Don't Say Gay, sciopero dei dipendenti Disney: Oscar Isaac e Ethan Hawke si schierano

Spettacolo

Camilla Sernagiotto

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I dipendenti Disney si sono radunati per protestare contro la legge "Don't Say Gay", lamentandosi del mancato intervento da parte dell'azienda per impedirne l’attuazione. "È stato davvero doloroso”, hanno dichiarato alla stampa i manifestanti. Le star della serie TV "Moon Knight" danno il proprio sostegno. E non solo loro: tanti divi di Hollywood supportano la comunità LGBTQ+

I dipendenti Disney LGBTQ+ e i loro sostenitori si sono radunati per protestare contro la legge "Don't Say Gay", lamentandosi del mancato intervento dell’azienda per impedirne l’attuazione.

"È stato davvero doloroso", hanno affermato alla stampa i lavoratori della compagnia che si sono riuniti a scioperare ieri, martedì 22 marzo.
Intanto le star di Moon Knight, l'ultima serie dei Marvel Studios debutterà a breve su Disney Plus, si schierano a favore di chi protesta contro la legislazione anti-LGBTQ. Alcuni dipendenti e attori della Disney non hanno avuto la possibilità di non lavorare martedì per unirsi allo sciopero, per esempio il cast di Moon Knight appunto, impegnato nella promozione della nuova serie.

Ma Oscar Isaac mentre veniva intervistato ha cantano: "Gay gay gay gay gay gay gay gay gay gay gay gayyyyyy”.

Le parole di Oscar Isaac

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Martedì 22 marzo i dipendenti della Walt Disney Company si sono radunati, chi di persona e chi online, per protestare contro la risposta dell'azienda alla legge che gli attivisti hanno ribattezzato come “Don’t Say Gay”. Più che una legge singola, si tratta di una serie di leggi anti-LGBTQ che sono state approvate o sono attualmente in fase di approvazione da parte di diverse legislature statali in USA.
Alcuni dipendenti Disney non hanno potuto scioperare perché stanno lavorando ad esempio per promuovere Moon Knight, l'ultima serie dei Marvel Studios che debutterà il 30 marzo su Disney Plus (visibile anche su Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick).

Ma proprio durante la promozione, due dei protagonisti della serie televisiva, ossia Oscar Isaac ed Ethan Hawke, hanno parlato dell'argomento.
Isaac ha detto: "Penso che il mio commento sarebbe: gay gay gay gay gay gay gay gay gay gay gay gayyyyyy!”, interrompendo il suo commento con una canzone in cui ha continuato a ripetere la parola che la legge della Florida di fatto mette al bando.
La star ha voluto offrire in questa maniera il proprio sostegno a chi sta protestando contro quella legge.

"È una legge assolutamente ridicola", ha continuato Isaac, parlando in particolare della legge Don't Say Gay che è stata da poco approvata in Florida. Ricordiamo che questa legge vieta a insegnanti ed educatori di parlare di orientamento sessuale e di identità di genere. "È da pazzi. È follia. E spero che la Disney come azienda si opponga il più energicamente possibile a questa idea. È sorprendente che esista anche in questo Paese”, ha dichiarato Oscar Isaac a Variety.

Ethan Hawke

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Sebbene Ethan Hawke non abbia affrontato le specifiche della legislazione né le proteste a seguito della risposta della Disney a quella legge - ha detto: "Non ne sono informato” - l'attore ha comunque parlato dell'importanza della visibilità della comunità LGBTQ+ nella cultura popolare.

"Il lavoro della mia vita è dedicato alla creazione di empatia", ha detto Hawke. “Sento il potere delle storie che ci raccontiamo. Se dici la verità sull'esperienza umana, inviti all'empatia. E più ci sono luoghi in cui brilliamo, meno luoghi bui ci saranno e meno di cui aver paura. E più comprendiamo le reciproche esperienze, più umanità troviamo in esse e meglio ci sentiamo tutti. Quindi questo è il mio lavoro, ed è quello in cui credo”, ha affermato Hawke.

Altre star che sostengono le proteste dei dipendenti LGTB di Disney

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Non solo Oscar Isaac e Ethan Hawke si sono espressi per sostenere le proteste dei dipendenti Disney. Molte altre star lo stanno facendo, anche attraverso i propri social network.

Il comico, attore, sceneggiatore e produttore statunitense Larry Wilmore ha pubblicato uno scatto di se stesso, del produttore Pilar Savone, dell'attrice Kerry Washington e della scrittrice Raamla Mohamed dal set, mentre prendono parte alla protesta. “Oggi ci prendiamo il tempo sul set per essere solidali con i dipendenti LGBTQIA+ della Disney. Siamo tutti sulla stessa barca!!”, ha twittato Wilmore.

L’attrice Kerry Washington ha twittato una dichiarazione a sostegno dei dipendenti LGBTQIA+ della Disney: “Io sono con loro in questa manifestazione di oggi".

Mark Ruffalo, attore assoldato dai Marvel Studios (che fanno parte della Disney), ha ritwittato la dichiarazione di Kerry Washington, commentando: "In piedi orgoglioso e solidale con la nostra famiglia LBGTQIA+!"

Lo sciopero generale di ieri

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Martedì 22 marzo i dipendenti Disney si sono radunati per protestare contro la risposta della propria azienda al disegno di legge "Don't Say Gay”.

Quella di ieri è stata un'intera giornata di azioni di solidarietà finalizzata a richiamare l'attenzione sulla risposta che Disney avrebbe dato al disegno di legge "Don't Say Gay" della Florida.

