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Artide: carbonio, mercurio e virus rilasciati da permafrost sciolto

Scienze
Immagine di archivio (Getty Images)

Lo scongelamento dello strato di ghiaccio permanente, dovuto al riscaldamento globale, favorirà la diffusione di sostanze tossiche e vecchie malattie: lo spiega una ricercatrice alla BBC 

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Lo scioglimento dei ghiacci dell’Artide sta contribuendo alla diffusione di sostanze altamente inquinanti, alcune delle quali risalirebbero addirittura al Pleistocene. Lo spiega un nuovo articolo della BBC contenente le rivelazioni di Sue Natali, una ricercatrice del Woods Hole Research Center, in Massachusetts, che ha osservato in prima persona gli effetti del riscaldamento globale nelle zone artiche, come ad esempio lo scongelamento del permafrost in Siberia e Alaska. Questi strati, ritenuti fino ad ora perennemente gelati, si stanno sciogliendo rilasciando, oltre ad antichissimi fossili, anche emissioni di metano, carbonio, mercurio tossico e malattie dimenticate.

Una “bomba di carbonio” nel permafrost

Come spiega Natali, si stima che nel permafrost siano contenute in totale circa 1500 miliardi di tonnellate di carbonio, il triplo di quanto conservato nelle foreste di tutto il mondo. A seconda di come l’uomo risponderà al cambiamento climatico e dei combustibili fossili bruciati, una quantità tra il 30 e il 70% del ghiaccio perenne si scioglierà, rilasciando quella che “la gente definisce una bomba di carbonio”. Il 10% di questo ordigno verrà rilasciato sotto forma di anidride carbonica, come se un nuovo stato entrasse direttamente al secondo posto nella classifica tra i paesi più inquinanti. Il carbonio contenuto nella materia organica sarà invece “rotto dai microbi, che lo useranno come carburante o energia, per poi rilasciarlo come CO2 o metano”, afferma Natali.

Dal riscaldamento globale anche virus ‘dimenticati’

Proprio del metano prodotto dai microrganismi sono già ricchi alcuni ‘stagni’ in Alaska creati dai crolli successivi allo scioglimento del permafrost, simile ormai “al formaggio svizzero”, che conterrebbe inoltre un’altra seria minaccia. Scongelandosi, il ghiaccio sta infatti rilasciando anche antiche patologie: è ad esempio il caso dell’antrace, che nel 2016 uccise un ragazzo e una renna nei pressi del circolo polare artico. In seguito, si scoprì che il virus proveniva proprio da una carcassa scongelata di una renna morta in seguito a un’epidemia di 75 anni prima. A completare il preoccupante quadro si aggiungono più di 1,6 milioni di tonnellate di mercurio tossico contenute nel permafrost che, a causa del suo scioglimento, sarebbero destinate a rientrare nella catena alimentare. Secondo Natali, tuttavia, c’è ancora margine di intervento attraverso le azioni della comunità internazionale mirate a ridurre le emissioni. “Dobbiamo mantenere ghiacciato più permafrost possibile”, conclude la ricercatrice.