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Nasa, "l'isola che non c'è" fotografata dai satelliti. FOTO

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 dell'11/7

3' di lettura

E’ stata immortalata dai satelliti Landsat, dopo essere stata inghiottita dal mare. Si tratta di un vulcano di fango emerso nel 2013 vicino la costa del Pakistan durante un devastante terremoto

Si chiama Zalzala Koh, “montagna terremoto” in lingua Urdu, e si era formata dopo che un terremoto di magnitudo 7,7 aveva scosso il Pakistan occidentale nel settembre 2013, causando più di 800 vittime e facendo crollare al suolo oltre 21mila abitazioni. Nello specifico si tratta di una lingua di terra di forma ovale nata in una baia poco profonda vicino alla città portuale di Gwadar. L'isola era in pratica il prodotto di un vulcano di fango innescato dal terremoto. All’epoca i geologi dissero che la minuscola isola, alta 20 metri, larga 90 e lunga 40, non sarebbe durata a lungo essendo in balìa di onde e maree che l’avrebbero spazzata via.

Zalzala Koh non è del tutto sparita

In effetti, con il passare del tempo, le immagini dei satelliti acquisirono regolarmente immagini con tracce di fango e sedimenti che a poco a poco sporcavano l'acqua intorno all'isola. Alla fine del 2016, non rimaneva più molto terreno sopra la linea di galleggiamento. L’isola, in pratica, a causa dell'alta marea, era praticamente scomparsa. Ma non del tutto. Di recente infatti i satelliti della Nasa hanno dimostrato che Zalzala Koh non è completamente sparita. Nel giugno scorso Landsat (una costellazione di satelliti utilizzati per il telerilevamento che osservano la Terra) ha rilevato tracce di sedimenti presenti attorno alla base sommersa. Le immagini mostrano l'isola fotografata ad aprile e settembre 2013, novembre 2016 e aprile 2019.

Zalzala Koh (NASA)

Cosa sono i vulcani di fango

I vulcani di fango, specie lungo la costa del Pakistan, sono un sottoprodotto della tettonica delle placche. Come spiega l’Earth Observatory della Nasa, il processo nasce dall’affondamento che la placca araba sta subendo sotto la placca euroasiatica, misurata in alcuni centimetri all'anno. Questo movimento spinge i sedimenti morbidi sul bordo della placca euroasiatica e diventa un ingrediente chiave per la formazione di vulcani di fango. "Il rapido accumulo di sedimenti soffici ricchi di argilla lungo il bordo della placca euroasiatica, combinato con gli alti stress tettonici, provoca un forte accumulo di pressioni nell'acqua e nei gas intrappolati all'interno della roccia sedimentaria. Le pressioni del fluido diventano così grandi che i sedimenti ricchi di argilla sepolti sottoterra si comportano quasi come un liquido", ha spiegato Mark Tingay, geologo dell'Università di Adelaide. "Un vulcano di fango si forma quando le pressioni del fluido diventano grandi abbastanza da fratturare le rocce sovrastanti che stanno sigillando queste intense pressioni, permettendo ai fanghi e ai gas di esplodere in superficie".

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