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Bruciare i grassi, un contributo potrebbe arrivare dal caffè

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3' di lettura

Secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Nottingham bere una tazza di caffè può aiutare ad attivare il tessuto adiposo bruno, che brucia le calorie 

Nel caffè può nascondersi una sostanza capace di bruciare i grassi? Al momento non è ancora possibile dirlo con certezza, ma uno studio condotto dai ricercatori dell’Università britannica di Nottingham e coordinato dal professor Michael Symonds, ha dato qualche interessante risposta al quesito.

Uno studio pionieristico

Lo studio pionieristico, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, è uno dei primi a essere condotto sugli esseri umani per trovare componenti che potrebbero avere un effetto diretto sulle funzioni del tessuto adiposo bruno. Alla base c’è l’analisi dell’effetto di sostanze come la caffeina su staminali in grado di trasformarsi in cellule del tessuto adiposo bruno e sull’utilizzo di tecniche di diagnostica per immagini che permettono di visualizzare, attraverso camere termiche, la posizione e l’attività del tessuto stesso.
Il tessuto adiposo bruno (dall’inglese Brown adipose tissue o BAT), è uno dei due tipi di grasso presente negli esseri umani e in altri mammiferi. Considerato inizialmente ed erroneamente come una caratteristica esclusiva dei neonati e dei mammiferi che vanno in letargo, è invece presente anche negli adulti nei quali, sottolineano gli autori della ricerca, ha l’importante ruolo di riscaldare l’organismo bruciando calorie in risposta al freddo. La sua funzione è del tutto opposta a quella del tessuto adiposo bianco, che serve per immagazzinare le calorie in eccesso.

Dalle staminali agli esseri umani

Il team protagonista della ricerca ha cominciato con una serie di studi sulle cellule staminali per vedere se la caffeina stimolasse il tessuto adiposo bruno. Una volta trovata la giusta dose, si è poi passati al test sugli esseri umani per capire se i risultati fossero simili. Uno screening termico, che era stato precedentemente sperimentato, è servito a rintracciare le riserve di BAT nel corpo. La tecnica, non invasiva, ha permesso così di valutare la sua capacità di produrre calore.

I possibili utilizzi della caffeina

“In base ai nostri studi, sapevamo che il BAT si trova principalmente nella regione del collo, quindi siamo stati in grado di verificare cosa accade subito dopo aver assunto caffeina e vedere se questo servisse a rendere il tessuto adiposo bruno più caldo", ha detto il professor Symonds. I ricercatori hanno dunque valutato positivamente i primi risultati ottenuti e dovranno ora verificare se davvero la caffeina agisca come stimolo o se ci sia un altro componente che aiuti nell'attivazione del tessuto adiposo bruno. “Attualmente stiamo valutando anche integratori a base di caffeina per verificare se l'effetto è simile”, ha detto il professore statunitense. “Una volta avute le conferme del caso, ecco che la caffeina o una sostanza simile alla caffeina, da sola o insieme a quest’ultima, potrebbe potenzialmente essere usata come parte di un regime di gestione del peso o come parte del programma di regolazione del glucosio per aiutare a prevenire il diabete", ha concluso.

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