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Una misteriosa energia nel cuore della Via Lattea potrebbe condurre alla materia oscura

I titoli di Sky TG24 del 31/12/2019

2' di lettura

Un team del Mit ha applicato un nuovo modello per interpretare un eccesso di raggi gamma osservato nel centro della galassia: potrebbe avere origine nelle collisioni dentro una nube di materia oscura 

Il telescopio spaziale Fermi della Nasa ha individuato nuovi possibili indizi della presenza di materia oscura, proprio nel cuore della Via Lattea. Ad attirare l’attenzione degli scienziati è stata una strana fonte di energia costituita da un eccesso di raggi gamma. L’origine di questo segnale è in realtà ancora sconosciuta al momento, ma stando all’inedito modello utilizzato dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), che hanno visto i risultati ottenuti pubblicati su Physical Review Letters, l’energia rilevata potrebbe presentare una connessione proprio con la materia oscura.

Raggi gamma nella Via Lattea: l’ipotesi Pulsar

L’eccesso di raggi gamma che caratterizza il centro della Via Lattea è noto agli scienziati ormai da anni: si tratta di un surplus di energia che proviene da una regione sferica situata nel cuore della galassia e si estende in ogni direzione per circa 5000 anni luce. Nel 2015, un team composto dagli stessi ricercatori del Mit e dai colleghi dell’Università di Princeton aveva ipotizzato che tale fonte di raggi gamma potesse essere spiegata dall’esistenza di stelle di neutroni con emissioni regolari simili alla luce ripetuta di un faro, note anche come pulsar. Tuttavia, il nuovo approccio utilizzato per interpretare le osservazioni del telescopio Fermi porterebbe ad altre conclusioni.

L’energia legata alla materia oscura: ecco come

Secondo Tracy Slayter, tra i coordinatori del recente studio, il nuovo modello “apre le porte alla materia oscura”. I ricercatori ritengono infatti che l’eccesso di raggi gamma osservato dal telescopio della Nasa possa essere generato dalle collisioni che avvengono all’interno di una nuvola di materia oscura. Si tratta tuttavia soltanto di un nuovo punto di partenza per il team, che è ora al lavoro per “capire le ragioni dei risultati differenti ottenuti rispetto al passato”, spiega Slayter. La chiave per risolvere il mistero dovrà necessariamente arrivare da prove dirette che possano confermare quanto ipotizzato. 

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