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Stagioni astronomiche e meteorologiche: perché c'è differenza

L'inverno astronomico è iniziato con il solstizio dello scorso 21 dicembre (foto: archivio LaPresse)
4' di lettura

Per gli astronomi sono equinozi e solstizi a determinare la cadenza stagionale, mentre i meteorologi ragionano per trimestri e il passaggio da una stagione all'altra coincide con l'inizio e la fine dei mesi del calendario gregoriano. Le ragioni di queste discrepanze

Astronomi e meteorologi hanno due modi diversi di considerare le stagioni. I primi si basano sulle diverse posizioni della Terra rispetto al Sole, mentre i secondi ragionano per trimestri, facendo coincidere il passaggio da una stagione all'altra con l'inizio e la fine di un mese del calendario gregoriano. Ecco allora come si distinguono le stagioni astronomiche da quelle meteorologiche e i motivi alla base delle differenze tra le due metodologie.

Le stagioni astronomiche

Le stagioni astronomiche si alternano in base al ciclo degli equinozi e dei solstizi, che rispecchiano la posizione del nostro pianeta rispetto al Sole. Sia equinozi che solstizi, ricorrono due volte a testa nell'anno solare a sei mesi di distanza l'uno dall'altro. Gli equinozi sono i giorni dell'anno in cui il Sole si trova allo zenit dell'equatore terrestre: visto dalla linea equatoriale, l'astro diurno si trova in quei giorni in un punto della volta celeste unito alla Terra da un'immaginaria linea perpendicolare. Gli equinozi cadono a marzo e settembre segnando rispettivamente l'inizio della primavera astronomica e dell'autunno astronomico per l'emisfero boreale, dell'autunno e della primavera per quello australe. I solstizi, invece,  ricorrono quando l'inclinazione dell'asse della Terra rispetto al piano dell'eclittica (il cammino apparente tracciato dal Sole nel cielo durante l'anno) è al suo massimo o minimo possibili: cadono a giugno e dicembre segnando l'inizio dell'estate e dell'inverno per l'emisfero boreale e, viceversa, dell'inverno e dell'estate per quello australe.

Le stagioni meteorologiche

Al contrario degli astronomi, meteorologi e climatologi suddividono le stagioni in gruppi di tre mesi completi, in base al ciclo annuale delle temperature e al calendario gregoriano. Per cui l'inverno comprende dicembre, gennaio e febbraio, la primavera marzo, aprile e maggio; l'estate giugno luglio e agosto, mentre l'autunno meteorologico dura da settembre a novembre. La scelta di questa suddivisione ha principalmente ragioni statistiche. La forma ellittica dell'orbita terrestre, infatti, fa sì che le stagioni astronomiche abbiano una durata variabile tra gli 89 e i 93 giorni, come spiega l'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA). Questa discrepanza da un anno all'altro solleverebbe dei problemi nella formulazione di statistiche atmosferiche coerenti. I primi segnali dell'arrivo di una nuova stagione climatica, peraltro  cominciano a palesarsi anche due o tre settimane prima di equinozi e solstizi: una su tutte il cambiamento della disposizione di alta e bassa pressione che, semplificando, sono spesso sinonimi di buono e cattivo tempo. Per cui, ad esempio, anche se a livello astronomico il 20 febbraio e il 20 marzo fanno parte della stessa stagione, a livello climatico le configurazioni meteorologiche potrebbero risultare molto diverse, rendendo più complesse previsioni e comparazioni su base statistica.

Le stagioni del mondo

Le aree del pianeta con un clima temperato rimangono comunque quelle in cui stagioni astronomiche e stagioni meteorologiche tendono a sovrapporsi maggiormente. Nell'Europa centrale e meridionale, primavera e autunno sono piuttosto miti, rispetto a estati molto calde e inverni molto freddi: lo stesso accade, con variazioni dovute ad altri fattori, alle stesse latitudini in Asia e America, ma anche agli antipodi, in Africa e America Meridionale, così come in Nuova Zelanda. Nelle regioni a ridosso dei Poli esistono sotanzialmente solo due stagioni: una con giornate lunghe e temperature un po' meno rigide, un'altra con il predominio di freddo e oscurità, che tocca il suo apice nel solstizio d'inverno. Anche nelle zone tropicali si parla di "stagione umida" e "stagione secca", mentre a ridosso dell'Equatore la temperatura rimane costante per tutto l'anno.

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