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Dalle piante all'uomo, stesso modo per percepire ossigeno

I Titoli delle 18 del 5/7

2' di lettura

Un team coordinato da ricercatori italiani ha scoperto nell’uomo la presenza di un enzima, simile a quello delle piante, cruciale per rilevare le carenze di ossigeno e far sì che i tessuti rispondano adeguatamente 

Separati da molte differenze, piante e animali, tra cui l’uomo, possiedono lo stesso sistema per percepire l’ossigeno. A determinare questa somiglianza sarebbero alcuni sensori molecolari praticamente identici sia negli umani che nei vegetali. La scoperta si deve a uno studio italiano coordinato da Francesco Licausi della Scuola Sant’Anna e Beatrice Giuntoli dell’Università di Pisa, che hanno collaborato con il ramo di Oxford di Ludwig Cancer Research. Come spiegano gli autori sulla rivista Science, che ha pubblicato il lavoro, la scoperta potrebbe aiutare a ottenere importanti progressi in ambito terapeutico per affrontare l’ipossia, ovvero la deficienza di ossigeno.

Nell’uomo scoperto nuovo sensore per l’ossigeno

In alcuni lavori precedenti, i ricercatori di Oxford e Pisa coinvolti nell’ultimo studio avevano già scoperto la presenza della proteina Hif1, un sensore presente in tutte le cellule, e di un sistema basato sull’enzima Pco nelle piante, entrambi adibiti alla percezione dei livelli di ossigeno, per dare modo alle cellule di adattarsi ai cambiamenti. Come spiegato da Pierdomenico Perata, professore di fisiologia vegetale alla Scuola Sant’Anna, nella nuova ricerca il team ha scoperto che “l’uomo, e probabilmente tutti gli animali, hanno un secondo sistema, aggiuntivo a Hif1 e basato sull’enzima Ado, identico a quello delle piante”. La conferma di questa somiglianza è stata dimostrata da una prova empirica, visto che l’enzima vegetale Pco è stato sostituito con successo da quello umano appena scoperto.

Perché è importante percepire l’ossigeno a disposizione

Come spiegano gli autori della ricerca, la percezione dell’ossigeno può essere alterata negli esseri umani da diverse malattie, tra cui i tumori. Se gli appositi sensori non lavorano correttamente, rilevando i cambiamenti ed eventuali carenze, ciò impedisce a cellule e tessuti di rispondere adeguatamente. Perata sottolinea infatti come sia le piante che l’uomo abbiano “necessità di sapere quanto ossigeno respirano e hanno a disposizione”. Grazie alle nuove scoperte del team italiano, che gettano nuova luce sui meccanismi che permettono ai sensori di svolgere questa funzione, saranno possibili interventi terapeutici per affrontare le condizioni di ipossia. Per Giuntoli, infatti, l’enzima Ado scoperto negli umani è un bersaglio “completamente nuovo per il trattamento farmacologico di disturbi tumorali e infiammatori”. 

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