Don’t Say Gay, la Florida cancella i privilegi legali della Disney

Spettacolo

Camilla Sernagiotto

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Giovedì 21 aprile lo Stato americano della Florida ha votato per chiudere Reedy Creek, il distretto autonomo di Orlando della celebre compagnia di produzione cinematografica. Si tratta di una mossa per vendicarsi dell'opposizione della società alla cosiddetta legge "Don't Say Gay”, a cui la Disney si è dichiarata contraria dopo una rivolta dei suoi stessi dipendenti

Giovedì 21 aprile lo Stato americano della Florida ha votato per chiudere il distretto autonomo di Orlando della compagnia di produzione cinematografica.

Si tratta di una mossa per vendicarsi dell'opposizione della società alla cosiddetta legge "Don't Say Gay”, opposizione arrivata dopo una rivolta dei dipendenti della Disney. Questi ultimi hanno incolpato l'azienda di essere rimasta in silenzio di fronte a una proposta legislativa apertamente anti-LGBT, come riporta Gene Maddaus sul magazine statunitense Variety.

Ronald Dion DeSantis, governatore della Florida dal 2019,  ha ribattuto affermando che il “suo” Stato non sarà governato dal ripensamento della Disney in corso d’opera, aggiungendo che l'azienda di intrattenimento avrebbe a suo avviso esercitato un'indebita influenza sulla legislatura per decenni.

Per questo motivo è arrivata la contromossa "punitiva" della Florida, quella di votare per l'abolizione del distretto autonomo di Orlando della Disney.

La Camera dei Rappresentanti ha approvato il disegno di legge con 70-38 voti, all'indomani del passaggio del provvedimento al Senato dello Stato.
Adesso si attende che il disegno legislativo venga firmato dal governatore DeSantis e a quel punto verrebbe abolito il distretto di 40 miglia quadrate controllato dalla Disney, chiamato Reedy Creek Improvement District. A partire dal 1 giugno 2023, il distretto quindi cesserà di esistere.

Inoltre l'approvazione di tale disegno di legge rimuoverebbe anche un'esenzione che l'anno scorso è stata creata dai legislatori della Florida probabilmente per proteggere la Disney: si tratta di un'esenzione speciale dalla legge statale sulla “censura” sui social media (riportiamo censura tra virgolette seguendo la scelta di Variety). Quella legge è stata approvata al fine di regolamentare le piattaforme dei social media, tuttavia i legislatori avevano creato un'esenzione “per qualsiasi azienda che possiede un parco a tema nello Stato”, una decisione che molti hanno letto come una chiara mossa per proteggere la Disney. Tuttavia il disegno di legge che è stato approvato giovedì 21 aprile rimuove questa esenzione, quindi da adesso in poi la Disney dovrà sottostare pure alla legge statale sulla “censura” sui social media.

La contromossa della Florida

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Per vendicarsi dell'opposizione della Disney alla legge ormai comunemente chiamata "Don't Say Gay”, Ron DeSantis ha deciso di prendere di mira i "privilegi speciali" che la Florida aveva concesso parecchi anni fa alla Disney.
Il rapporto tra lo Stato e la società si è incrinato da quando, il mese scorso,  quest'ultima ha annunciato apertamente la propria opposizione alla legge di cui sopra.
Parliamo del disegno di legge, diventato poi legge effettiva, che vieta di discutere in classe circa l'identità di genere e l'orientamento sessuale, questo dalla scuola materna fino alla terza elementare (imponendo inoltre che nelle classi successive le discussioni risultino "adeguate all'età”). I genitori degli alunni hanno inoltre il diritto di citare in giudizio i distretti scolastici nel caso di presunte violazioni alla legge Don’t Say Gay.

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Pare sia quasi certa la chiusura, a partire dal 1 giugno 2023, del distretto di Orlando della Disney, nel senso che manca soltanto la firma del governatore della Florida.

Il distretto chiamato Reedy Creek è nato nel 1967 e ha concesso alla Disney il controllo quasi totale di quella zona, lasciando alla compagnia qualunque decisione gestionale relativa ai servizi pubblici del Walt Disney World Resort e degli altri tre parchi a tema di Orlando della società.


Il disegno di legge per abolire il distretto autonomo è stato presentato due giorni fa, nell'ambito di una sessione speciale per considerare la riorganizzazione del Congresso, come riportato da Variety.
Dopo la chiusura del distretto autonomo gestito direttamente dalla Disney, saranno presumibilmente le contee di Orange e Osceola quelle preposte ad assumersi la responsabilità dei servizi pubblici nell'area che dal 1967 era controllata dalla Disney.

Un costo notevole per la Florida

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Pare che il disegno di legge sia stato approvato senza analizzare gli impatti finanziari che questa decisione comporterebbe per la Florida...
Il governo dovrebbe infatti assumersi non solo la gestione dell’area ma anche il debito del distretto, che attualmente ammonta a quasi 1 miliardo di dollari, come riporta la giornalista di Variety Gene Maddaus.

Scott Randolph, l'esattore delle tasse di Orange County, mercoledì 20 aprile ha dichiarato sul proprio account di Twitter che l'eliminazione del distretto costerebbe alla contea ben 163 milioni di dollari all'anno per i servizi e il pagamento del debito.
Inoltre questa mossa potrebbe aprire la strada a una battaglia legale assai costosa tra la Disney e la Florida. Per adesso la Disney non ha rilasciato commenti a riguardo.

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