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Cervello, scoperto da un italiano il recettore che regola il buonumore

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2' di lettura

Il neuroscienziato Graziano Pinna dell'Università dell'Illinois a Chicago ha individuato PPAR-alfa, in grado quando attivato di stimolare la produzione di allopregnanolone, un 'tranquillante endogeno’ 

Nonostante la ricetta della felicità sia ancora del tutto sconosciuta, la ricerca scientifica negli ultimi anni ha compiuto passi in avanti nello studio dei diversi ‘ingredienti’ che contribuiscono all’allegria.
Tra gli ultimi risultati ottenuti in laboratorio, il neuroscienziato italiano Graziano Pinna dell'Università dell'Illinois a Chicago ha individuato l’interruttore del buonumore.
Si tratta di un particolare recettore presente nel cervello, in grado, quando attivato, di incrementare la serenità, scacciando l’ansia e le paure.
La scoperta, in futuro, potrebbe rivoluzionare le terapie mediche attualmente utilizzate per combattere le fobie e le patologie associate a stati di irrequietezza, dando il via a una nuova tipologia di trattamenti.

Recettore scoperto in uno studio sui topi con PTSD

L’esperto, mentre impegnato in una serie di test sui topi di laboratorio affetti da disturbo da stress post traumatico (PTSD), ha scoperto quasi casualmente la presenza di un recettore in grado di stimolare la produzione dell’allopregnanolone, un 'tranquillante endogeno’.
L’interruttore del buonumore, descritto sulla rivista Biological Psychiatry, è PPAR-alfa, uno specifico recettore attivato dai fibrati, dei medicinali attualmente impiegati per combattere l’alta concentrazione di colesterolo nel sangue.

I risultati dello studio di Graziano Pinna

Analizzando le funzioni di PPAR-alfa, Graziano Pinna ha dimostrato che la sua attivazione comporta un aumento dell’allopregnanolone nell’ippocampo e nell’amigdala, le aree cerebrali associate all’ansia e alla paura.
"Abbiamo anche visto che farmaci in uso contro il colesterolo, come il fenofibrato, attivano il recettore e eliminano i tratti e i comportamenti ansiosi e della paura dei topi modello di PTSD”, spiega l’esperto italiano.
“Questi effetti terapeutici non si osservano in topi privi del recettore PPAR-alfa, segno che i fibrati agiscono proprio su tale recettore”.
Come suggerisce il neuroscienziato, la sua scoperta è potenzialmente preziosa per sviluppare nuovi terapie contro l’ansia, la depressione e il disturbo da stress post traumatico.  

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