Disney, dipendenti indicono sciopero per gestione della legge "Don't say gay"

Spettacolo

Camilla Sernagiotto

Secondo quanto riportato dal magazine statunitense Variety, i lavoratori LGBTQ+ dell'azienda starebbero pianificando una settimana di scioperi in risposta a come è stata gestita da Disney la legge della Florida, quella che vieta di affrontare argomenti relativi all'orientamento sessuale e all’identità di genere se il target al di sotto di una certa soglia di età

 

I dipendenti LGBTQ+ di Disney starebbero pianificando una settimana di scioperi per protestare in risposta al modo in cui è stata gestita da parte dell'azienda la legge della Florida ribattezzata dagli attivisti come legge "Don't say gay".

Secondo quanto riportato dal magazine statunitense Variety, un gruppo di lavoratori avrebbe progettato uno sciopero della durata di sette giorni in cui i dipendenti che aderiscono alla protesta non presenzieranno al lavoro, sia in presenza sia virtualmente, per quindici minuti al dì, oltre che in uno sciopero finale "su vasta scala".

Il motivo per cui si protesta è per le modalità con cui Disney e il suo CEO Bob Chapek hanno gestito quello che allora era solo un disegno di legge della Florida, diventato poi legge approvata, detta "Don't Say Gay".

Ricordiamo che si tratta di una legislazione che vieta di affrontare temi di orientamento sessuale e identità di genere da parte di insegnanti ed educatori nelle scuole pubbliche, questo fino al terzo grado.

Lunedì 14 marzo l'account Twitter chiamato Disney Walkout ha pubblicato un messaggio in cui spiega che "i lavoratori LGBTQIA+ e i loro alleati della Walt Disney Company saranno solidali insieme nelle prossime settimane".

Il post si collega alla recente lettera aperta scritta in collaborazione con i membri della comunità LGBTQ+ della Walt Disney Company (tra cui Disney Corporate, Disney Television Animation, Lucasfilm, Pixar, Disney Media and Entertainment Distribution, Disney Streaming, Enterprise Finance, Enterprise Technology/ Sicurezza globale delle informazioni e Bento Box).

La protesta

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La settimana di scioperi che sarebbe in programma si collega alla protesta che già era stata messa nero su bianco nella lettera aperta firmata dai dipendenti Disney LGBTQIA+ e dai propri sostenitori, pubblicata nei giorni scorsi da Variety.

"Le recenti dichiarazioni della leadership della Walt Disney Company (TWDC) in merito al recente disegno di legge ‘Don't Say Gay’ del legislatore della Florida non sono state assolutamente all'altezza della portata della minaccia alla sicurezza LGBTQIA+ rappresentata da questa legislazione", hanno scritto i firmatari della dichiarazione. "In primo luogo, quelle dichiarazioni hanno indicato che la leadership non comprende ancora veramente l'impatto che questa legislazione sta avendo non solo sui membri dell’azienda nello stato della Florida, ma su tutti i membri della comunità LGBTQIA+ di Disney in generale e oltre. Anche se apprezziamo sicuramente la lettera di scuse di Bob Chapek, c'è ancora molto lavoro da fare".

Prima di presentare le loro richieste all'azienda, “al fine di riconquistare la fiducia della comunità LGBTQIA+ e dei dipendenti”, hanno aggiunto: “Come comunità, siamo stati costretti a una posizione impossibile e insostenibile. Ora dobbiamo agire per convincere TWDC a proteggere i dipendenti e le loro famiglie di fronte a tale fanatismo aperto e impenitente".

Il sito web con i dettagli per gli scioperi programmati

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L'account Twitter chiamato Disney Walkout ha pubblicato il collegamento a un sito web, ossia whereischapek.com.
Lì il gruppo ha delineato tutti i dettagli per gli scioperi programmati.
Gli scioperi sarebbero quindi incominciati nelle scorse ore, a partire da martedì 15 marzo, secondo quanto riporta Variety.

“Gli scioperi sono pianificati durante un periodo di pausa di 15 minuti e si terranno tutti i giorni dalle 15:00. alle 15:15 (rispetto al fuso orario dei dipendenti), fino a lunedì 21 marzo. Martedì 22 marzo, gli organizzatori hanno pianificato uno ‘sciopero su vasta scala’”, riporta il magazine americano.

Non è ancora chiaro quanti siano i dipendenti Disney che stanno prendendo o prenderanno parte alla protesta, sia in presenza sia a livello virtuale.
Gli organizzatori dello sciopero hanno aggiunto in una nota ai dipendenti che decidono di partecipare alla protesta quanto segue: "Sei protetto per agire durante le pause per gli scioperi quotidiani, ma lo sciopero su vasta scala … non è un'azione legalmente protetta. Prendi in considerazione la tua situazione prima di scegliere di partecipare”, hanno sottolineato gli organizzatori dello sciopero.

Per adesso la Disney non ha ancora risposto con un commento ufficiale.

“Da notare è che gli organizzatori dello sciopero sono separati dai vari gruppi di risorse per i dipendenti aziendali (BERG) e dalle organizzazioni Disney PRIDE, che si sono pronunciate nelle ultime settimane. In vista della protesta pianificata, il gruppo di risorse per i dipendenti LGBTQ+ ha notato sul canale slack PRIDE dell'azienda di non aver organizzato lo sciopero né elaborato l'elenco di richieste di accompagnamento”, scrive Variety.

Un'azione simile intrapresa dai dipendenti di Netflix

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Questa notizia della protesta da parte dei dipendenti Disney ricorda un'azione simile che alla fine dello scorso anno è stata intrapresa dai dipendenti di un'altra importante azienda del settore intrattenimento: Netflix.

Alla fine del 2021, centinaia di dipendenti e sostenitori transgender della piattaforma di streaming video si sono riuniti fuori dal quartier generale dell'azienda, a Los Angeles, al fine di attirare l'attenzione su quelle che erano le loro preoccupazioni a seguito del rilascio sulla piattaforma dello speciale The Closer dell’artista di stand-up comedy Dave Chappelle. Secondo i dipendenti di Netflix che si sono riuniti in protesta, lo show includerebbe battute ritenute transfobiche.

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