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Terremoti, un sistema per valutare in anticipo intensità delle scosse

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 10/10

4' di lettura

Lo hanno messo a punto, in fase sperimentale, due ricercatori del Servizio Sismologico Svizzero presso il Politecnico di Zurigo. Potrebbe essere utile per capire se un terremoto sia preludio di un evento ancora più violento o meno 

Un sistema a semafori che permette di capire con quasi totale certezza se un terremoto sia preludio di un evento ancora più violento o se si tratta già della scossa principale e sarà quindi seguito da eventi di intensità minore. Lo hanno messo a punto Laura Gulia e Stefan Wiemer del Servizio Sismologico Svizzero presso il Politecnico di Zurigo, in una scoperta che è stata al centro di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature’. Ad oggi riuscire ad avere queste certezze legate ai terremoti è impossibile, anche considerando il fatto che la maggior parte dei terremoti sono sempre seguiti da migliaia di scosse di assestamento, la cui frequenza e magnitudo si attenuano nel tempo. Tuttavia, in alcuni casi a un forte terremoto ne segue uno ancora più potente. Questo è ciò che è accaduto nelle sequenze di terremoti che hanno colpito l'Italia centrale nel 2016 o la California a luglio 2019.

I possibili vantaggi

Oggi però le cose potrebbero cambiare, grazie a questa sorta di 'semaforo' che ricorda quello utilizzato per le allerte sui vulcani o quello dei pronto soccorso. Una tale scoperta scientifica, dicono i ricercatori, avrebbe conseguenze di vasta portata per la protezione civile, consentendo decisioni più affidabili sull'evacuazione delle persone, consentendo agli operatori del soccorso di mirare i loro interventi e consentendo l'attuazione di misure per proteggere le infrastrutture critiche, come le centrali elettriche.

Il parametro al centro dello studio

Per determinare se una sequenza di terremoti stia piuttosto terminando o sarà seguita da un terremoto ancora più potente, i ricercatori hanno posto la loro attenzione su un parametro, il cosiddetto  'b value’, che caratterizza la relazione tra la magnitudo e il numero di terremoti. Le misurazioni di laboratorio mostrano che questo valore indica indirettamente lo stato di stress nella crosta terrestre. Nelle regioni sismicamente attive il 'b value' è generalmente vicino a 1, il che significa che ci sono circa 10 volte più terremoti di magnitudo 3 rispetto ai terremoti di magnitudo 4 o di intensità superiori. "Abbiamo analizzato le sequenze mondiali disponibili", ha detto Laura Gulia all'Ansa, "e scoperto che, dopo il terremoto di magnitudo massima, questo valore cambia, in particolare, aumenta. Questa proprietà, comune a tutte le sequenze analizzate, è alla base del modello di previsione che abbiamo elaborato: quando, dopo un evento di magnitudo superiore a 6, il b value non aumenta, ma resta costante o addirittura diminuisce, un evento di magnitudo superiore deve ancora accadere".

Il sistema di semafori

Gli esperti hanno dimostrato che il 'b value' cambia sistematicamente nel corso di una sequenza sismica. Per farlo, hanno esaminato i dati di 58 sequenze e hanno messo a punto un sistema a semaforo che indica cosa sarebbe successo dopo. Quando il 'b value' scende del 10% o più, il semaforo diventa rosso, suggerendo il pericolo acuto di un terremoto ancora più potente. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il 'b value' aumenta del 10 percento o più e il semaforo diventa verde, suggerendo una sequenza sismica tipica che svanisce gradualmente: questo è accaduto nell'80% delle sequenze esaminati dai ricercatori. Il semaforo poi diventa giallo quando il 'b value' aumenta o diminuisce di meno del 10%, il che significa che non è chiaro cosa accadrà dopo. Il sistema di semafori ideato dai ricercatori si è rivelato accurato nel 95% dei casi esaminati, si legge sul sito dell’ateneo svizzero. Il cambiamento osservato nel 'b value', in sostanza, ha svelato come si sarebbe sviluppata una sequenza, indicando se sarebbe seguito o meno un terremoto ancora più potente. Nonostante questo però i risultati ottenuti dovranno essere verificati esaminando altri dati prima che un tale sistema possa effettivamente essere utilizzato per la protezione civile.  

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