Lei mi parla ancora, Pozzetto: "La storia mi ha sorpreso, mi sono trovato spiazzato"

Cinema

Federica Pirchio

Arriva l’8 febbraio in prima assoluta su Sky Cinema, il nuovo film di Pupi Avati, liberamente tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Sgarbi. Nel cast, tra gli altri, Renato Pozzetto, Stefania Sandrelli, Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Isabella Ragonese, Chiara Caselli, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix e Nicola Nocella


Una carriera di successo alle spalle e l’affetto incondizionato del pubblico, Renato Pozzetto è un uomo gentile, sì soddisfatto del proprio percorso lavorativo ma non c’è traccia nei suoi modi di presunzione, nel suo sguardo solo grande curiosità verso il suo interlocutore. Un saluto accompagnato da un sorriso, la preghiera di dargli del tu e una domanda: “L’hai visto il film, ti è piaciuto?” Inizia così il nostro incontro con il grande attore.

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“La storia mi ha sorpreso, mi sono trovato spiazzato, commosso ed emozionato “, sono queste le prime parole che Pozzetto spende per raccontare “Lei mi parla ancora”, un film Sky Original, prodotto da Bartlebyfilm e Vision Distribution in collaborazione con Duea Film, tratto dall’omonimo libro autobiografico di Giuseppe Sgarbi (padre di Elisabetta e Vittorio), opera della quale Pozzetto veste i panni del protagonista.

Classe 1940, uno dei caposcuola del cabaret italiano, senza timore ma anche senza superbia, Renato si confronta in modo inedito con un ruolo drammatico, il risultato è sorprendente.

“Dopo aver letto il copione ho pensato di poter gestire la parte, di farla onestamente, non avevo grossi dubbi sull’impostazione. Ho chiesto a Pupi Avati di aiutarmi a capire quale era il suo punto di vista nei miei riguardi

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C’è una lettera, all’inizio del film, che la Rina dà a suo marito il giorno del loro matrimonio, dove scrive se ci vorremo bene, il bene che ci vogliamo oggi per tutta la vita, potremmo essere immortali…Nel film viene spiegato bene il concetto, utilizzando le parole di Cesare Pavese che diceva l’uomo ha solo due cose di immortali: il ricordo che porta e il ricordo che lascia”. Renato ci racconta il cuore del film o meglio del libro. Ha parola di grande affetto per tutto il cast: “Io sono portato a voler bene a coloro con i quali collaboro, perché insieme in quel momento stiamo affrontando una strada che è quella di raccontare una storia. Voler bene a Stefania Sandrelli è facile, ha un sorriso di una simpatia e di una bellezza ma anche ai ragazzi con quel loro modo di recitare così pulito, e poi Fabrizio Gifuni è un maestro di recitazione”

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Questa l’occasione per chiedere a Renato Pozzetto di andare indietro con la memoria, Lui senza farsi pregare ci racconta di come quando durante i bombardamenti a Milano con la famiglia dovette rifugiarsi in campagna, stessa sorte per Cochi. I rispettivi genitori divennero amici e quindi anche quei due bimbetti fecero amicizia, per passare il tempo cantavano canzoni popolari divertenti inconsapevoli del fatto che in quei giorni di guerra stavano gettando le basi di quel duo incredibile chiamato “Cochi e Renato”.

“Cochi ed io, ci siamo poi rincontrati a Milano, continua, abbiamo cominciato a frequentare tramite l’amico pittore Piero Manzoni, un’osteria a Porta Romana di artisti, che sono diventati i nostri amici. Cantavano con noi le nostre canzoni e tra i pitturi, c’era Lucio Fontana che in milanese ci diceva che dovevamo partecipare al Festival di Sanremo. Poi è nato il primo cabaret, adagio adagio, abbiamo conosciuto Jannacci, Gaber, Dario Fo, Mario Monti, tutti quelli che sono diventati poi i nostri amici e colleghi. Gaber ci dava lezioni di chitarra, Cochi era bravo, si intendeva un po' di musica aveva studiato, io ero un disgraziato e mi sono arreso mentre Cochi ha continuato con Gaber, suonavano insieme. Gli amici ci venivano a trovare in un piccolo cabaret e ogni tanto si esibivano, noi eravamo lusingati da questo affetto, dall’affetto che i nostri fari ci dimostravano”. Finisce così il nostro incontro, che parola dopo parola, si è trasformato in un vero e proprio viaggio nel tempo, quello dei GRANDI…

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