All'Arena di Verona la plastica riciclata diventa un costume di scena per Turandot
Spettacolo
Il primo costume realizzato con plastica riciclata nell’ambito dell’Opera Festival è un progetto nato dalla collaborazione con S. Bernardo, l’acqua del Festival. A indossarlo è la gonghista di Turandot, il personaggio che entra in scena per scandire il tempo che precede l’inizio di tutte le recite dell’opera. Il costume rappresenta così anche un messaggio legato alla sostenibilità e al rispetto per l’ambiente, attraverso un manufatto 100% sostenibile ottenuto grazie al recupero di materiali plastici
Bottiglie, cannucce e materiali utilizzati per gli imballaggi possono cambiare destinazione e diventare parte integrante di uno spettacolo teatrale. È quanto accade all’Arena di Verona, dove il lavoro delle sarte della Fondazione Arena di Verona ha dato una nuova vita a materiali plastici destinati a essere trasformati in un elemento di scena. Il risultato è il primo costume realizzato interamente con plastica riciclata nell’ambito dell’Opera Festival, un progetto nato dalla collaborazione con S. Bernardo, l’acqua del Festival dallo scorso anno.
A indossarlo è la gonghista di Turandot, il personaggio che entra in scena per scandire il tempo che precede l’inizio di tutte le recite dell’opera. Il costume rappresenta così anche un messaggio legato alla sostenibilità e al rispetto per l’ambiente, attraverso un manufatto 100% sostenibile ottenuto grazie al recupero e alla trasformazione di materiali plastici.
Potete guardare la creazione nata dal riciclo e trasformazione della plastica nelle foto che trovate in fondo a questo articolo, nel post di Instagram pubblicato dall'account ufficiale dell'Arena di Verona.
Il primo costume di plastica riciclata dell’Opera Festival
La creazione nasce dalla sinergia tra S. Bernardo e Fondazione Arena di Verona. S. Bernardo, che dallo scorso anno è l’acqua del Festival, ha rinnovato la propria partnership affidando alle maestranze della Fondazione Arena di Verona una sfida precisa: trasformare materiali plastici riciclati in un elemento di scena capace di distinguersi all’interno dello spettacolo e, allo stesso tempo, di trasmettere agli spettatori un messaggio dedicato alla sostenibilità.
Il progetto ha portato alla realizzazione del primo costume di plastica interamente riciclata dell’Opera Festival. Materiali normalmente associati alle confezioni e al consumo quotidiano sono stati quindi reinterpretati e inseriti in una creazione destinata al palcoscenico dell’Arena di Verona.
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Il lavoro delle sarte della Fondazione Arena di Verona
La realizzazione è stata affidata al Reparto sartoria della Fondazione Arena di Verona, con il lavoro in particolare di Silvia Bonetti ed Eleonora Nascimbeni. Il costume è stato costruito partendo da una base composta da tela di cotone e raso, sulla quale sono stati successivamente inseriti gli elementi ottenuti dalla trasformazione dei materiali plastici.
Il packaging esterno delle bottiglie è stato recuperato e lavorato fino a diventare una serie di cordoncini. Le cannucce e le bottiglie dalla forma elicoidale hanno invece seguito un processo differente: sono state prima ritagliate e modellate, quindi colorate a mano.
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Il motivo floreale ispirato alla corte di Turandot
Proprio dalla lavorazione di cannucce e bottiglie elicoidali è nato il motivo floreale ricamato sulla stoffa. La decorazione contribuisce a collegare il costume all’universo visivo dell’opera e rende omaggio al mondo fiabesco cinese della corte di Turandot.
Il risultato finale riunisce dunque materiali plastici riciclati e lavorazione sartoriale, trasformando bottiglie, cannucce e imballaggi in dettagli destinati a essere osservati sulla scena. Il costume della gonghista diventa così un elemento dell’allestimento e, allo stesso tempo, l’esito concreto della collaborazione tra S. Bernardo e Fondazione Arena di Verona sul tema della sostenibilità.