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Marte nasconderebbe riserve di acqua nel sottosuolo

I Titoli delle 13 del 29/3

2' di lettura

Secondo un nuovo studio, le strisce di sabbia bagnata che appaiono stagionalmente nelle aree equatoriali del Pianeta Rosso indicherebbero un sistema attivo di falde acquifere sotterranee 

Se le tracce rinvenute dei fiumi di Marte lasciano pensare ad un passato piuttosto ‘bagnato’, è possibile che tutt’oggi il Pianeta Rosso possieda risorse d’acqua non indifferenti nascoste sotto terra. È l’ipotesi fatta da due ricercatori dell’Università della California del Sud in un nuovo studio ripreso da Nature Geoscience, in cui si spiega come un curioso fenomeno osservabile periodicamente sulla superficie marziana possa suggerire la presenza di un sistema attivo di falde acquifere nel sottosuolo delle regioni equatoriali del pianeta. Si tratta dell’ennesimo lavoro riguardante la possibile presenza di risorse idriche su Marte, dopo la recente scoperta dei numerosi e antichissimi laghi che avrebbero bagnato il Pianeta Rosso circa 3,5 miliardi di anni fa.

Acqua sotterranea su Marte: l’ipotesi dei ricercatori

Abotalib Z. Abotalib e Essam Heggy, i due coautori del nuovo lavoro, hanno studiato per molti anni la presenza di acqua sotterranea nelle aree desertiche della Terra. A risvegliare l’interesse dei due ricercatori per Marte è stato il fenomeno chiamato ‘Recurring Slope Lineae’ (RSL), che consiste in alcune strisce di sabbia bagnata che appaiono stagionalmente sui pendii dei crateri marziani. Avvalendosi di immagini ad alta risoluzione ottenute dallo strumento HiRISE della Nasa relative al cratere Palikir, un’area del pianeta vicina all'equatore che ha ospitato il RSL in passato, gli studiosi avrebbero ipotizzato la presenza di alcune riserve di acqua salata situate a circa 750 metri di profondità. Secondo Heggy dunque Marte non sarebbe “idrologicamente morta”, ma possederebbe “un sistema attivo di acqua sotterranea che genera il fenomeno”.

Come arriva l’acqua sulla superficie marziana

Secondo quanto spiegato da Cnet, Abotalib sostiene che a causare il RSL sarebbero “meccanismi già osservati nel Sahara nordafricano e nella penisola araba”. Stando all’ipotesi dei ricercatori, su Marte l’acqua sarebbe spinta dal sottosuolo verso l'alto da una forte pressione, per poi emergere in superficie attraverso le fratture presenti. Le strisce bagnate osservate sono tipiche dell’estate marziana, poiché già durante l’autunno l’acqua congelerebbe impedendo così il fenomeno. Proprio la breve durata del RSL ostacola uno studio più approfondito dei processi che ne stanno alla base. I ricercatori sono ora al lavoro per trovare modi che permettano di mappare questi sistemi idrici sotterranei, ma secondo Heggy studiare l’acqua su Marte non è importante per garantire risorse che possano sostenere l’uomo, bensì per “capire come il nostro stesso pianeta stia evolvendo”.

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