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Una pioggia radioattiva ha 'salvato' la Terra favorendo la vita

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2' di lettura

Secondo nuove simulazioni dei ricercatori, gli elementi generati dall’esplosione di una supernova avrebbero impedito che il pianeta diventasse un enorme oceano inabitabile 

La Terra sarebbe soltanto uno sconfinato oceano ostile e inabitabile, fatto da un’alternanza di acqua e ghiaccio, se non fosse per l’esplosione di un’enorme supernova e la conseguente pioggia di elementi radioattivi. A svelare questo inaspettato scenario è una ricerca pubblicata su Nature Astronomy e realizzata da un team del Politecnico di Zurigo e dell’Università del Michigan. Effettuando alcune simulazioni al computer, i ricercatori hanno provato a osservare il processo di formazione dei pianeti all’interno del neonato Sistema Solare. Stando ai risultati ottenuti, sarebbe stata proprio la deflagrazione di una stella formatasi in prossimità del Sole a rendere possibile sulla Terra una superficie solida e un clima piuttosto mite.

‘Sliding doors’: l’altro destino della Terra



Inizialmente, il ‘Dna’ della Terra prevedeva tutt’altro rispetto a ciò che è accaduto in seguito. I blocchi rocciosi e ghiacciati che si generano all’interno di nubi di polveri e gas, dando vita all’embrione di un pianeta, avrebbero dovuto infatti portare alla formazione di un mondo ricoperto da un grande oceano, con un fondale costituito da un impenetrabile strato di ghiaccio. Esisterebbero infatti ancora oggi corpi celesti con queste caratteristiche, dovute al fatto che “nessuna enorme stella si trovava nelle vicinanze quando il sistema che li ospita si è formato”, come spiegato da Tim Lichtenberg, uno degli autori principali della ricerca.

Clima stabile e superficie solida grazie alla supernova

Secondo le simulazioni condotte dai ricercatori, un’enorme supernova sarebbe esplosa relativamente vicino alla Terra, che si stava formando. La pioggia radioattiva scaturita da questo evento, che conteneva elementi tra cui l’alluminio, avrebbe contribuito a rendere il pianeta molto più asciutto del previsto, rendendo possibile l’esistenza di processi geochimici come il ciclo del carbonio, cruciale per ottenere un clima più stabile e generare una superficie solida, condizioni che sono alla base della vita. Tuttavia il riscaldamento radioattivo da solo potrebbe non essere sufficiente a spiegare le caratteristiche della Terra, che secondo Michael Meyer dell’Università del Michigan è persino “più asciutta” rispetto ai modelli ottenuti dai ricercatori. Quel che sembra certo, tuttavia, è che le speranze umane di abitare la superficie terrestre sono legate a quella pioggia di materiale radioattivo che circa 4.6 miliardi di anni fa ha fatto evaporare parte dell’acqua che, altrimenti, sarebbe stata la regina incontrastata del pianeta.

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