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Meno acqua e Alpi Giulie instabili: gli effetti dello scioglimento del ghiaccio perenne

3' di lettura

Secondo un nuovo studio italiano il riscaldamento repentino delle rocce sotterranee sulle Alpi Giulie sta provocando la riduzione dello strato di permafrost e renderebbe più probabili le frane 

Lo strato di roccia posto al di sotto delle Alpi Giulie si sta gradualmente riscaldando, un fenomeno che provoca lo scioglimento del permafrost e in futuro potrebbe portare a serie conseguenze sulle riserve di acqua e sulla stabilità delle stesse montagne. A lanciare questo allarme sono i ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dell’Università dell’Insubria, che in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Progress in Physical Geography: Earth and Environment spiegano ciò che sta accadendo in diverse aree carsiche di alta quota, soffermandosi sui possibili effetti di questi cambiamenti.

Roccia più calda scioglie il ghiaccio perenne

Il permafrost è lo strato più interno della roccia sotterranea caratterizzato solitamente da una temperatura costantemente sotto lo zero che garantisce la presenza permanente di ghiaccio. Proprio da questa parte di roccia derivano gran parte delle risorse di acqua presenti nel sottosuolo. I risultati del nuovo studio si riferiscono alle misurazioni effettuate nel 2014, quando l’improvviso riscaldamento della roccia situata sotto al monte Canin ha portato allo scioglimento di una parte del permafrost presente in una grotta della stessa montagna, che veniva monitorata da tre anni. Come spiegano i ricercatori del Cnr, lo strato roccioso sotterraneo è solitamente resiliente e tende a cambiare molto lentamente: questa modifica improvvisa “indica il fatto che la roccia ha ricevuto un calore superiore a quello abituale, per un lungo periodo di tempo”.

Riduzione riserve d’acqua e minore stabilità delle montagne

L’evento del 2014 notato dai ricercatori ha agito da spartiacque: da quel momento, il permafrost si comporta come lo strato roccioso più esterno, ghiacciandosi durante l’inverno ma scongelandosi poi ogni estate a causa di temperature superiori allo zero. In quattro anni, la superficie topografica del ghiacciaio sotterraneo della grotta del monte Canin si è ridotto di mezzo metro, un aspetto che secondo Renato Colucci del Cnr-Isnar “ha importanti ripercussioni sulle riserve d’acqua sotterranea, stoccate sotto forma di ghiaccio permanente, che caratterizzano le aree carsiche di alta quota come ad esempio le Alpi Giulie, ma anche estese aree delle Alpi austriache o svizzere”. La perdita di permafrost pone però anche un altro problema, vista l’azione legante esercitata dal ghiaccio sulle fratture tra le rocce: senza questa componente aumenta quindi il rischio di eventi franosi dovuti a una minore stabilità delle montagne. Nonostante manchi ancora una prova di correlazione diretta, negli ultimi anni si sono verificati sulle Alpi Giulie vari crolli di ampie porzioni di roccia. Inoltre, i ricercatori temono che anche la portata dei corsi d’acqua possa risentire della scomparsa di una parte del ghiaccio perenne sotterraneo. 

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