Sulle giganti rosse le macchie stellari sono più comuni del previsto

Scienze

È quanto emerso da un nuovo studio coordinato dal Max Planck Institute for Solar System Research, in Germania, che ha analizzato dati di un campione di 4500 giganti rosse ottenuti dal telescopio spaziale della Nasa Kepler

Sulle giganti rosse le macchie stellari sono più comuni del previsto. È quanto emerso da un nuovo studio coordinato dal Max Planck Institute for Solar System Research, in Germania, che ha analizzato dati di un campione di 4500 giganti rosse ottenuti dal telescopio spaziale della Nasa Kepler.

Proprio come le macchie solari presenti sulla stella più vicina alla Terra, quelle stellari sono più frequenti su quelle stelle, che come il Sole, sono nel pieno della loro fase evolutiva, in quanto la loro comparsa è determinata in parte anche dalla rapida rotazione della stella intorno al proprio asse. Ma come emerso dal nuovo studio, descritto nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Astronomy & Astrophysics, sono presenti in maggior misura rispetto a quanto previsto finora anche sulle giganti rosse, stelle ad uno stadio avanzato della loro evoluzione con una rotazione generalmente lenta. Kepler, infatti, ha rivelato la presenza di macchie stellari su circa l’8% delle giganti rosse osservate (370 su 4500). 

 

La scoperta nel dettaglio 

 

Perché anche le “lenti” giganti rosse sono coperte da macchie stellari? “Per rispondere a questa domanda abbiamo dovuto determinare quante più proprietà possibili delle stelle e metterle insieme per avere un quadro generale”, ha spiegato Patrick Gaulme del Max Planck Institute, coordinatore dello studio. 

Studiando queste particolari stelle ad uno stadio avanzato dell’evoluzione gli esperti hanno notato che la lunghezze d’onda della luce emessa da alcune giganti rosse cambia nel tempo, riuscendo a stimare il loro movimento.  

Sono così riusciti a dimostrare che sebbene siano generalmente più lente rispetto alle stelle più giovani, ce ne sono alcune che ruotano più velocemente. 

Ulteriori analisi hanno rivelato che il 15% delle giganti rosse più veloci fanno parte di un sistema binario, composto anche da una stella più piccola e meno massiccia. 

“In tali sistemi, le velocità di rotazione di entrambe le stelle si sincronizzano nel tempo fino a quando non ruotano all’unisono, come una coppia di pattinatori”, ha spiegato Gaulme.

 

Perché alcune giganti rosse sono così veloci?

  

La velocità “anomala” del restante 85%, secondo gli esperti, potrebbe trovare spiegazione in due diverse ipotesi. La prima, che sembra riguardare soprattutto le stelle con massa simile al Sole, e che siano diventati più veloci nella rotazione intorno al proprio asse in seguito alla fusione con un’altra stella o con un pianeta. La seconda, invece, è che abbiano avuto uno sviluppo evolutivo differente rispetto alle altre stelle e che non abbiamo rallentato il loro moto. 

“Complessivamente, dietro la comune caratteristica osservativa delle macchie in alcune giganti rosse troviamo tre gruppi di stelle in rapida rotazione, per ognuno dei quali la rapidità ha una spiegazione diversa. Non c’è quindi da meravigliarsi che il fenomeno sia più diffuso di quanto si pensasse in precedenza», sottolinea Gaulme”. 

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