Can Yaman al Magna Graecia Film Festival: come la Calabria ha influenzato il suo Sandokan
Spettacolo
Can Yaman inaugura a Soverato la 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival e racconta il legame tra la Calabria e il suo Sandokan. L’attore turco, premiato con la Colonna d’Oro, spiega che mare, spiagge e solitudine durante le riprese gli hanno dato serenità e concentrazione, influenzando in positivo il personaggio. Nel dialogo con il pubblico parla anche della carriera nata quasi per caso, dei temi della serie e di un eroe capace di unire forza, dolcezza e speranza. Tra culture, natura e libertà. Con tenerezza
La Malesia immaginata da Emilio Salgari ha trovato in Calabria un mare abbastanza vasto da diventare mito. E Can Yaman, chiamato a raccogliere una delle eredità più ingombranti della televisione italiana, racconta di avere trovato proprio tra quelle coste la serenità necessaria per diventare Sandokan.
L’attore turco ha inaugurato sabato 25 luglio la 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival, in programma a Soverato fino al 1° agosto. Accolto dal pubblico sul lungomare della città calabrese, Yaman è stato protagonista di una Conversazione d’autore dedicata alla carriera, alla recitazione e alla serie che gli ha consegnato la sciabola della Tigre della Malesia. Nel corso della serata ha ricevuto anche la Colonna d’Oro, il riconoscimento simbolo della manifestazione.
Can Yaman inaugura il Magna Graecia Film Festival
La serata di apertura del festival ideato e diretto da Gianvito Casadonte è stata preceduta da una conferenza stampa nella sala consiliare del Comune di Soverato. All’incontro hanno partecipato anche Anton Giulio Grande e Gianpaolo Calabrese, rispettivamente presidente e direttore della Calabria Film Commission.
Sul palco dell’Arena, Can Yaman ha dialogato con il giornalista Antonio Capellupo. Prima di parlare di Sandokan, l’attore ha scelto però di cominciare da ciò che avrebbe potuto essere: non una star internazionale, ma un avvocato.
Il paradosso è quasi salgariano. L’uomo destinato a interpretare uno dei pirati più celebri della letteratura aveva iniziato preparandosi a frequentare i tribunali.
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Dalla facoltà di legge alla carriera di attore
«Non è mai stato il mio sogno primario fare l’attore», ha raccontato Yaman. Studiava legge con profitto, ma sentiva che la professione forense non rappresentava davvero la sua strada.
La recitazione entrò inizialmente nella sua vita come uno strumento complementare all’università: un modo per perfezionare il linguaggio del corpo e prepararsi a parlare davanti a giudici e giurie. Poi arrivarono gli incontri giusti e una passione sempre più difficile da ignorare.
Al posto dell’avvocatura sono arrivati i set, le serie televisive e una popolarità capace di attraversare confini e lingue. Non soltanto la storia di un successo, ma quella di una vocazione riconosciuta mentre aveva già indossato l’abito previsto per un’altra vita.
Poi è arrivato Sandokan, che di destini imposti e identità da riconquistare qualcosa sa.
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La Calabria ha influenzato il Sandokan di Can Yaman
Parlando della lavorazione della serie, Can Yaman ha definito la Calabria una «scelta perfetta». Prima delle riprese non conosceva a fondo la regione, ma fin dai primi giorni ha compreso che quei luoghi avrebbero potuto offrirgli una condizione ideale per entrare nel personaggio.
I periodi trascorsi sul territorio sono stati solitari, dedicati alla preparazione e alla ricerca di una concentrazione assoluta. Il mare, le spiagge e gli orizzonti calabresi gli hanno restituito serenità anche durante le fasi più impegnative della lavorazione.
«La bellezza di questa terra ha influenzato positivamente la mia interpretazione del personaggio», ha spiegato l’attore.
Il paesaggio, dunque, non come semplice fondale da cartolina, ma come compagno di scena: un elemento capace di modificare il ritmo del corpo, lo sguardo e perfino la temperatura emotiva di un personaggio.
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Il 90 per cento della serie è stato girato in Italia
Durante l’incontro Yaman ha elogiato anche l’organizzazione produttiva italiana, sottolineando che il 90 per cento della serie è stato realizzato nel nostro Paese.
