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Descritto il più antico fossile dell’Homo Sapiens trovato in Eurasia

I Titoli delle 18 del 10/7

2' di lettura

I resti risalgono a 210.000 anni fa e dimostrano che l’uomo moderno ha lasciato l’Africa molto prima di quanto si ipotizzasse. La scoperta è stata resa possibile dai ricercatori dell’Università Eberhard Karl di Tubinga 

In Grecia sono stati rinvenuti i più antichi resti fossili dell’Homo Sapiens mai individuati in Eurasia: risalgono a 210.000 anni fa e dimostrano che l’uomo moderno ha lasciato l’Africa molto prima di quanto si ipotizzasse. Lo studio che ha reso possibile l’importante scoperta è stato condotto dai ricercatori dell’Università Eberhard Karl di Tubinga guidati da Katerina Harvati. Grazie ai loro sforzi è stato possibile descrivere i due fossili rinvenuti negli anni ’70 all’interno della grotta di Apidima, uno appartenente a un Homo Sapiens e un altro, risalente a 170.000 anni fa, a un Neanderthal. Entrambi sono molto danneggiati e ciò ha impedito ai ricercatori di fornire una loro descrizione accurata. Si chiamano Apidima 1 e Apidima 2 e consistono, rispettivamente, nei resti della parte posteriore del cranio e della regione facciale.

La ricostruzione in 3D dei fossili

Grazie a una ricostruzione in 3D dei due fossili, realizzata tramite le immagini catturate con la tomografia computerizzata, i ricercatori hanno scoperto che Apidima 2 appartiene a un Neanderthal, come sospettavano, e che Apidima 2 è di un antico Sapiens, come suggerisce la caratteristica forma arrotondata della parte posteriore del cranio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista di settore Nature.

L’importanza della scoperta

“La scoperta rivela che almeno due specie di uomini primitivi abitavano l'Europa sud-orientale circa 200.000 anni fa e solleva domande su ciò che è accaduto a questa popolazione di Sapiens", rileva il paleoantropologo Eric Delson, del Lehman College di New York. L’esperto spiega che alcuni fossili scoperti in Israele e risalenti al periodo compreso tra 500.000 e 90.000 anni fa documentano i primi esempi delle migrazioni dall’Africa dei Sapiens. Per Delson, Apidima 2 potrebbe essere una testimonianza delle dispersioni ‘fallite’, ossia degli spostamenti dei gruppi che hanno raggiunto il Medio Oriente e l’Europa sud-orientale, ma sono scomparsi poco dopo senza lasciare una discendenza. 

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