Coronavirus, un robot potrebbe velocizzare l'analisi dei test sierologici

Scienze
Abb

Si chiama YuMi e può processare 450 campioni l’ora, automatizzando fino al 77% delle operazioni. Al progetto hanno lavorato Politecnico di Milano, Abb e Ieo

È stato messo a punto un robot collaborativo per i test sierologici, in grado di analizzare fino a 450 campioni l'ora. Si chiama YuMi ed è stato progettato al Politecnico di Milano in collaborazione con la società Abb e l'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo). Grazie alla sua efficacia YuMi sarà in grado di automatizzare fino al 77 per cento delle operazioni necessarie. Lanciato nel 2015, in questi anni il robot collaborativo di Abb si è fatto strada in diversi settori industriali e ora sarà impiegato per far fronte alla diffusione del coronavirus.

Cosa può fare YuMi

 

Cosa significa automatizzare gran parte il procedimento? Significa far svolgere a YuMi, spiegano gli esperti, le operazioni manuali necessarie per svolgere i test sierologici, come azionare la micropipetta usata per lavorare i campioni. Per ogni test effettuato su un singolo paziente, un tecnico di laboratorio deve azionare il pistoncino della micropipetta otto volte, vale a dire che il pollice umano deve fare circa 2 cm di corsa con una forza di 1,5 kg. Un movimento stressante e usurante. “Yumi -concludono infatti i ricercatori - aiuterà gli operatori a compiere azioni che, ripetute migliaia di volte, potrebbero provocare infiammazioni ai tendini della mano". Il test sierologico è stato messo a punto nei laboratori dell'Ieo di Milano dal gruppo dei biochimici, Marina Mapelli e Sebastiano Pasqualato, e dell'immunologa, Federica Facciotti, sulla base del protocollo elaborato al Mount Sinai di New York. Dell’automazione si è occupato Andrea Zanchettin, dottore di ricerca con esperienza nella robotica collaborativa e oggi professore associato al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

 

Com’è composto il robot?

 

Il robot collaborativo YuMi ha due braccia: sulla sinistra è montata la micropipetta, sulla destra ha una "mano" con due dita che serve a movimentare le piastre. Il tecnico riempie con il siero del paziente una piastra a pozzetti, fatta in modo tale che la componente proteica del virus, se presente, si attacchi alla plastica. Affinché il virus si leghi in maniera stabile alla plastica, è necessario un certo tempo di

incubazione. Poi la piastra va lavata dell'eccesso: YuMi si occupa proprio di questo passaggio. Un’operazione tra ripetere tre volte, per la quale impiega altrettanti minuti.

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