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Tipi di vulcani, ecco come vengono classificati

Eruzione Stromboli (3 luglio): le immagini dall'alto

5' di lettura

Forma, attività eruttiva, pericolosità, ecco quali sono i criteri di classificazione e le categorie usate per descrivere i vulcani

Per capire meglio le notizie che riguardano i vulcani, e le espressioni come “eruzione di tipo stromboliano sull'Etna”, è utile sapere come vengono classificati e in base a quali parametri. Studiati fin dall'antichità – Platone ipotizzò un fiume di fuoco sotterraneo chiamato Piroflegetonte – la vulcanologia è scienza molto italiana, almeno nelle sue origini, e si è sviluppata in seguito alle eruzioni dell'Etna e del Vesuvio nel Settecento. Vediamo come funziona la tassonomia di queste formazioni geologiche.

I criteri

I vulcani sono classificati in base a differenti criteri. Innanzitutto per la forma che la crosta terrestre assume in corrispondenza della frattura da cui esce il magma. In base a questa distinzione esistono vulcani a scudo e a cono. Anche le tipologia di attività eruttiva li distingue, e qui le categorie principali sono due (effusiva ed esplosiva) con molteplici sottocategorie. Ultimi due criteri di suddivisione dei vulcani sono il loro stato – attivi, quiescenti e spenti - e la loro localizzazione, sulla superficie terrestre, sottomarina o extraterrestre. Procediamo con ordine.

Attività eruttiva

Sostanzialmente l'attività eruttiva di un vulcano può essere effusiva o esplosiva. Quella esplosiva prevede improvvisa e immensa fuoriuscita di ceneri, lapilli e scorie che raggiungono quote elevate e si depositano poi a distanze notevoli; il magma in questo tipo di eruzione è più viscoso e tende a raffreddarsi velocemente senza compiere grandi distanze. Quella effusiva prevede invece la fuoriuscita del magma senza fenomeni introduttivi, l'eruzione non è violenta e la lava, molto più fluida, percorre in genere grandi distanze prima di raffreddarsi.

Tipi di attività eruttiva

La descrizione del modo di eruttare dei vulcani è più varia e dettagliata della divisione appena spiegata. Ci sono almeno sei tipologie utilizzate e corrispondenti alle attività di specifici vulcani o aree vulcaniche del pianeta. Hawaiano e Islandese sono ad attività effusiva dominante, nel senso che tutte le eruzioni sono effusive; la differenza è che i vulcani hawaiani hanno forma di pozzo (caldera) mentre quelli islandesi di semplice frattura nella crosta; in entrambi i casi il magma è liquido.

L'attività stromboliana invece è prevalentemente effusiva, ma non mancano fenomeni esplosivi, ed è caratterizzata da eruzioni frequenti e regolari di magma. Il tipo Vulcaniano è invece prevalentemente esplosivo con emissione di nuvole di gas e ceneri; le esplosioni provocano spaccature nelle pareti del vulcano. Molto simile alla tipologia precedente il vulcano Vesuviano, con la sola devastante differenza che l'esplosione iniziale è enorme e spesso prevede la totale eruzione del materiale tutto in una volta. Infine c'è il tipo Peleano (dal vulcano La Pelee, in Martinica), che ha come il Vesuviano una gigantesca esplosione iniziale, solo che anziché avvenire dal cratere principale, in questo caso avviene da una parete del vulcano, facendolo collassare.

Forma

Il vulcano che tutti conosciamo è quello a cono, quello in cui intorno alla frattura della crosta terrestre si è accumulato nelle ere geologiche un edificio a forma conica frutto del materiale depositato nelle eruzioni. Sono a cono tutti i vulcani che hanno attività eruttiva esplosiva, dominante o prevalente; lo sono tutti i vulcani italiani e la maggior parte dei vulcani più famosi del mondo, come il Fuji, il Monte Sant'Elena, il Kilimangiaro e il Krakatoa.

L'altra categoria, detta a scudo, comprende invece formazioni originate da eruzioni effusive e liquide, in cui il magma scorre rapidamente e si raffredda più lentamente creando dislivelli decisamente inferiori rispetto a quelli a cono. Questi vulcani hanno l'aspetto di un grande scudo appoggiato a terra. Il più grande vulcano a scudo, che è anche il più grande vulcano terrestre, è il Mauna Loa, nelle Hawaii, che svetta di oltre quattromila metri sopra il livello del mare a cui ne vanno aggiunti altri cinquemila sottomarini, per un totale di più di novemila metri.

Pericolosità

La frequenza delle eruzioni e la data dell'ultima registrata determinano una ulteriore classificazione, molto importante per valutarne la pericolosità. Sono attivi quei vulcani che eruttano spesso, questo è dovuto al fatto che il condotto che porta il magma in superficie è aperto, non ostruito da formazioni geologiche. Sono attivi l'Etna, lo Stromboli e Vulcano, per citare solo quelli italiani. Si dice quiescente un vulcano a riposo che ha avuto eruzioni negli ultimi diecimila anni, come il Vesuvio.

Possono considerarsi spenti invece quei vulcani che non danno segni di vita – né eruzioni né fenomeni quali le fumarole – da più di dieci millenni.

Mare e spazio

L'ultima distinzione utile per distinguere i vulcani è relativa alla loro collocazione: sopra il livello del mare, sotto il livello del mare o fuori dal pianeta. I vulcani sottomarini hanno caratteristiche identiche a quelli di superficie, la differenza è che le fratture sono in fondo agli oceani e quindi il rilascio di magma e gas avviene in mare e non direttamente in atmosfera. Sono i più numerosi sulla Terra, e sono disposti in modo da formare le dorsali oceaniche. Anche nel Mar Tirreno ci sono vulcani sottomarini, il più grande è il Marsili, a nord delle Eolie, che coi suoi tremila metri tutti sott'acqua è uno dei più grandi d'Europa, ed è anche molto attivo.

Infine una menzione per il vulcano più grande del sistema solare. Si tratta del Monte Olimpo, su Marte. É un vulcano a scudo alto ventisettemila metri e dal diametro di seicento km, la caldera che ospita i crateri ha un diametro di circa settanta km.

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