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L’asteroide 2019 AQ3 non teme il Sole: è il più vicino mai osservato

Foto di archivio (ANSA)
1' di lettura

Scoperto il 4 gennaio, la sua orbita è più ravvicinata di quella di Venere e impiega solo 165 giorni per completare una rotazione completa attorno alla stella 

Si chiama 2019 AQ3 ed è l’asteroide più vicino al Sole mai osservato prima. La sua orbita è più ravvicinata di quella di Venere, il secondo pianeta più interno del Sistema solare, dopo Mercurio, e potrebbe essere il primo di molti altri corpi celesti simili che ruotano attorno alla stella a una distanza così ridotta. Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista Publications of the Astronomical Society of the Pacific da alcuni ricercatori del California Institute of Technology (Caltech), guidati dall’astronomo Quanzhi Ye, impegnati nel progetto di sorveglianza degli oggetti in transito vicino al Sole ‘Zwicky Transient Facility’.

Un’orbita singolare

Osservato per la prima volta il 4 gennaio dall’Osservatorio Palomar del Caltech, 2019 AQ3 completa in soli 165 giorni il suo moto di rivoluzione attorno al Sole, rispetto ai 225 impiegati da Venere, e misura un diametro di circa 1,6 chilometri, ma le poche osservazioni effettuate fino a qui rendono difficile stabilire con esattezza le sue reali dimensioni. Gli scienziati, però, affermano con certezza che al momento non rappresenta in alcun modo un pericolo per la Terra, nonostante la sua orbita sia molto differente rispetto a quelle di altri corpi celesti simili finora conosciuti, come quelli provenienti dalla Nube di Oort o dalla fascia di Kuiper, entrambe situate ai confini dei Sistema solare. “L’orbita dell’asteroide vicinissimo al Sole attraversa dall’alto al basso il piano orbitale del nostro sistema planetario”, ha spiegato Quanzhi Ye. “Abbiamo trovato un oggetto straordinario, che ci fa pensare che potrebbero esserci molti altri asteroidi come questo ancora sconosciuti nel Sistema solare”, ha concluso l’astronomo.

Il ruolo dell’Italia nella missione DART

Anche l’Italia gioca un ruolo di rilievo all’interno della missione Nasa DART (Double Asteroid Redirection Test), che vuole per la prima volta modificare l’orbita di un asteroide. In particolare, l’Agenzia Spaziale Italiana monitorerà, tramite la piattaforma SmallSat, realizzata nei laboratori torinesi di Argotec, gli effetti che deriveranno dall’impatto tra una sonda dell’agenzia spaziale americana e Dydimos, il doppio corpo celeste oggetto della missione, il cui inizio è fissato per il 2021.

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