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Il segreto dell'acidità dei limoni è lo stesso che colora i fiori

Scienze
Immagine di archivio (Ansa)

Diverse versioni dello stesso gene influiscono sull’asprezza degli agrumi o sulla colorazione delle petunie: grazie alla scoperta, si potrebbero ottenere nuovi frutti, regolandone il sapore 

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Grazie alla scienza, gli agricoltori potrebbero in futuro riuscire a regolare la dolcezza dei frutti prodotti da un albero, evitando così che una parte del raccolto venga scartato perché troppo aspro. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Amsterdam avrebbe infatti scoperto il segreto dell’acidità di arance e limoni, notando oltretutto una curiosità: il meccanismo in questione sarebbe lo stesso che contribuisce a colorare di blu i petali delle petunie. I responsabili di questo processo sono geni individuabili in molte versioni diverse sia nelle piante che producono fiori che in alberi quali le conifere.

Limoni aspri e fiori colorati: il gene ‘segreto’

Sapere in anticipo il sapore dei frutti prodotti da una pianta e essere eventualmente in grado di correggerlo rappresenterebbe per gli agricoltori un grande vantaggio. Potrebbe essere proprio questo uno dei traguardi raggiungibili grazie ai risultati, pubblicati su Nature, ottenuti dal team guidato dall’italiana Francesca Quattrocchio, che già in passato aveva condotto studi sull’argomento. I ricercatori erano già a conoscenza del fatto che l’acidità di agrumi come arance e limoni dipende da ioni di idrogeno elettricamente carichi che vengono ‘pompati’ nei vacuoli, piccoli organelli presenti nelle cellule delle piante. Restavano tuttavia da comprendere i fattori in grado di stimolare questo processo e rendere quindi i frutti più o meno amari: gli scienziati hanno risolto il mistero guardando alle petunie, dove alcuni particolari geni, PH1 e PH5, possono rendere più acidi i petali del fiore modificandone i colori. Come sottolineato da Quattrocchio, infatti, “i petali con vacuoli più acidi tendono a essere più rossi, quelli con meno acidità tendono più verso il blu".



Nuovi frutti e varietà di vino

Una volta identificato il meccanismo presente nelle petunie, i ricercatori hanno rivolto l’attenzione verso il ruolo giocato negli agrumi da quegli stessi geni, che si trovano anche in limoni e arance, seppur in una versione modificata. Analizzando dunque diverse varietà di piante di limone, è emerso come i geni citPH1 e citPH15 fossero in grado di regolare la produzione di proteine che contribuiscono a rendere più acidi i vacuoli e, di conseguenza, i frutti. Secondo Ronald Koes, marito di Quattrocchio e coautore dello studio, le scoperte ottenute potrebbero presto aiutare gli agricoltori a coltivare nuove varietà di frutta, sapendo in largo anticipo l’acidità del prodotto finale e permettendo, ad esempio, di modificare anche alcune caratteristiche dell’uva da cui ricavare vini dai sapori inediti e particolari.