È Sal Da Vinci il protagonista della nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai principali interpreti dello spettacolo. Il cantante napoletano, che ha trionfato all'ultimo Festival di Sanremo, si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 Omar Schillaci restituendo il ritratto di un artista che ha attraversato il tempo senza perdere il legame con le emozioni più autentiche
È Sal Da Vinci il protagonista della nuova puntata di "Stories", il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Roberto Contatti, l’artista si racconta in “Sal Da Vinci - Il palco della vita”. In onda lunedì 20 aprile alle 21.00 su Sky TG24, sabato 25 aprile alle 12.15 su Sky Arte e sempre disponibile On Demand.
Al centro dell'intervista, il nuovo progetto discografico, anticipato dal successo di “Per sempre sì”: “È un album che racchiude un viaggio incredibile nei sentimenti. Racconto storie che appartengono a tutti, emozioni che fanno parte della vita di ognuno di noi”. ha raccontato. Un percorso artistico che nasce senza certezze ma che si affida alla forza imprevedibile della musica: “Le canzoni fanno dei giri immensi e poi ritornano, arrivano nel cuore delle persone inaspettatamente. È qualcosa di magico, qualcosa che nessuno riesce a spiegarsi davvero”. Un successo che ha superato ogni aspettativa: “Non puoi immaginare una cosa così grande. Questa canzone è arrivata ovunque, è stata cantata dai bambini, negli stadi, in contesti completamente diversi. Ognuno se la prende e la vive a modo suo”. E aggiunge: “Ci sono canzoni che fanno più del dovuto, che durano più dei ricordi. Quando succede, capisci che è qualcosa che va oltre te stesso. La canzone è arrivata ovunque, è stata tradotta anche in giapponese”. Dopo il successo a Sanremo, rappresenterà l’Italia all’Eurovision in un “circo di emozioni che mi vedrà protagonista insieme ad altri cantanti. È un mondo fascinoso, nuovo, non voglio che mi raccontino niente. Io amo le sorprese. Sarà un onore rappresentare l’Italia”, per poi volare oltreoceano con un tour che toccherà Stati Uniti e Canada. “Dovrò preparare 3 o 4 show diversi tra loro, quello americano, quello estivo e quello teatrale” e il culmine sarà il 25 e 26 luglio all’Arena Flegrea di Napoli, per festeggiare il suo cinquantesimo anniversario di carriera, “Sarà una festa” ha detto.
la musica e la famiglia
Il racconto ripercorre le radici di una carriera iniziata prestissimo, in una famiglia dove la musica era parte integrante della vita quotidiana: “Sono cresciuto in una casa dove si respirava musica. Mio padre ha lasciato un’eredità importante, non solo artistica ma umana: un’unione familiare fortissima. Non ho mai avuto grandi scontri con i miei fratelli, perché c’era un amore che ci teneva uniti”. Un’infanzia diversa dalle altre, segnata dall'ingresso precoce nel mondo dello spettacolo: “Non ho vissuto l'infanzia come gli altri bambini. Ho iniziato a lavorare a sette anni, facendo anche tre spettacoli al giorno. Quella è stata la mia scuola”. E il primo impatto con il palco è immediato: “Ho provato subito una familiarità incredibile. Per me il teatro era casa, volevo salire sul palco a tutti i costi e rifare quello che faceva mio padre”. Anche il percorso scolastico si intreccia con quello artistico: “Non ero uno studente da grandi voti, ma ero molto furbo. Ascoltavo, memorizzavo, ripetevo. Era la scuola del teatro. E poi mi portavo sempre dietro la chitarra… così conquistavo anche i professori”. Nel corso degli anni non sono mancati momenti difficili: “Ci sono stati periodi in cui ho pensato di mollare tutto. Quando un sogno non si realizza, ti chiedi se è la strada giusta. Ma il fallimento è una prova: non bisogna fermarsi, bisogna andare oltre”. Una determinazione che lo ha portato a non arrendersi mai, anche nelle difficoltà economiche: “Ci sono stati momenti in cui facevamo fatica ad arrivare a fine mese. Io e mia moglie compravamo e rivendevamo collanine per racimolare qualcosa, per non dipendere dalla famiglia. Era dura, ma era una scelta, e le scelte vanno portate fino in fondo”.