“Un gruppo di circa 75 dipendenti Disney si è riunito martedì mattina presso l'area pic-nic intitolata a Bette Davis, in fondo alla strada rispetto allo studio Disney di Burbank, dove hanno tenuto cartelli e cantato ‘La Disney dice gay! Non andremo via!’ e ‘Siamo queer! Siamo qui!’”, raccontano Gene Maddaus e Pat Saperstein  nel loro articolo pubblicato su Variety.

“Molti dei manifestanti hanno affermato che i loro supervisori erano stati generalmente favorevoli allo sciopero. Molte riunioni erano state riprogrammate per accogliere lo sciopero”, continua Variety.

La richiesta alla Disney di smettere di finanziare i legislatori della Florida

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Durante la manifestazione di sciopero, diversi dipendenti interpellati da Variety hanno affermato che il motivo principale della protesta è per chiedere all'azienda di smettere di finanziare i legislatori della Florida, coloro che hanno sostenuto il disegno di legge che vieta agli insegnanti e agli educatori di parlare di identità di genere e di orientamento sessuale. Molti hanno anche espresso preoccupazione poiché la Disney starebbe trasferendo tanti lavoratori dalla California alla Florida.

"La Florida non è un posto sicuro in questo momento per la comunità LGBTQIA", ha affermato Rachel Anderson, una dipendente del Disney Music Group che ha un figlio transgender.

Jenz, una dipendente della divisione streaming della Disney che ha rifiutato di fornire il suo cognome, ha detto che anche lei ha un figlio trans. "Sono davvero fortemente contraria a costringere le persone a trasferirsi in uno Stato che è molto restrittivo in termini di ideologia politica", ha detto.

Ha aggiunto che non è convinta dall'affermazione iniziale della società, quella di voler stare fuori dalle controversie politiche: ha sottolineato che il CEO della Disney, Bob Chapek, è stato politicamente attivo nell'opporsi all’obbligo di mascherine anti-contagio Covid nei parchi a tema. "Sono disposti a prendere posizioni politiche quando genera denaro", ha detto.

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I manifestanti stanno inoltre cercando di convincere la Disney a opporsi a progetti di legge simili, che sono attualmente in fase di approvazione negli Stati vicini alla Florida.

Anderson ha affermato che il disegno di legge della Florida segna un passo indietro, soprattutto per quanto riguarda la salute mentale e il benessere dei bambini. Ha dichiarato di essere stata allarmata quando ha scoperto che la società per cui lavora ha sostenuto i legislatori che hanno votato a favore di quel disegno di legge. "È stato davvero doloroso e schiacciante per l'anima a livello personale", ha detto.
Altre persone hanno detto di essere state in parte incoraggiate nel sentire che l'azienda ha fatto dietrofront dopo la protesta dei dipendenti.

"Penso che sia una cosa importante per una grande multinazionale come questa, perché alcune persone saranno infelici, ma penso che sia importante prendere una posizione", ha affermato Beth, un dipendente di Hulu.

Le dichiarazioni delle società Disney

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Nel frattempo, le società Disney, tra cui ABC, ESPN, Disney Plus e Hulu, hanno rilasciato dichiarazioni sui propri social network per sostenere la comunità LGBTQIA+.
Soprattutto su Twitter sono comparse dichiarazioni ufficiali da parte delle suddette società che fanno capo alla compagnia. Le parole pubblicate sono contro la "legislazione che viola i diritti umani fondamentali della comunità LGBTQIA+".
Negli scorsi giorni Marvel Studios avevano fatto la stessa cosa, pubblicando parole di solidarietà nei confronti delle persone LGBTQIA+ sul proprio account ufficiale.

Sebbene molti dipendenti della sede centrale della Disney a Burbank, in California, non siano ancora tornati a lavorare in presenza, per sostenere la campagna di sciopero è stato chiesto loro di non lavorare nella giornata di martedì 22 marzo e di inviare messaggi su Slack e sui social media con gli hashtag #DisneyDoBetter, #DisneySayTrans, #DisneySayGay e #WherelsChapek.

Gli organizzatori dello sciopero si sono detti grati per il supporto mostrato dai tanti alleati, tra cui i conduttori ESPN Elle Duncan, Carolyn Peck e Courtney Lyle. “Siamo lieti di avere così tanti alleati in tutta l'azienda”, hanno dichiarato.

La settimana di azioni è iniziata lunedì scorso con una dichiarazione da parte dei membri della comunità LGBTQIA+ che lavorano presso la Walt Disney Company.

La lettera diceva: "Le recenti dichiarazioni della leadership della Walt Disney Company (TWDC) in merito al recente disegno di legge 'Don't Say Gay' del legislatore della Florida non sono state assolutamente all'altezza dell'entità della minaccia alla sicurezza LGBTQIA + rappresentata da questa legislazione".

"Ora dobbiamo agire per convincere TWDC a proteggere i dipendenti e le loro famiglie di fronte a tale fanatismo aperto e impenitente", continuava la lettera.

Le richieste alla Disney

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Gli scioperanti chiedono alla Disney di cessare le donazioni ai politici che sostengono la legislazione anti-LGBT. In più chiedono di fermare gli investimenti nello Stato della Florida, in cui la Disney sta costruendo un nuovo centro dove pare che molti lavoratori californiani verranno trasferiti.

Chi sciopera chiede inoltre che nessun dipendente venga trasferito in Florida e anche la garanzia che nessun dipendente che chiede di non essere trasferito in quello Stato venga licenziato per non aver accettato il trasferimento.

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