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Artico, lo scioglimento dei ghiacci mette a rischio il permafrost

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 10/1

2' di lettura

Ricostruendo i periodi in cui i terreni perennemente ghiacciati si sono scongelati in passato, i ricercatori hanno notato che questo fenomeno è spesso associato all’assottigliamento del ghiaccio marino durante l’estate 

I risultati di un nuovo studio, pubblicati sulle pagine della rivista specializzata Nature dal gruppo dell’università britannica di Oxford guidato da Gideon Henderson, indicano che la scomparsa del ghiaccio marino nell’Artico rappresenta una potenziale minaccia per il permafrost, il terreno perennemente ghiacciato caratteristico delle regioni più settentrionali della Terra. Tra questi due fenomeni, infatti, sembrerebbe esistere uno stretto legame. Ricostruendo i periodi in cui il permafrost si è scongelato in passato, i ricercatori hanno notato che questo fenomeno è associato all’assottigliamento del ghiaccio marino durante l’estate. “In passato il permafrost si è sciolto nei periodi in cui l’Artico era privo di ghiaccio in estate”, spiega il professor Gideon Henderson, autore dello studio e geochimico britannico. “Questa scoperta suggerisce che la prevista fusione del ghiaccio marino artico potrebbe accelerare lo scioglimento del permafrost che si trova in gran parte della Siberia”, prosegue l’esperto.

L’analisi delle grotte siberiane

Nel corso del loro studio, i ricercatori di Oxford hanno analizzato le grotte siberiane in cui in passato si sono formate stalagmiti e stalattiti grazie alla presenza di acqua allo stato liquido. I dati raccolti hanno permesso di stabilire che queste concrezioni calcaree sono cresciute solo nei periodi in cui il permafrost era assente e che i loro tempi di formazione coincidono con quelli in cui l’Oceano Artico era libero dal ghiaccio marino in estate. La conclusione a cui sono giunti gli esperti è che l’assenza di ghiaccio marino accelera il trasferimento di calore e umidità dall’Oceano all’atmosfera, determinando un incremento delle nevicate sulla Siberia nei mesi autunnali. Isolando il terreno dall’estremo freddo invernale, la neve fa alzare le temperature del suolo e destabilizza il permafrost. È per questo motivo che il permagelo è più a rischio nelle regioni con maggiore copertura nevosa. Sciogliendosi, il suolo perennemente ghiacciato potrebbe liberare l’anidride carbonica e il metano immagazzinati al suo interno, contribuendo notevolmente al riscaldamento globale e ostacolando il tentativo di molti Paesi di azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050. 

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