Spazio anche ai grandi incontri della sua carriera, come quello con Lucio Dalla: “Mi chiamò nel buio di un retroscena e mi disse di raggiungerlo a Capri per un concerto per gli ormeggiatori. Finimmo a registrare insieme su una barca un omaggio a Renato Carosone, 'Canzoncella doce doce'. Solo un pianoforte, nessuno studio, le voci cullate dal mare. È stato un momento unico, un punto di riferimento enorme per me”.
il grande amore della sua vita
E poi la vita privata, segnata da un amore lungo una vita. Sal racconta come ha conosciuto sua moglie da ragazzo, nel quartiere di Napoli: “La vedevo ogni tanto ma non avevo il coraggio di avvicinarmi. Grazie a mio migliore amico — che era suo cugino — riuscii a farmi invitare alla sua festa di sedici anni. Anche se ero già conosciuto, lei non ha preso Sal Da Vinci: ha conosciuto Salvatore”. Il colpo di fulmine fu tutt'altro che immediato: “All’inizio non era convinta. Allora ho conquistato prima i suoi genitori”, racconta sorridendo. “Poi, piano piano, è arrivato il momento del coraggio”. Il primo bacio è diventato un ricordo leggendario nel loro archivio di coppia: “Era il 4 luglio 1984. Dal porticciolo di Mergellina ho noleggiato una barca a remi e siamo arrivati fino a Posillipo. Arrivai con il fiatone, ma ne valse la pena: mi sono avvinghiato e l'ho baciata”. Da lì è iniziato un amore che dura da più di quarant’anni: “Lei un giorno mi ha ricordato quella data — io sono una frana con le date — e così si è riaccesa la memoria. Ancora oggi ricordiamo quel primo bacio come fosse ieri”. Fino alla dimensione più recente e intensa: quella di nonno. “È un amore che non si può spiegare. Quando non vedo i miei nipoti anche solo per due giorni, mi manca qualcosa. È un sentimento enorme, diverso da tutto il resto. Da genitore devi educare, da nonno puoi solo amare”. Ma tra le emozioni familiari più forti, Sal ricorda anche uno dei momenti più difficili della sua vita: la malattia del figlio Francesco, colpito da meningite quando aveva solo un anno e mezzo. “Non si trovava una via d’uscita, ero disperato. Avevo chiesto una grazia alla Madonna: se si fosse salvato non avrei più cantato. Stavo per fare questo giuramento, ma fui interrotto da una dottoressa che mi chiamò per firmare un esame. Non ho più fatto quel giuramento e oggi ringrazio per quel miracolo: Francesco sta bene”. Tornando poi a toni più leggeri, tra le rivelazioni più inaspettate dell'intervista, Sal svela un talento domestico tutto particolare: “So stirare meglio di mia moglie, lo dice anche lei”. Un’abilità acquisita per necessità: “Quando ero adolescente, essendo il quarto di sei figli, non c'era spazio nell'armadio e i vestiti si stropicciavano. Mia mamma non aveva tempo e mi ha insegnato a stirare. Da allora non ho mai smesso”. Tra successi straordinari e momenti difficili, Sal Da Vinci restituisce così il ritratto di un artista che ha attraversato il tempo senza perdere il legame con le emozioni più autentiche: “Quando arriva la canzone giusta, quella che ti cambia la vita, lo capisci dopo. Nessuno può prevederlo. Ma quando succede, ti apre porte che non immaginavi nemmeno”.
STORIES: “SAL DA VINCI – IL PALCO DELLA VITA” IN ONDA LUNEDÌ 20 APRILE ALLE 21:00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 25 APRILE ALLE 12:15 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND E SU SKYTG24.IT
Approfondimento
Sal Da Vinci allunga il tour, le nuove date dei concerti