupillo, Curatore Museo Napoleonico di Roma; Marco Belpoliti, Scrittore; Lucia Miazzo, Restauratrice; Vittorio Lingiardi, Psicoanalista; Benedetto Luigi Compagnoni, Direttore Archivio di Stato Milano; Adriàn Almoguera, Storico dell’architettura e Giuseppe Massimo Battaglini, Storico.

 

“Napoleone. Nel nome dell’arte” vi aspetta in alcuni cinema selezionati (sul sito ufficiale di Nexo Digital trovate tutte le sale in cui verrà proiettato) soltanto in tre date: l'8, il 9 e il 10 novembre 2021.

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