Tom Cruise posa per GQ a 20 anni dall'ultima copertina: "La mia casa è il set"
SpettacoloA vent’anni dall’ultima copertina di GQ, Tom Cruise torna a posare per la rivista e si racconta in una rara intervista firmata da Zach Baron. A 64 anni, l’attore parla del suo rapporto con il cinema, della passione per le sfide e del nuovo film Digger, diretto da Alejandro G. Iñárritu. "Fare film non è ciò che faccio. È ciò che sono", racconta Cruise, che considera il set la propria casa
Sono passati vent’anni dall’ultima volta che Tom Cruise è apparso sulla copertina di GQ. Oggi l’attore torna protagonista della rivista con un servizio fotografico di Mario Sorrenti e una lunga intervista di Zach Baron, realizzata negli studi della Warner Bros. a Burbank, in California. Al centro della conversazione c’è Digger, il nuovo film di Alejandro G. Iñárritu, ma anche il rapporto di Cruise con il cinema, la sua carriera e il desiderio di continuare a mettersi alla prova.
A 64 anni, Cruise conserva l’intensità che lo ha accompagnato fin dagli esordi. Il cinema non è soltanto il suo lavoro, ma una parte essenziale della sua identità. «Fare film non è ciò che faccio. È ciò che sono», spiega nell’intervista, sottolineando quanto la preparazione, lo studio e il lavoro collettivo siano importanti per la riuscita di un film. Anche quando non è impegnato nelle riprese, infatti, l’attore racconta di dedicarsi alla preparazione del progetto successivo.
Il nuovo film con Alejandro G. Iñárritu
In Digger, diretto da Iñárritu, Cruise interpreta un magnate di una compagnia petrolifera che scatena una situazione potenzialmente apocalittica. Il film rappresenta per l’attore una nuova sfida dopo anni trascorsi soprattutto nei panni di protagonisti d’azione e franchise, da Mission: Impossible a Top Gun: Maverick. Cruise lo definisce il ruolo più impegnativo della sua carriera, per la complessità del personaggio e per il linguaggio cinematografico scelto dal regista.
Il rapporto con Iñárritu nasce da una lunga ammirazione. Cruise ricorda di essere rimasto colpito da Amores Perros e dai film successivi del regista, per la cura delle immagini, delle scenografie e delle inquadrature. I due avevano iniziato a parlare del progetto già nel 2018 o 2019, mentre la preparazione del film è durata circa dieci anni.
Iñárritu, dal canto suo, descrive Cruise come un attore dotato di un’enorme profondità emotiva. Il regista racconta quanto sia stata meticolosa la costruzione delle scene, in particolare quelle caratterizzate da dialoghi serrati, ritmo e tensione. Per lui, Digger è una commedia nera originale, un’opera che nasce dal desiderio di esplorare nuove possibilità senza affidarsi a una formula già sperimentata.
La paura della morte e il gusto per le sfide
Nel corso dell’intervista, Cruise parla anche delle acrobazie estreme affrontate durante la sua carriera, dalle moto lanciate nel vuoto ai voli sugli aerei. Alla domanda se abbia paura della morte, risponde di no, pur distinguendo la paura dal desiderio di affrontare situazioni rischiose. Per lui la vita è un’avventura e il cinema è un modo per conoscere persone, culture e prospettive diverse.
«Non ho paura di avere paura», afferma, spiegando che l’incertezza è una parte fondamentale del processo creativo. Non si tratta soltanto di affrontare il pericolo fisico, ma di accettare la possibilità di fallire, imparare e continuare a crescere.
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Cruise: "Per me, casa è un set cinematografico"
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il rapporto di Cruise con i luoghi in cui ha lavorato. Tornare ai Pinewood Studios, vicino a Londra, dove aveva girato Legend, Eyes Wide Shut e Intervista col vampiro, gli ha ricordato quanto il cinema sia legato alla sua vita.
«È casa mia. Per me, casa è un set cinematografico», racconta. L’attore spiega di sentirsi un cittadino del mondo, abituato a vivere tra i set e i viaggi. Iñárritu ricorda inoltre con ironia che Cruise, quando gli comunicò che avrebbero girato a Pinewood, gli raccontò di aver dato fuoco a un set proprio lì quarant’anni prima, durante le riprese di Legend.
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Una carriera costruita sull’apprendimento
Cruise parla anche della propria formazione e delle numerose scuole frequentate durante l’infanzia, un’esperienza che gli ha insegnato a osservare le persone e a comprendere i loro comportamenti. Il desiderio di fare film nasce da bambino, quando iniziò a studiare la vita e il modo in cui gli esseri umani interagiscono.
L’attore racconta di aver imparato molto osservando ogni reparto sul set, dalle scenografie alle luci, fino alla macchina da presa. Il suo approccio è rimasto quello di uno studente che continua a imparare, ma anche di un insegnante disposto a condividere le proprie conoscenze con le generazioni più giovani.
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Il futuro di Hollywood
Cruise guarda con entusiasmo al futuro del cinema. Nonostante le difficoltà attraversate dall’industria, sostiene che Hollywood abbia sempre conosciuto momenti di crisi e di rinascita. Il suo interesse resta rivolto alle storie, alla creatività e alla possibilità di realizzare film capaci di coinvolgere il pubblico.
A chi gli chiede cosa significhi avere 64 anni, risponde con la consueta determinazione: c’è ancora molta vita da vivere e sempre un nuovo sogno da inseguire. «Penso che una persona che non ha sogni abbia deciso di non vivere», afferma. Una frase che riassume il modo in cui Cruise sembra affrontare il lavoro e l’esistenza: con curiosità, disciplina e il desiderio di continuare a scoprire nuove possibilità.
Trovate l'intervista completa a Tom Cruise sul numero appena uscito di GQ.