Il dato non si riferisce esclusivamente alla Calabria. Le riprese hanno infatti coinvolto diverse località italiane tra Lazio, Toscana e Calabria, oltre all’isola di Réunion. A Formello, nel Lazio, la produzione ha inaugurato il Teatro 7 del polo Lux Vide, dove un grande ledwall ha permesso di ricostruire tre navi ottocentesche e numerose ambientazioni marittime.
La Calabria ha avuto comunque un ruolo fondamentale nella costruzione visiva della serie. Sandokan è una produzione Lux Vide, società del gruppo Fremantle, realizzata in collaborazione con Rai Fiction e con il sostegno della Calabria Film Commission. Non è quindi, tecnicamente, una produzione della Film Commission, che ha invece sostenuto e accompagnato la lavorazione sul territorio.
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I luoghi di Sandokan in Calabria
La Calabria non ha offerto alla serie soltanto spiagge e panorami. Nell’area industriale di Lamezia Terme è stato costruito un grande backlot nel quale è stata ricreata la colonia britannica di Labuan, con il consolato, le prigioni e parte degli ambienti di Singapore.
A Le Castella, nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, è stato realizzato un molo scenico che ha trasformato il tratto di costa nel porto di Labuan, sede del consolato britannico.
Le riprese hanno coinvolto anche i Laghi La Vota di Gizzeria, Tropea e la spiaggia delle Grotticelle, nel territorio di Ricadi. Coste, grotte, dune e zone umide hanno contribuito a ricreare sullo schermo l’immaginario tropicale del Borneo.
La geografia calabrese ha così interpretato un altrove senza perdere la propria identità. Il cinema l’ha trasformata nella Malesia dell’Ottocento, ma proprio quel travestimento ha finito per renderla ancora più riconoscibile.
Il Sandokan di Can Yaman tra forza e dolcezza
Nel corso della conversazione Yaman ha insistito sull’umanità del suo Sandokan. Non soltanto un guerriero, un ribelle o un uomo destinato a diventare leggenda, ma un personaggio capace di conservare dolcezza e speranza anche nelle situazioni più dure.
A renderlo umano è, secondo l’attore, anche il sorriso che continua ad affiorare nelle scene più intense. Un dettaglio apparentemente semplice che impedisce al protagonista di trasformarsi in un eroe monolitico, tutto muscoli, sciabola e vendetta.
La forza fisica resta essenziale, ma non basta a raccontare un uomo che deve ancora comprendere chi sia e quale posto occupi nella storia del proprio popolo.
Natura, emancipazione femminile e culture diverse
Can Yaman ha indicato tra i temi centrali della serie il rispetto per la natura, l’emancipazione femminile e la convivenza tra culture differenti.
Sono questioni contemporanee affidate a un universo nato nell’Ottocento e ripensato attraverso lo sguardo della serialità moderna. La nuova versione non si limita quindi a recuperare un personaggio popolare o a contendersi il ricordo dello sceneggiato interpretato da Kabir Bedi.
Prova piuttosto a interrogare il mito, domandandosi che cosa possa raccontare oggi un eroe creato da uno scrittore che descrisse la Malesia senza averla mai visitata.
La risposta suggerita da Yaman è nella capacità di attraversare le differenze: tra Oriente e Occidente, forza e vulnerabilità, avventura e responsabilità. Sandokan non combatte soltanto per riconquistare ciò che gli è stato sottratto. Deve imparare a diventare l’uomo che gli altri vedono già in lui.
Le parole pronunciate a Soverato raccontano infine qualcosa che supera la promozione di una serie televisiva.
Un attore può preparare un personaggio studiandone i gesti, la voce e il passato. Talvolta, però, è il luogo a offrirgli ciò che ancora manca.
Per Can Yaman la Calabria è stata silenzio, solitudine e orizzonte. Non ha semplicemente prestato le proprie spiagge alla Malesia immaginata da Salgari: ha suggerito a Sandokan un modo di guardare il mare.
È forse questo il segreto dei luoghi cinematografici più riusciti. Non fingono soltanto di essere altrove. Cambiano davvero chi li attraversa.