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Parmitano in orbita il 20 luglio, 50 anni dopo la conquista della Luna

I Titoli delle 18 del 15/4

2' di lettura

A 50 anni esatti dall’impresa dell’Apollo 11, l’astronauta italiano partirà da Baikonur verso la Stazione Spaziale Internazionale, che comanderà per la prima volta durante la missione Beyond 

Per Luca Parmitano, il 20 luglio 2019 diventerà probabilmente un giorno impossibile da dimenticare. Non solo l’astronauta italiano partirà verso la Stazione Spaziale Internazionale, che guiderà per la prima volta in veste di comandante, ma lo farà in corrispondenza con il 50° anniversario dei primi passi umani sulla Luna, compiuti da Neil Armstrong e Buzz Aldrin proprio il 20 luglio 1969 durante la missione Apollo 11. Lo ha comunicato la Nasa, che ha annunciato una conferenza fissata per il 19 aprile al Johnson Space Center di Houston nella quale Parmitano, assieme ai colleghi Andrew Morgan e Alexander Skvortsov, entrerà nei dettagli della missione che lo attende.

Parmitano, spostata la partenza verso l’ISS

Inizialmente prevista per il 6 luglio, la partenza di Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), alla volta dell’ISS avverrà invece il 20 luglio 2019, a 50 anni esatti dall’approdo dell’uomo sulla Luna. Da lì avrà ufficialmente il via alla missione Beyond, che vedrà il siciliano e i compagni Morgan e Skvortsov, rispettivamente di Nasa e Roscosmos, impegnati in una serie di esperimenti che sfrutteranno innovative tecnologie come la robotica per raggiungere nuovi obiettivi dell’esplorazione spaziale.

Gli obiettivi della missione di Parmitano

Parmitano diventerà anche il primo italiano in assoluto ad assumere il comando della Stazione Spaziale Internazionale, dopo aver già partecipato alla missione Volare rimanendo in orbita per 166 giorni. Nel giorno che segna i 50 anni dall’impresa dell’Apollo 11, il cosmonauta di Paternò e i suoi compagni partiranno dal cosmodromo di Baikonur in Kazakhstan. Secondo quanto spiegato dalla Nasa, gli esperimenti a cui prenderanno parte i tre astronauti durante la missione serviranno “ad aumentare le conoscenze scientifiche riguardanti la Terra, lo spazio e le scienze fisiche e biologiche”, in modo da rendere possibile in futuro “esplorazioni umane e robotiche verso lo spazio profondo, compresi la Luna e Marte”. 

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